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Sergio Caivano. Il miracolo italiano del dopoguerra
31 Maggio 2021
 

Il miracolo italiano del dopoguerra non è casuale, ma dipende dal concorso di diversi fattori. I partiti accolgono una massa notevole di iscritti, sono strutturati con organismi a tutti i livelli: nazionale, regionale, provinciale. E ciascuna provincia si divide in molte sezioni, ciascuna con un responsabile. A scadenza di qualche anno tengono i Congressi nazionali, che nominano una direzione (o Comitato centrale) composto da persone di una certa preparazione politica e culturale. A sua volta, la direzione (o comitato centrale) nomina il segretario che rappresenta tutto il Partito. I comunisti hanno come leader Togliatti, politico consumato, che ha anche molto senso pratico: promette la rivoluzione socialista, ma quando i suoi, in occasione dell’attentato portatogli da Antonio Pallante, estremista di destra, sono pronti alla rivolta, perfettamente consapevole del fatto che l’Italia fa parte del blocco occidentale, dall’ospedale in cui si trova ricoverato lancia un messaggio di dissuasione, evidenziando il suo ritorno a breve alla vita politica. I socialisti scelgono Pietro Nenni come segretario. È un compagno con un passato di lotte condotte contro la borghesia e la conservazione, perseguitato dal fascismo ha subito l’esilio, il carcere, il confino. Non ha potuto studiare a lungo, ma è un autodidatta, scrive benissimo, è un grande oratore. Riconosce l’errore del fronte popolare del ’48, sottolinea la differenza esistente tra i comunisti ed i socialisti, riesce a portare la voce diretta dei lavoratori nei governi di centro sinistra, dando vita ad una serie di riforme strutturali e democratiche. Anche Giuseppe Saragat, costretto all’esilio, è uomo intellettualmente preparato, conosce i problemi internazionali. Dapprima sostiene i governi di centro, poi quelli di centro-sinistra. Della squadra fa parte anche Ugo La Malfa, democratico studioso ed appassionato. Su tutti, per lunghi anni, prevale la saggezza di De Gasperi, capo del più votato partito italiano, moderato ma non conservatore.

Ma c’è anche l’industria che spinge verso il progresso. Enrico Mattei diventa direttore dell’Eni. Capisce che l’Italia ha bisogno di energia, la cerca e la trova nella bassa pianura padana, ma non è sufficiente. Allora va a cercarlo nei paesi storicamente produttori, che da tempo estraggono petrolio per grosse società petrolifere americane, chiamate le sette sorelle, ricevendo in cambio le briciole. Mattei rompe lo schema, stipula rapporti di collaborazione alla pari. Ritornando da un viaggio in Sicilia verso casa, all’altezza dei dintorni di Pavia, l’aereo precipita e s’incendia. La morte di Mattei resta un mistero: incidente o sabotaggio? Anche l’industria privata si muove. Il bisogno di motorizzazione dei cittadini viene prima soddisfatto con la Vespa e con la Lambretta, ma poi la Fiat lancia sul mercato piccoli autoveicoli che i suoi dipendenti (ma anche altri acquirenti) pagheranno a rate, assecondando quel gran bisogno di libertà, anche nei movimenti, degli italiani.

In questi anni, per la creatività e la capacità di registi, attori e collaboratori, il cinema italiano esplode con una serie di proiezioni di assoluto valore, che daranno vita al neo-realismo. Tra i registi emergono De Sica, Rossellini; tra gli attori Anna Magnani, Sofia Loren, Vittorio Gassmann, Marcello Mastroianni, tanto per citare alcuni nomi. La letteratura lascia il segno con diversi autori di successo, da Moravia a Pavese, a Fenoglio, a Calvino, alla Morante. Il mondo intero ne risulta affascinato. Roma diventa un centro culturale ricercato, viene assalita da intellettuali stranieri ma anche da una massa crescente di turisti che ne apprezzano le bellezze storiche ed anche le genuinità della cucina italiana. Quanto sintetizzato si traduce in una crescita economica consistente, si parla di tassi giapponesi di sviluppo. L’Italia diventa la quinta potenza industriale del mondo! Poi, negli anni ottanta, con Craxi Presidente del Consiglio, addirittura la quarta!

Oggi c’è da chiedersi: riusciremo dopo la pandemia ad avere un processo di crescita così brillante?

 

Sergio Caivano


 
 
 
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