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Valter Vecellio. Di Pietro, l’antagonista scelto dal regime 
PdL-PD: prove tecniche di unità nazionale. La R/esistenza radicale
30 Gennaio 2009
 

Che cosa ha detto, alla fine, di scandaloso e di riprovevole Antonio Di Pietro durante la manifestazione a piazza Farnese a Roma? Vediamo: «A lei che dovrebbe essere arbitro possiamo dire che a volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo… Il silenzio è comportamento mafioso e per questo voglio dire quello che penso». E poi quello striscione con la scritta «Napolitano dorme, l’Italia insorge», che qualche zelante funzionario di polizia ha fatto rimuovere.

I presidenti del Senato e della Camera sono insorti, sostenendo che «le offese al presidente della Repubblica sono offese a tutti i parlamentari e a tutti i cittadini»; che «è lecito e naturale il diritto di critica politica, ma questa non può travalicare il rispetto che si deve al presidente»… Esponenti del PdL e del PD si sono affrettati nell’esprimere solidarietà: da Fabrizio Cicchitto a Maurizio Gasparri, da Walter Veltroni, tutti censurano le critiche di Di Pietro; Luciano Violante si spinge a definire Di Pietro un eversore, e lo indica (ora! Buongiorno!) come dannoso per il centro-sinistra. La stessa presidenza della Repubblica in una nota, dopo essersi detta «totalmente estranea» alla vicenda dello striscione, definisce «del tutto pretestuose le offensive espressione usate dallo stesso Di Pietro per contestare presunti ‘silenzi’ del capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce».

 

Rileggiamole, allora, queste dichiarazioni offensive: «A lei che dovrebbe essere arbitro possiamo dire che a volte il suo giudizio è poco da arbitro e da terzo…». E in cosa consiste l’offesa? Nell’esprimere un’opinione, e in particolare che si crede non sempre arbitro il presidente della Repubblica? A Di Pietro si vorrebbe magari ricordare che il Quirinale non è “arbitro”, che non si tratta di una partita di calcio o un match di pugilato; il Quirinale più che arbitro è garante del rispetto del dettato costituzionale; e si potrà sostenere se qualcuno lo si ritiene adeguatamente “garante”, o no?

Quanto al silenzio, «comportamento mafioso» Di Pietro ha spiegato che non era riferito al presidente della Repubblica, quanto «a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti dello Stato». È possibilissimo che Di Pietro abbia cercato di metterci la proverbiale toppa. Ma per sapere: rimproverare al presidente della Repubblica di essere silenzioso, può essere irritante e infondato. Ma a chi rimprovera “silenzi”, la presidenza della Repubblica replica rispondendo che si interviene nella scrupolosa osservanza…? E chi si erge a difesa del Quirinale? I professionisti del silenzio, i corresponsabili e i complici quotidiani dello scempio del diritto e della legalità?

 

Ora non è che si vuole passare per dei difensori di Di Pietro. Si richiama l’attenzione su questo episodio che ha conquistato i notiziari TV e le pagine dei giornali perché è emblematico della situazione di regime che viviamo.

Il “dire” di Di Pietro è “passato” ed è stato “pubblicizzato” come meglio non si sarebbe potuto. Eppure alla fine, non è che abbia detto nulla di particolare; ma è proprio per questo suo dire “nulla” che viene accreditato ed “esibito”. Sono settimane e mesi che Di Pietro è un “prezzemolino” presente ovunque, si tratti di “Anno Zero” o di “Ballarò” o di altre trasmissioni di approfondimento politico; i telegiornali e i giornali lo indicano come l’antagonista. Un qualcosa di simile lo si fece con Fausto Bertinotti; anche lui venne accreditato e indicato come antagonista, opposizione di sua maestà, valorizzato per questo. Il nuovo Bertinotti si chiama Di Pietro: la sostanza non muta.

 

Contemporaneamente PdL e PD si accordano per una nuova legge elettorale che taglia le gambe ai cosiddetti partiti minori. Anche qui non ci uniremo al coro degli “sconsolati” che denunciano “il regime” sol perché viene loro preclusa una fettina di torta. I “piccoli” che oggi protestano erano parte integrante e consenziente del regime che oggi denunciano; e del regime non si pongono come antagonisti, chiedono semplicemente una “partecipazione” proporzionata al loro peso e consistenza.

 

La situazione dunque è questa: si costruisce un antagonista; e i due maggiori partiti si accordano per una nuova legge elettorale, ed è appena il caso di osservare che in questo paese sta diventando un’abitudine, quella di confezionarsi leggi elettorali alla vigilia della consultazione; anche questo dovrebbe essere materia di riflessione per giuristi e costituzionalisti; proprio per questo nessuno avrà nulla da ridire. Prove tecniche di un’unità nazionale che potrebbe rinnovarsi, con il pretesto di una gravissima crisi economica e di uno sfascio istituzionale, politico e morale che ormai appare evidente e innegabile.

 

Restano esclusi i radicali, al solito senza possibilità di poter comunicare e farsi conoscere. Marco Pannella, per esempio, in ogni sede che gli è consentita denuncia i silenzi gravi del presidente della Repubblica; ma il suo “dire” non deve essere conosciuto, viene silenziato, sfigurato; e così per ogni cosa che “puzzi” di radicale. Qui entra in gioco la R/esistenza radicale: la capacità di assicurare una durata che sia e dia la forma delle cose. La capacità di essere forza di governo contro i creatori dello sfascio. Conforta che il partito, i suoi iscritti e militanti sempre più stiano prendendo consapevolezza della situazione. Anni fa un Notizie Radicali titolava: “Regime più duro, impegno più forte”. Quel titolo sembra fatto per l’oggi.

 

Valter Vecellio

(da Notizie radicali, 29 gennaio 2009)


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