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Chiara Accogli. Cartografia e informazione quotidiana 
La carta come “medium” tra le società e il loro territorio
Fig. 1
Fig. 1 'La Repubblica', 7 Aprile 2009, p. 10 
05 Giugno 2015
   

Dalla carta geografica quale semplice immagine oggettiva dei fenomeni spaziali a un sistema rappresentativo per costruire l'immagine dell'Altro; si riflette sul ruolo comunicativo delle rappresentazioni cartografiche pubblicate nei quotidiani per suggerire un atteggiamento critico del lettore nei loro confronti.

 

 

Nell'ambito del filone di studi che prende il nome di Critical Geopolitics (Antonsich, 2001) e in particolare di quel percorso di ricerca che vede la metodologia decostruzionista applicata alla cartografia, possiamo analizzare le immagini cartografiche pubblicate dalla stampa quotidiana in merito ai terremoti che hanno colpito L'Aquila (2009) e Haiti (2010).

Brian Harley, con l'articolo Deconstructing the map (1989) ha contribuito a tracciare una nuova dimensione della cartografia e dell'interpretazione del “testo” cartografico, sottolineando il legame tra la carta e il contesto sociale nel quale viene prodotta. La rappresentazione cartografica non è mai stata uno strumento di conoscenza autonomo e oggettivo, e non può essere considerata al di sopra delle politiche che riguardano la costruzione e il controllo del sapere.

La nozione di decostruzione viene definita come una sorta di password per accedere al progetto postmoderno che vede il superamento della presunta relazione tra realtà e rappresentazione. In particolare, si mette in evidenza come persino le carte ‘scientifiche’ siano un prodotto non soltanto “delle regole figlie dell'ordine geometrico e razionale” ma anche “delle norme e dei valori appartenenti all'ordine sociale” (Harley, 1989).

La questione centrale che pone Harley riguarda il processo attraverso il quale la carta è finalizzata a rappresentare i luoghi. Infatti la decostruzione impone di leggere la carta per scoprire i silenzi e le contraddizioni che mettono in discussione l'apparente onestà dell'immagine prodotta. Di conseguenza la cartografia, come l'arte, deve essere considerata un modo assai particolare di guardare al mondo.

 

È in questo contesto che, a distanza di poco più di un decennio e in territorio italiano, si inserisce l'analisi di Enrico Squarcina (2006) in merito all'immagine dell'Afghanistan, trasmessa dalle rappresentazioni cartografiche pubblicate dal Corriere della Sera e dal Sole 24 Ore dal giorno seguente all'attentato alle torri gemelle sino alla caduta del governo dei talebani di Kabul (2001). Le carte in questo contesto hanno assunto un ruolo ben più attivo di quello di semplice supporto alla notizia contribuendo alla costruzione narrativa delle motivazioni, dei protagonisti e delle vicende. Lo scopo del lavoro è quello di far riflettere sul ruolo comunicativo delle rappresentazioni cartografiche pubblicate sui quotidiani e di stimolare la coscienza della necessità di assumere un atteggiamento vigile e critico nei loro confronti, soprattutto perché questo mezzo di comunicazione si è ritagliato uno spazio sempre più ampio all’interno della stampa periodica, commentando e contribuendo a costruire “notizie” riguardanti quasi ogni tipo di avvenimento, dalla politica internazionale all’economia, dagli avvenimenti religiosi, a quelli sportivi, dalle catastrofi naturali ai fenomeni sanitari.

Il metodo di analisi consiste nello “smontare” le carte per poterne analizzare le singole componenti. Punti, linee, superfici, simboli verbali, elementi numerici, simboli dinamici, titoli, elementi iconografici, cartigli esplicativi e didascalie, sono presi in considerazione come elementi del linguaggio cartografico per valutarne la coerenza, la correttezza e l’efficacia, con l’intenzione di non giudicare la conformità agli standard stabiliti dalla comunità dei cartografi, ma considerandoli elementi retorici. Squarcina, con questo metodo di analisi, ritiene che uno dei risultati più significativi della riflessione consista nell’aver constatato la validità del procedimento seguito, per cimentarsi nell’analisi critica del linguaggio cartografico popolare preso a sé stante o come elemento del più ampio linguaggio giornalistico.

