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Dell’amore per la musica, la vita e l’umiltà  
Manuel Beltrame si racconta
11 Gennaio 2016
 

Ho incontrato Manuel a Varallo Pombia qualche mese fa, chiesi di raccontarmi della sua determinazione verso la musica, studio e passione che gli riempiono la vita e che mi sembrano ottimo augurio per tutti i giovani ad essere sempre pieni di progettualità nonostante la durezza dei tempi che stiamo attraversando. (Patrizia Garofalo)

 

 

La mia passione iniziò 6 anni fa, ora ne ho 26 e da allora mi sono sempre più sperimentato nello splendido e difficoltoso mondo della musica. Il mio primo approccio ai brani musicali è merito di mio padre fin da quando ogni volta che tornava dal lavoro, era solito inserire l’indimenticabile musica dei migliori brani italiani degli anni '60.

Il mio gusto musicale ebbe da quel momento in poi, col passare degli anni, dei grossi mutamenti, e mi avvicinai a molti generi musicali, primi tra tutti il Rock e la Musica elettronica. I miei due gruppi preferiti erano e sono tutt’ora i The Cure e i Depeche Mode, cui mi sono ispirato per alcuni lavori musicali tutt’ora in corso d’opera.

Ho iniziato a cantare per passione nei locali della mia zona, per divertirmi con il pubblico e poter esprimere i miei sentimenti, perché avverto il canto come espressione emozionale del mio vissuto. Ho scoperto abbastanza tardi la musica Jazz, genere e stile di vita, che ha profondamente cambiato la mia concezione musicale attraverso l’ascolto del chitarrista belga Django Reinhardt e del grande cantante tutt’ora in attività Kurt Elling. L’improvvisazione è il termine più adeguato per indicare tutte le caratteristiche di questo stile nato in America dagli afroamericani. La libertà di espressione nel jazz come in altri generi musicali, ha acquistato una notevole importanza, fino ad essere diventata un vero e proprio movimento sociale che ha influenzato ed influenza ancora oggi, nonostante la sua nascita nel primo decennio del Novecento, molti giovani ragazzi.

Il jazz per me è stato un colpo di fulmine, tanto da essermi iscritto alla Siena Jazz University, un corso triennale di laurea in canto jazz. Questo sogno l’ho cominciato a coltivare due anni e mezzo fa grazie a una brava e volenterosa docente di canto, da cui ho appreso la teoria e le pratiche basilari per prepararmi al test d’ingresso per l’ammissione. Durante la mia continua esperienza artistica, mi sono scontrato con un mondo nuovo, appassionante, carico di energie che andrò ad analizzare attraverso una visione personale che vuole offrire un aiuto a chiunque voglia affrontare un cammino di carattere musicale e, aggiungerei, di vita. Penso giorno dopo giorno a migliorare la vita cercando di complicarla il meno possibile e tenendo alla larga l’ambizione, che porta quasi sempre ad una gioia provvisoria dai “minuti contati”. Intendo dire che la vita non è una maratona in cui bisogna arrivare ad ogni costo primi per sentirsi realizzati in qualcosa, come invece detta la società consumistica contemporanea. Siamo tutti importanti alla stessa maniera, sia che siamo dei volti noti, sia che non lo siamo. Vedo purtroppo, intorno a me, molte persone tristi, che si abbattono dopo un esame andato male e che vorrebbero ricevere più attenzione da parte degli altri, chiudendosi cosi nella “prigione” dello studio, per essere i migliori come ci viene insegnato fin da quando siamo bambini, con frasi del tipo: “lui è più bravo di te”, “lui ha più giocattoli di te”, “mio figlio è già intelligente”, “devo farcela per sentirmi qualcuno” e cosi via. Bisognerebbe invece concentrarsi sul dare un significato all’ambizione, in maniera da trasformala in un vero e proprio scopo, ossia in un viaggio nel presente, accettando gli ostacoli, che la maggior parte delle volte ci auto-creiamo. Qui entra in gioco l’impegno, ossia la conquista di una vita carica di significato, una vita semplice, attraverso uno studio cosciente e finalizzato alla propria crescita spirituale perché è ciò di cui siamo fatti. Questa è la musica, un’arte antichissima, lo specchio della propria anima che si manifesta attraverso la libertà di espressione personale che viene donata agli altri con tanto di emozioni, e tutto questo va oltre al semplice “piacere al pubblico”.

Non voglio dire che il pubblico non sia importante, il musicista infatti è il contatto primario con esso e le critiche sono ben accette se fatte al fine di arricchire e migliorare un artista, ma sta all'artista trovare un proprio stile attraverso continui errori e “sconfitte morali” che hanno l'obiettivo di risvegliare la sensibilità alle discipline artistiche. Wayne W. Dyer infatti diceva che aver bisogno di essere approvati è come dire: “Vale più il tuo concetto su di me dell'opinione che ho di me stesso”. Ho la fortuna di studiare e di suonare in un gruppo musicale, il Joe Beltrame Cool Jazz, progetto avviato quattro anni fa da un mio caro amico pianista, il quale mi ha aiutato molto durante il primo periodo della mia formazione musicale. Abbiamo pure un sito in continuo aggiornamento, www.joebeltramecooljazz.com, con numerosi video sulle piattaforme di YouTube e Facebook.

Il teatro anche è una mia passione e lavoro con una bellissima compagnia amatoriale piemontese, il Tavolo 69. Stiamo preparando un nuovo musical dal titolo “Lorenzo” opera ispirata al priore di Barbiana, ossia a Don Lorenzo Milani; vestirò i panni di uno dei due preti della curia fiorentina e di uno dei ragazzi di Barbiana e saremo al teatro Coccia di Novara sabato 7 Maggio 2016 alle ore 21:00. Mi sono precedentemente esibito in questo teatro nei panni di Caifa col musical Jesus Christ Superstar progetto realizzato per un’associazione benefica.

La musica è il motore della mia vita, lo scambio di emozioni tra l'artista e la propria Sorgente, essa unisce i popoli e si può riassumere come essenza dell'anima che dona gioia nel cuore attraverso il racconto della propria vita. Tutto questo, però, può avvenire solo attraverso una profonda umiltà di cuore. Concludo con una frase di Voltaire: “Si comincia sempre con la semplicità, poi arriva la complessità, e per un'illuminazione dall'alto alla fine ci si converte di nuovo alla semplicità. È questo il percorso dell'intelligenza umana”.

 

Manuel Beltrame


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