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In libreria/ Giuseppina Rando. “Girasoli di mare” di Patrizia Garofalo
Ambra Rizzati,
Ambra Rizzati, 'per Girasoli di mare' 
28 Aprile 2016
   

la corona rossa 
per la parola di porpora 
che noi cantammo al di sopra 
ben al di sopra della spina

Paul Celan

(da - Salmo - La rosa di nessuno)






Una sola nota, come basso continuo di una melodia barocca, accompagna Girasoli di mare, raccolta poetica di Patrizia Garofalo.

Una sola nota di sofferenza e di pianto, traslata dall’anima sua alla parola, alle pagine che evocano il dramma di un “mondo offeso”, quello dei migranti, vittime innocenti in fuga da guerre e carestie.

Girasoli di mare è il primo verso della poesia che conclude la silloge colma di risvolti veicolanti riflessioni esistenziali, civili, sociali.

Girasoli di mare

senza rifugio

radicati negli abissi

il buio dei fondali

trattiene gli ultimi fiati

in asfissia

di luce

la stessa “luce” che brilla e «soffia sulle ali / le ali di farfalla / quella di Terenzin... E allarga, allàrga / l’alba di memoria, fondandola vicino / al per sempre che si apre / in cime di specchi ripetuti…» – canto posto in esergo, tratto da Via crucis di Silvia Comoglio – a voler ricordare la circolarità del tempo e la ciclicità della Storia.

Come scrive Cecilia Rofena in Errore e finzione è anche compito della poesia «stabilire connessioni, creare un ordine nei frammenti dalla perdita, dai traumi e dai lutti della storia».

La voce della poesia, in verità, «…è tutto ciò che resta a chi non ha più nulla, quando è negato ogni diritto di espressione…»

Poesia, quindi, come memoria e testimonianza di verità storica.

Realtà che si scopre nel verso ove autore e lettore sono impegnati a ricostruire il significante nella circolarità di forme e segni tangibili del destino che intreccia storia collettiva, responsabilità personali e leggi fatte dagli uomini.

Visione realistica di avvenimenti con richiami fortemente icastici: …scendono / a coprire di vento / quanto resta della mattanza / convogli abbandonati / ustionati dall’arsura / attendono all’orizzonte / un sudario di stelle.

L’esuberante forza inventiva di Patrizia Garofalo, il suo linguaggio concreto, ora scolpito ora dipinto (…scomposti brandelli / affogano su spine innevate … su lacerti di pelle …) dà la misura della sensibilità e partecipazione alla tragedia più sconvolgente del nostro tempo:

versi come… parascenio vuoto / interrato / a scavar parole / nell’inferno dei viventi

e ancora come… pietosa onda / asciuga gli occhi del mare / ché non bruci / all’arsura inquieta / del distacco ...suonano e si percepiscono come il lamento accorato di un blues.

Un “fare poesia” che rivela, ad ogni pagina, nuove immagini e improvvise illuminazioni volte a concepire sensazioni umane in clima di sospensione tra realtà e pensiero (…arrampica il vuoto la luce / cerca il respiro del cielo…) con semantica lessicale legata alla fisicità: Senti / percepisci / t’inveri / all’alba / come d’estate il sogno

Molto interessante il procedere del libro che, anche se al primo impatto potrebbe apparire rapsodico, intento a seguire accadimenti e pensieri che vanno e vengono e s’incrociano, nella sostanza, si rivela ben costruito, fondato sulla centralità di un pensiero che sa farsi coscienza, coscienza civile soprattutto.

Un testo che rivela la complessità del nostro esistere e del nostro essere parte di una società il cui meccanismo di interrelazioni, talvolta, ci stritola.

La quotidianità dei “morti in mare” e il dramma dei sopravvissuti che bussano alle porte dell’Europa sono tutt’uno con l’originalità del testo poetico che nasce, appunto, da un dettato interiore, dalla capacità dell’autrice nell’ascoltare l’inudibile e nel vedere l’invisibile che non è sogno o lontananza, ma prossimità e vicinanza.

Mi pesano sulla schiena

tanti ultimi respiri

piango dalla bocca

lacrime impastate di sangue.

Versi calibrati, brevi, a volte ansimanti e convulsi, ma sempre improntati a limpidezza e incisività (mai tanto deserto confuse le rotte dell’esodo/ Si strinse più vicino la maglia del ferro / uncina la pelle // il mare si tinge di mattanza) pongono la poesia di Patrizia Garofalo tra le voci più originali e profonde della scrittura contemporanea.

Girasoli di mare, in modo singolare, testimonia l’onestà intellettuale dell’autrice, la sensibilità, l’amore per il prossimo, la sua passione civile.

Ed è proprio vero ciò che scrive Antonio Prete: …la poesia è sempre “poesia d’amore” perché è sempre caratterizzata dal sentimento… “tutto il resto è letteratura”.

 

Giuseppina Rando

 

 

 

Patrizia Garofalo, Girasoli di mare

Blu di Prussia, 2016, pp. 64, € 10,00


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