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Opg. Una poesia per dire addio ai manicomi criminali e all'abbandono che hanno vissuto gli internati
26 Gennaio 2012
 

Il lavoro della commissione d'inchiesta iniziato a giugno 2010 ha visto ieri l'aula del Senato approvare la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari con un atto di civiltà e di dignità della politica, parlamento e governo insieme, eccezion fatta per la lega nord che ha preferito la demagogia della paura del criminale assassino in libertà.

La legge in realtà stabilisce un percorso di cura per chi accusato di un reato, condannato o prosciolto che sia, nella piena applicazione dei principi costituzionali del diritto alla salute e alla funzione rieducativa della pena, considerando altresì la necessità di salvaguardare la sicurezza della società laddove si prevede che, ove necessario, le strutture sanitarie abbiano anche una sorveglianza esterna.

Vorremo che la poesia che decidiamo di pubblicare di un ex internato di Barcellona Pozzo di Gotto sia solo un ricordo del passato, dell'abbandono del passato. (Donatella Poretti)

 

 

Anfora...

 

Chi potrà mai leggermi l’anima.

Chi saprà mai del mio dolore e della prigionia

nel fondo di un oceano.

Non sono che un’anfora nel fondo del mare,

costruita da un artigiano del tempo.

Ormai sbiaditi i miei colori,

il marmo e la creta, splendori d’ un tempo, corrosi!

Sono solo un ricordo di vecchie mani sane e prodighe d’ingegno;

solo un ricordo, perso in un tempo che scorre lontano, ormai…

Un antico splendore, però, ricordo: di tutti, allorquando nacqui,

sorrisi, elogi, auspici!

Ma l’acque malsane mi sprofondarono nella più buia lontananza dal sole.

Fui abbandonata in mare come un’inutile anfora ed ivi giaccio

conscio di ciò che fui un tempo.

Vorrei riemergere dal fango, ma più nessuno,ormai, serba ricordo di me.

La memoria si fa breve, il sole scompare dietro oscure nubi ,

tutto nasce per perire: come, un po’ per volta, la mia speranza.

Un giorno fui una bella anfora per mano di quel bravo artigiano!

Se solo le profondità si dissolvessero, svanissero,

forse qualcuno mi riconoscerebbe e potrebbe, magari con cautela,

dissetarsi ancora beandosi dei sorrisi d’allora,

oggi perduti in un profondo Nulla!

 

Nunzio Rosania – Luca Livieri


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