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Piero Cappelli: Pedofilia, Chiesa e censura. Perché?
13 Febbraio 2008
 

      

Oltre che giornalista, il sottoscritto, ha avuto nelle sue esperienze di vita anche diverse tipologie di discipline formative. Una tra queste – le altre le prenderemo in considerazione di volta in volta quando l’occasione ce ne darà modo è di avere una formazione psicologico-professionale come counsellor o counselor (professione d’aiuto psicologico), specializzato in campo transpersonale/spirituale.

E come tale ho voluto rispondere ad un articolo pubblicato sulla rivista cattolica Vita Pastorale edita dai padri Paolini.

Questi padri hanno difeso in quell’articolo la Chiesa dalle accuse mosse nel contesto della trasmissione di Santoro “Anno Zero”, senza però cercare di domandarsi il perché della presenza non indifferente di soggetti pedofili nell’ambito ecclesiale cattolico e come poter evitare che certi soggetti – con tali problemi psico-sessuali – possano continuare ad avere accesso a ruoli ecclesiastici.

E per tale motivo ho preso posizione. Ho inviato questo mio commento per email ai vertici di Vita Pastorale i quali si sono ben guardati – per ora (dal 26 giugno scorso) – di pubblicarlo, senza nemmeno rispondere ai miei messaggi e-mail in cui chiedevo risposta. Solo quando al terzo tentativo li ho tacciati di censori, allora si sono fatti vivi rispondendo senza firmarsi e adducendo la scusa che la pubblicazione non era avvenuta per «mancanza di spazio».

 

 

 

Al direttore di Vita pastorale - con preghiera di pubblicazione

 

Ho letto l’editoriale di Antonio Rizzolo su «Il rispetto della verità. Tutta intera», sul numero 7 di Vita pastorale. Come ho letto anche l’articolo di Introvigne e – da credente cattolico professante e praticante, ma in questo caso di counselor spirituale – vorrei esprimere delle mie considerazioni in merito all’argomento che poi non è solo la pedofilia, ma è “il sesso e la Chiesa cattolica” che poi riporta all’annosa questione tra “natura e cultura” che richiede un capitolo a sé ma dalla quale poi discende tutto il resto, comunque.

Non so quanti della gerarchia, del clero e dei laici cattolici condivida o meno le vostre difese (VP e Introvigne, altri) sulla ‘questione pedofilia’ in merito al filmato della BBC, mandato in onda dalla trasmissione di Santoro “Anno Zero”. Nessuno lo può dire. Forse un sondaggio anonimo e scientifico sarebbe interessante. Quelli fin’oggi realizzati non sono mai stati né a ‘difesa’ dell’istituzione, né dei singoli casi. Ma spesso l’informazione non è completa ed esauriente da ambo le parti: dei mass-media e degli interessati.

I problemi sessuali dentro la Chiesa ci sono sempre stati e sempre ci saranno: siamo uomini e donne e come tali con le nostre pulsioni controllate e non. L’importante è saperle affrontare con maturità, trasparenza, onestà umana: primo. Secondo, anche con amore cristiano per tutti. Ma per il primo livello umano occorre però avere degli ‘aiuti’ e delle ‘guide’ quando questa maturità, questa trasparenza e questa onestà vengono meno per più motivi. Per i secondi, bisognerebbe avere l’umiltà per riuscire ad amare il prossimo così com’è partendo dai limiti di se stesso facendosi accoglienti dello Spirito di Dio. E quando l’autoritarismo imperversa – anche in una struttura gerarchico-piramidale come è quella della Chiesa cattolica –, allora occorre un’autorità che in virtù della legge summa, l’amore, si faccia veramente servizio all’uomo, alla persona e alla verità-trasparenza.

Il filmato della BBC porta con sé tutti i limiti di uno spaccato contestuale a dei casi, a dei mondi; ma che però è molto significativo perché squarcia un velo che la Chiesa cattolica non ha mai saputo – fin’oggi – affrontare di petto, completamente, esaustivamente, per tutti: per se stessa, come comunità-popolo di Dio, né per il mondo che la guarda, l’osserva e la giudica, anche. Quindi, al di là delle responsabilità più o meno dirette o indirette di Ratzinger ieri come cardinale, e soprattutto oggi – al vertice supremo della Chiesa cattolica ci chiediamo come voglia il Papa affrontare il problema. Non solo arginando i casi che più o meno clamorosi sono usciti fuori e quelli che potranno uscire domani sempre con molto imbarazzo. E in quale modo, con quale metodo vorrà affrontare questo problema della pedofilia e dei disagi sessuali nella Chiesa.

