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I cammelli a Montevecchia
(foto di Luca Farina)
(foto di Luca Farina) 
07 Ottobre 2009
 

I cammelli, a Montevecchia… Lo so che è un’immagine assurda, ma è quella che il cervello mi trasmise, senza mediazione alcuna, quando venni a sapere che nel Parco del Curone stavano per scavare dei pozzi petroliferi. Mi voltai verso la valle e… vidi dei cammelli che pascolavano. Petrolio=cammelli, questa era l’uguaglianza fatta dalla mia testa che all’età dello shock petrolifero aveva dodici anni e perciò era assai influenzabile, ma, ritornato in me, chiesi subito maggiori informazioni ad uno sparuto gruppetto di persone, formato da un adulto e tre ragazzi, che raccoglievano firme contro la concessione dei suddetti pozzi. E a quel punto conobbi con più precisione l’imminente scempio. Era una giornata di giugno, e avevo appena terminato una splendida passeggiata tra le Piramidi di Montevecchia, tre colline scoperte dall’architetto Vincenzo di Gregorio nel 2001 che stanno dando adito a varie interpretazioni che dal geologico sconfinano nello spirituale, tanto da venire paragonate a quelle egiziane. Si trovano a Monte, frazione di Rovagnate (Lecco), e al di là della veridicità delle teorie, su cui non è mio compito giudicare, consiglio tutti i “miei” i milanesi di andarci, una delle prossime domeniche. Prendete la Usmate Velate, puntate su Montevecchia e in una mezz’ora scarsa ci arrivate. Non ve ne pentirete, perché lo scenario naturale che ritroverete assomiglia in tutto e per tutto alla tanto decantata campagna toscana. Un’oasi (oh, no, di nuovo i cammelli…) di pace e di verde, dove quel pomeriggio scoprii che volevano scavare dei pozzi petroliferi. Anzi, dovevano, perché gli australiani (!) della Po Valley e l’Edison avevano ormai tutte le carte in regola per farlo. La Regione, infatti, aveva già dato parere favorevole alle trivellazioni. E il governo (?) di Roma stava per farlo, con una votazione dei primi di luglio con cui avrebbe rifiutato a maggioranza una richiesta del Partito Democratico secondo cui, per un’attività di tale impatto, ci volesse il consenso degli enti locali (leggi Comuni) della zona. Il che, se ci pensate, ha dell’incredibile, perché significa che i cittadini non contano più nulla, e se qualcuno nel territorio di un Parco desidera innalzare un grattacielo, nessuno glielo può impedire. Purché abbia le carte in regola. E “quelli del petrolio” le carte in regola le avevano eccome, concesse da chi dovrebbe tutelare il nostro territorio, da chi del “bel paese di Lombardia” si riempie la bocca. Ma che, nei fatti, è disposto a svenderlo.

Firmai la petizione, ne presi alcuni fogli da distribuire a scuola, li riportai ai promotori dell’iniziativa (praticamente tutti i Comuni interessati) e mi preparai al peggio. Addio, scampagnate di sabato (di domenica la zona è troppo affollata) in quel di Montevecchia, in quel Parco del Curone dopo pare che il tempo si sia fermato. Un altro dei pochi luoghi quasi intatti rimasti vicini a Milano, distrutto. Come la bella Valsassina Assassinata di cui abbiamo scritto l’altra volta, come il parco Sud che sta per venire cementificato.

E invece, per una volta, forse la storia avrà un lieto ed inaspettato epilogo. Perché proprio la Po Valley e l’Edison, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, hanno comunicato di rinunciare al progetto. E il mio “forse” è più che altro dovuto ad un atto scaramantico, in quanto di questi tempi le belle notizie vanno prese con le pinze, tanto sono rare (tutto è bene quel che finisce bene, ma il problema è che “bene”, adesso, non finisce quasi mai…). Ma pare che abbiano davvero cambiato idea. E l’assurdo è che, ora, ci toccherà ringraziarli per questo. Cioè, prostrarci davanti a dei privati che volevano distruggere un ecosistema bellissimo, perché (forse) hanno deciso di non farlo. A loro, e non a chi avrebbe dovuto impedire, fin da subito, che questa maledetta idea dei pozzi petroliferi a Montevecchia potesse essere soltanto ipotizzata.

Ma attenzione, perché quelli che questa vergogna l’avrebbero benedetta, sono pronti a santificarne delle altre. Vigiliamo, milanesi, vigiliamo. E grazie, un immenso grazie a quelle poche persone che non si sono date per vinte. Resistere, resistere, resistere. Salùdi.


Mauro Raimondi



le piramidi di Montevecchia!

Qui l'album fotografico di Luca Farina


 
 
 
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