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Claudio Bizzozero. Della non sempre facile, né scontata, libertà
19 Settembre 2013
     

A Cantù (Co) la scorsa settimana c’è stato un raduno di Forza Nuova che ha scatenato le ire del PD contro il sindaco che ha autorizzato tale manifestazione.

Siccome il fatto è cronaca di questi giorni e ha acceso un aspro dibattito politico, ritengo possa essere spunto di riflessione anche per noi.

PD e amici hanno organizzato una contromanifestazione in città per bloccare il raduno e hanno messo alla gogna mediatica il sindaco di Cantù, seconda cittadina della provincia di Como con i suoi 40.000 abitanti...

Ecco la lettera del sindaco che spiega i motivi della sua scelta. (Paola Caspani)

 

 

Buongiorno.

Sono qui per portarvi un messaggio.

Di solito non leggo i miei interventi, ma in questo caso ho pensato che fosse meglio scrivere le cose che ho da dirvi, perché so che tutto quello che vi dirò sarà valutato parola per parola, ma anche perché quel che ho da dirvi non è solo il mio pensiero ma è l'opinione dell'intera amministrazione che qui rappresento e con la quale ho condiviso tutte le scelte che mi hanno portato fin qua.

Questo spazio pubblico vi è stato concesso in uso per tre giorni e vi è stato comunicato che per questo tempo sarebbe stato a vostra completa disposizione. Questo significa che voi non eravate tenuti ad accogliermi qui per ascoltare quello che vi sto per dire. Non eravate tenuti a farlo ma lo avete fatto e noi, pur sapendo che in questo modo rischiamo di sconvolgere ulteriormente tante persone che in questi giorni abbiamo già ampiamente sconvolto, vogliamo innanzitutto dirvi che riteniamo questo fatto, già in sé, una cosa positiva.

Arriviamo qui al termine di una settimana che è stata per tutti noi molto faticosa. Ciò nonostante, questa fatica ci ha portato a fare una cosa che mai avremmo immaginato: e cioè a riflettere profondamente su convinzioni che consideravamo indiscutibili.

Di fronte alla vostra richiesta, da semplici cittadini noi avremmo certamente risolto la questione in pochi istanti: “questa riunione va vietata, perché questa è una di quelle cose su cui non ci sono e non ci possono essere margini di discussione”. Il fatto invece di essere amministratori della nostra città ci ha costretto a riflettere in altro modo e questa riflessione la vogliamo condividere con voi.

Molte persone non accettano la vostra presenza in questo luogo, perché la considerano una provocazione ed un oltraggio ai valori fondanti della nostra Repubblica. Queste persone giudicano la nostra decisione di autorizzare il vostro utilizzo di questo spazio pubblico come una scelta gravissima e giudicano inoltre la nostra presenza, in questa sede, come un fatto intollerabile.

Noi comprendiamo questi giudizi, perché sappiamo bene che noi stessi, se non ci fossimo trovati nella condizione in cui siamo, avremmo reagito esattamente allo stesso modo. È molto difficile e faticoso andare incontro a chi è totalmente diverso da te, a chi tu giudichi inavvicinabile, e perciò anche noi in altre condizioni avremmo certamente scelto la via più facile e forse più normale, evitandoci questa fatica. Comprendiamo anche quanto sia altrettanto difficile e faticoso condividere scelte, come quella che noi abbiamo fatto oggi decidendo di venire qui, che escono dai binari delle ideologie e degli schemi consolidati, e che in più toccano corde così profonde dentro l'animo di ciascuno.

Ma noi siamo convinti non solo di aver correttamente applicato la nostra Costituzione, cosa per certi versi già di per sé rivoluzionaria, ma di avere anche fatto, in coscienza, una scelta giusta e coerente coi nostri principi ispiratori.

Siete oggi ospiti di una città che è orgogliosa di essere parte di un paese che riconquistò la sua libertà al termine di una lunga e sanguinosa guerra civile, nel corso del quale pagammo un prezzo altissimo in termini di sofferenze umane e di odi insanabili, che a distanza di tanti anni continuano a segnare profondamente la coscienza del nostro popolo. Questa terribile eredità storica, non ci ha consentito, nonostante il trascorrere degli anni, di comprendere un insegnamento che da essa avremmo invece dovuto trarre: e cioè che non è mai possibile risolvere i contrasti, i conflitti e le differenze di opinione, attraverso l'intolleranza, l'indisponibilità al dialogo o la contrapposizione violenta, ma che al contrario le guerre finiscono davvero solo quando si riesce ad affermare, nei fatti più che nelle parole, la sconvolgente forza rivoluzionaria dell'apertura nonviolenta, che consiste, innanzitutto, nel riconoscere l'umanità del tuo avversario.

La nostra Costituzione nacque dalle macerie fisiche e morali di allora e, proprio per questa sua dolorosa genesi, volle darsi un nuovo assetto istituzionale democratico e repubblicano, fondato sui valori intangibili della Democrazia, della Libertà e della Giustizia.

Voglio qui citarvi alcuni degli articoli più belli di questa nostra Costituzione:

l'articolo 2, che garantisce i diritti inviolabili della persona;

l'articolo 3, che stabilisce il principio della pari dignità di ogni essere umano;

l'articolo 10, che garantisce il diritto d'asilo;

l'articolo 11, che ripudia la guerra;

l'articolo 17, che riconosce il diritto di riunione;

l'articolo 19, che sancisce il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa;

ed infine l'articolo 21 che afferma che tutti, nel nostro paese, hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero.

È grazie a questi valori fondamentali, che voi tutti siete qui oggi e potete esprimere liberamente le vostre idee, a prescindere dalla condivisione o meno che di queste idee abbiano le autorità costituite, a partire da quella comunale, ed a prescindere dal fatto che queste idee possano essere considerate intollerabili.

Noi siamo convinti che questi valori debbano sempre essere difesi a qualsiasi prezzo e per questo, pur non appartenendo ad alcuna delle vostre organizzazioni, né condividendo minimamente la cultura, le idee, gli obiettivi politici e la storia a cui voi vi ispirate, abbiamo ritenuto nostro preciso dovere di garantire anche a voi, come a tutti, il diritto di esprimere liberamente il vostro pensiero.

Perché garantire la libertà di chi la pensa come noi è cosa fin troppo facile, mentre assai più difficile è invece garantire la libertà di chi la pensa diversamente, ma d'altro canto proprio questo è il primo dovere della democrazia.

Vogliamo concludere, dunque, questo nostro intervento, citandovi una frase di Rosa Luxemburg: «La libertà riservata ai soli partigiani del governo, ai soli membri di un unico partito – per numerosi che possano essere – non è libertà. La libertà è sempre e soltanto libertà di chi la pensa diversamente. Perché tutto ciò che vi è di educativo, di salutare e di purificatore nella libertà politica, dipende da questa condizione fondamentale e perde ogni efficacia quando la libertà si fa privilegio».

Grazie per l'attenzione.

Claudio Bizzozero

Sindaco di Cantù


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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
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