Ha detto giusto mons. Fisichella: «Quei preti pedofili, non dovevano mai essere fatti sacerdote». Esatto. Ma questo non basta. Assolutamente. Occorre – e Fisichella ad “Anno Zero” non l’ha nemmeno accennato – come prevenire certe vocazioni pericolose. E non solo di preti pedofili, ma anche di preti omosessuali, di suore lesbiche, di clero sessuofobico o maniaci del sesso. La prevenzione si fa fin dall’inizio e la verifica costantemente lungo tutta la vita. Da quando il soggetto si presenta alla porta del monastero, del seminario, del convento. Nei programmi di formazione del clero, solo ora in questi ultimi anni sta entrando un poco la psicologia. Ma la psicoanalisi è ancora tabù ed il counseling non è quasi per niente conosciuto. E l’incidenza nella valutazione del ‘chiamato’ di queste discipline sono quasi da soprammobile. Perché? Si vuol dare maggiore importanza al discernimento del ‘maestro’ o guida spirituale ed anche del cosiddetto ‘confessore’, del rettore o priora, che spesso son ruoli un po troppo contigui ed anche accentrati. E a volte anche a rischio ‘complicità’, ‘direzionalità’... È in una nuova logica di valutazione collegiale, dove lo psicologo – non necessariamente credente o cattolico (come a Lourdes i medici che verificano sono non credenti…) – sappia tracciare professionalmente parlando una valutazione del soggetto. E la sua parola deve essere la prima discriminante a far continuare o a stoppare una vocazione che risulta essere ‘pericolosa’ per sé e per gli altri. Questo non dovrebbe riguardare solo il sesso. Ma pure il denaro, il potere in genere, il protagonismo, tutti quei disagi dello ‘spirito e della carne umana’ che condizionano e disturbano un processo di crescita armonioso ed equilibrato. Tutto quanto è condizione ‘nascosta’ o meno in seno all’individuo e che bisogna scoprire e correggere per far sì che al primo posto ci sia l’interesse precipuo della sua missione umana e vocazionale. E che i suoi ‘difetti’ possano essere corretti in un cammino di formazione e costruzione antropologico-psicologico-spirituale. Altrimenti bisogna chiudere e dire: “per noi non ci sono più le condizioni per proseguire in questo cammino vocazionale” e salutarlo nel suo bene.

Quindi il punto cruciale significa – prima di ammettere una persona ad un cammino vocazionale prettamente religioso-ecclesiastico – fare un training per studiare la personalità del soggetto che dice di avere una vocazione cattolica. Attraverso:

  1. L’accoglienza

  2. L’ascolto (psicologico/psicoterapeutico/counseling)

  3. Analisi interdisciplinare/inter-personale (più valutatori)

  4. percorso di maturazione antropologico-psicologico-religioso

  5. sintesi complessiva dei valutatori

Ci potranno essere delle diversità di valutazione. Ma questo non può bloccare né un cammino né un’espulsione: quel che conta è come il tempo e l’ampliamento delle competenze a più soggetti può dare serenità alla collegialità e al soggetto stesso che viene ‘indagato’ in rispetto a lui stesso e alla collettività che cerca guide e pastori seri e validi a tutti i livelli.

Dopo ciò, se c’è il via libera dei valutatori, allora la persona può iniziare il suo percorso di formazione più specificatamente e strettamente specialistico: come sacerdote, come frate, come suora, come diacono…senza per questo abbandonare il soggetto, ma dandogli dei continui riferimenti formativi a livello umano e psicologico così da arricchirsi sul fronte antropologico anche durante gli studi e la formazione specifica ecclesiastica. Senza mancare nelle varie verifiche.

Per quanti invece già sono in ‘servizio’ – si richiederebbe una ‘formazione continua’ che in parte si fa, ma come?, spesso non si verifica… occorre fare chiarezza e trasparenza: occorre uniformare delle verifiche interne agli ordini religiosi, alla diocesi, alle conferenze episcopali tali da seguire la persona nelle diverse tappe del suo cammino, specialmente per prevenire e saper affrontare i diversi disagi che possono essere incontrati. La verifica sia interna alla comunità originaria, ma anche – e soprattutto – in una realtà diversa da quella in cui uno opera e lavora e cresce e viene formato per dare modo di avere pareri diversi sul suo stato umano, emotivo, spirituale. E chi è colpito da disagi profondi e dolorosi, come la pedofilia ed altre forme patologiche, ma anche per chi ha disagi meno rilevanti, bisogna agire con un serio approccio interdisciplinare ed intersoggettivo di valutatori che dovrebbero essere sempre attivi e cambiati ogni pochi anni (circa cinque), in ogni diocesi o ordine religioso. I quali indicano luoghi e metodi di ‘correzione’ e tentativi di re-inserimento o di espulsione.

Per i casi di ‘carnalismo’ – ed in questi vorrei includere tutti quelli citati sopra (dal sesso al potere, a mammona…) – la Chiesa ufficiale gerarchica dovrebbe trovare la forza di affrontarli senza reticenze e senza vergogna, di fronte a se stessa – come popolo di Dio , sia di fronte al mondo. Espletando un amore-di-servizio “trasparente ed onesto”, all’uomo e alla donna del nostro tempo, come creature di Dio. Creature che hanno percepito dentro il cuore una donazione profonda di sé e di cui tutti debbono essere rispettosi. Per questo, viene loro proposto un percorso di valutazione per verificare la qualità e la consistenza della sua ‘chiamata’. Gli strumenti non mancano: dalle università ai centri, dagli specialisti agli studiosi, agli operatori di ogni genere. Il tutto all’insegna di una duttilità all’azione dello Spirito.

Basta avere la buona volontà e affidarsi al Signore, ma facendo uso di quanto Lui stesso ci ha donato negli strumenti umani per fare un sereno discernimento.

Allora, come cattolici non ci sentiremo più condannati, maltrattati, vituperati, calunniati. Ma saremmo certamente sereni di aver fatto il meglio per noi e per ciascuno. Alla luce del sole, di fronte a Dio e agli uomini.

 

26 giugno 2007

Piero Cappelli

counselor spirituale


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