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“Una biblioteca a Cernusco: 50 anni di persone… 50 anni di storie” 
Intervista con l'autore Rino Cacciola
20 Febbraio 2016
 

Chi viene a cercare il libro di cui ha sentito parlare la sera prima in televisione.

Chi vuole leggere un quotidiano o ritagliarsi un suo spazio di tranquillità per studiare.

Chi cerca un film in dvd o desidera sentire un c d.

Chi ci lavora...

Una biblioteca, innanzitutto, è un luogo fatto di persone. E quindi, di storie da raccontare. Questo, il principio da cui è partito il regista Rino Cacciola per il suo documentario Una biblioteca a Cernusco: 50 anni di persone… 50 anni di storie, commissionato nel 2015 dall’Assessorato alle Culture del Comune di Cernusco sul Naviglio in occasione del compleanno della biblioteca “Lino Penati”, un mezzo secolo di vita portato benissimo.

Direttore della fotografia di documentari trasmessi da celebri programmi televisivi come Geo&Geo o Alle falde del Kilimangiaro e collaboratore di un’importante agenzia, regista teatrale e cinematografico, attore allievo del compianto Renzo Casali alla Scuola Europea di Teatro e Cinema di Milano e di Michael Margotta (membro del mitico Actor’s Studio), Rino Cacciola è anche produttore e fondatore dell’Associazione Casa degli Zotici (nome ispirato ai Clowns del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare).

Lo abbiamo incontrato a Cernusco, dove vive e lavora.

 

Un documentario “autorale” su una biblioteca della durata di 98’: una bella sfida, non pensi?

Direi che il film è autorale per il semplice fatto che, nonostante le difficoltà del tema, si è deciso di farne un lungometraggio. Ho creduto al lungometraggio per due motivi: la volontà di raccontare il lavoro del bibliotecario, non con un semplice elenco di informazioni, ma trasformando alcuni bibliotecari in veri e propri personaggi in cui lo spettatore potesse immedesimarsi. Poi quella di associare alla biblioteca il ruolo di contenitore di storie a cui le persone si rivolgono, contenitore che oltre alle tante storie di libri e film contiene anche tante persone, le quali, una volta stimolate dal desiderio di raccontarsi, diventano anch’esse storie. Da qui, il titolo del mio lavoro.

 

Perché hai voluto inserire dei cenni ad alcuni personaggi storici di Cernusco come Ambrogio Uboldo?

La scelta di raccontare la biblioteca attraverso un film mi ha portato a cercare quegli elementi che rendono questa biblioteca diversa da tutte le altre. Così allargare l’argomento biblioteca civica al territorio cernuschese mi è sembrato abbastanza naturale. Il tentativo è stato quello di fondere il più possibile le due ambientazioni in modo da ottenere una sorta di unica identità culturale legata al territorio.

 

Nel documentario appaiono diverse persone, tra cui i lavoratori della biblioteca intenti alle loro mansioni, scrittori e autori di conferenze, un utente 86enne, la figlia adottiva del mai dimenticato Roberto Camerani, famoso a Cernusco per un libro in cui ha raccontato la sua esperienza nel campo di concentramento di Ebensee. Come li hai scelti?

I personaggi di un documentario non sempre possono essere scelti a priori, spesso si presentano spontaneamente e l’autore deve solo favorire la loro narrazione. Ho cercato di far sentire le persone riprese a loro agio per ottenere la loro fiducia nel mostrare davanti alla telecamera alcuni momenti di sincera emozione che potessero coinvolgere anche lo spettatore. Nel caso dei bibliotecari ho scelto di rendere la mia presenza molto familiare seguendo il loro lavoro ogni mattina nel corso delle sei settimane di riprese in biblioteca. Così facendo ho constatato che, in molti casi, potevo parlare con le persone attraverso la videocamera senza che questa diventasse motivo di inibizione o chiusura.

 

La fotografia è stata molto apprezzata...

Mi sono impegnato molto a descrivere il territorio attraverso immagini che fossero efficaci ma non banali. Il rischio era creare un effetto cartolina dando importanza all’aspetto estetico ma non a quella narrativo. Così ho pensato di raccontare Cernusco sul Naviglio con delle time-lapse realizzate in diversi momenti della giornata, dall’alba al tramonto. Alcuni soggetti (Villa Alari, il Naviglio, il Vichingo) sono stati poi presentati nelle diverse condizioni di luce in modo da creare un filo conduttore nel corso del film. Altri stimoli narrativi ho cercato di crearli usando il colore rosso e facendo delle riprese dalla bicicletta.

 

Come ti sei regolato per la musica?

Come la fotografia anche la musica è fondamentale per il coinvolgimento dello spettatore. Ho scelto le musiche di due autori che amo molto: Joshua Otto e Chris Zabriskie, che montate con le immagini mi hanno permesso di ottenere due effetti molto diversi. La prima ha un ritmo trascinante, molto evocativo alla Hans Zimmer, mentre la seconda è minimalista ma, proprio grazie alla sua semplicità, mostra una grande forza magnetica. L’alternanza dei due stili musicali in abbinamento alle immagini di Cernusco permette di dare diversi sensi narrativi al racconto della cittadina.

 

Tra le tue passioni c’è anche il teatro…

Sì, da diversi anni mi occupo, oltre che di fotografia e di video, anche di teatro e realizzo delle regie con attori non professionisti, lavorando molto sulla verità delle emozioni e dei pensieri dei personaggi. Può sembrare forzato creare un ponte tra il teatro d’attore e le interviste in un documentario ma il criterio che mi ha fatto scegliere cosa inserire nel film partendo da diverse ore di girato è proprio il senso di verità espresso dai soggetti coinvolti. Quello che mi interessava era mostrare i personaggi del film attraverso il loro coinvolgimento emotivo che, al di là delle parole utilizzate, riuscisse a raccontare la loro storia in modo molto più efficace e vero.

 

 

Una biblioteca a Cernusco: 50 anni di persone… 50 anni di storie, dopo la prima visione pubblica del novembre scorso alla presenza del sindaco di Cernusco sul Naviglio Eugenio Comincini e dell’Assessore alle Culture Rita Zecchini, sarà riproposto il 18 marzo prossimo in occasione della festa di San Giuseppe.

Un’occasione da non perdere per tutti quei cernuschesi che vogliono sapere di più riguardo a una realtà culturalmente così importante per la loro cittadina, ma anche per chi vuole gustarsi un vero e proprio film ricco di belle immagini, racconti e momenti emozionanti.

Saludi

 

Mauro Raimondi

 

 

Trailer del film di Rino Cacciola

 

 


 
 
 
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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
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