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Vetrina/ “Spietato e spensierato”, una poesia inedita di Skylar
Dipinti di Shimon Balicki (Roma, Museo Nazionale della Shoah)
Dipinti di Shimon Balicki (Roma, Museo Nazionale della Shoah) 
29 Maggio 2019
 

Che cos’è il male? La poetessa transgender Skylar, profuga dal Ruanda in Uganda, che nella sua breve esistenza ha subito in più occasioni crudeltà e abusi, ritrae con i suoi versi crudi – veri e propri blues del nostro tempo – il prototipo dell’aguzzino, dell’essere umano che ha perduto ogni traccia della sua umanità. Ma anche del politico corrotto e crudele, del potente che stritola il debole. Per il piacere perverso di farlo, per affermare un potere che non conosce la pietas umana o per ottenere vantaggi personali. Chi legge i versi di Skylar riceve subito una folgorazione e nella sua mente, nel suo cuore appare, come in una visione subitanea, un volto. Il volto “spietato e spensierato” di quella malvagità che chiama sé stessa compassione, bontà, solidarietà, generosità. Il male che attraversa la Storia, ma appare anche nelle vite delle singole persone, con la sua luce nera, la sua arroganza, la sua impunità. Colpiscono nel centro dell’anima, come frecce di verità, i versi di Skylar. (Roberto Malini)

 

 

Spietato e spensierato

di Skylar

 

Tu, ladro di felicità

Ladro di unioni

Ricordami il tuo nome

Ricordamelo, io non ci riesco.

Senza pudore e senza cuore

Spietato e spensierato

Non mastichi, ma ingoi

Non dai baci ma morsi.

 

Ovunque sollevi tempeste

Ovunque colpisci, lasci cicatrici

Quello che vuoi te lo prendi

E si spegne il sorriso a chi saluti.

 

Non sei il peggiore, sei oltre

Sulla schiena porti una spada

I tuoi nodi bruciano e fanno male

Tagli le teste, rompi le ossa.


Non parli, prendi semplicemente

I tuoi abbracci tolgono il respiro

Sei oscurità, il tuo nome è Male

Sei demoniaco e incarni la morte.


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