 

Sulla base degli studi citati possiamo leggere i due eventi sismici de L'Aquila e Haiti attraverso le 55 carte pubblicate in Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa nelle settimane immediatamente successive ai terremoti.

Procedendo con un'analisi per temi emerge che per L'Aquila si possono individuare sette grandi temi – il reportage, la scienza, il confronto storico, le conseguenze, i soccorsi, la ricostruzione, la sicurezza - mentre Haiti si limita ai primi cinque temi appena elencati.

I titoli, per la loro importanza comunicativa sono i più diretti, i più letti e i più evidenti nell'informazione scritta come per quella cartografica. I punti chiave dell'analisi sono: il tono del linguaggio che evidenzia un effetto di personalizzazione per L'Aquila e di drammatizzazione per Haiti; il giudizio espresso in sintesi dall'occhiello dell'articolo e la corrispondenza del titolo dell'articolo e della carta, posti nella stessa pagina. Notiamo infatti nel sisma italiano, uno stretto legame semantico tra il titolo della carta e il titolo dell'articolo, che si evince in particolar modo nei temi “La ricostruzione” e “La sicurezza” e che sarà presente per Haiti solo in un secondo momento, ne “Le conseguenze”. Per entrambi la corrispondenza è sempre più vicina nei “ I soccorsi” e ne “La scienza”: tema esemplare corrispondenza dei significati di tutti gli elementi della pagina del quotidiano.

Sia per L’Aquila sia per Haiti, nel tema “Il reportage” prevalgono i simboli puntiformi e verbali. I primi sono utilizzati per indicare l'epicentro (tramite cerchi concentrici sovradimensionali e di colore rosso - Fig. 1), per localizzare le principali città o per segnalare gli edifici distrutti. I secondi sono rappresentati dai toponimi dei luoghi colpiti e da brevi testi esplicativi su vari aspetti dell’evento sismico.

Nel tema “La scienza” i simboli areali, i testi esplicativi e gli elementi iconografici sono i protagonisti della pagina e della narrazione giornalistica e cartografica. Nei simboli areali che distinguono le zone in base al loro rischio sismico si nota una grande attenzione all'uso del colore: uno spettro cromatico che va dal grigio, al giallo-arancio-rosso e al viola, sull’esempio delle carte tematiche del Servizio Sismico Nazionale (Fig. 2).

Nel tema “Il confronto storico” i simboli numerici e gli elementi iconografici ricostruiscono un excursus sui principali eventi sismici italiani e internazionali; in questo contesto, gli elementi iconografici sono utilizzati come fotografie in bianco e nero, in qualità di documento storico.

Nel tema “Le conseguenze”, i simboli numerici sono utilizzati per indicare una stima delle vittime e dei feriti per entrambi i sismi e la percentuale degli edifici danneggiati per Haiti. Alle fotografie in bianco e nero usate come documento storico talvolta vengono immagini satellitari per evidenziare il confronto pre-post sisma in Abruzzo o per riprendere dall'alto la città di Haiti distrutta, zona per zona.

Nel tema “I soccorsi”, i simboli dinamici sono finalizzati a indicare la provenienza degli aiuti per Haiti mentre i simboli lineari si riferiscono alla rete autostradale di L'Aquila e alla fitta rete stradale urbana di Haiti.

Gli ultimi due temi sono presenti solo per il sisma italiano: ne “La ricostruzione” tornano a essere protagonisti gli elementi iconografici: posti come cornice alla rappresentazione cartografica documentano lo stato di rovina dei beni architettonici e degli edifici urbani, anche delle zone limitrofe (Pescara, Teramo, Chieti – Fig. 3). In questo caso la carta geografica è utilizzata ai soli fini di orientamento del lettore rispetto al contenuto delle immagini fotografiche.

Nell'ultimo tema “La Sicurezza”, colori, schemi di abitazioni anti-sismiche e diagrammi tridimensionali della tettonica a placche, vanno a veicolare l'argomento più delicato da trattare in termini emozionali e informativi.

Ricordando le parole di Jacob (1992), per il quale “la carta è quel dispositivo che mostra ciò che nessun occhio può vedere, anche quando essa rappresenta il territorio più familiare, quello delle passeggiate quotidiane”, possiamo sottolineare la funzione informativa e comunicativa del nostro oggetto d'indagine. La carta come medium tra le società e il loro territorio, tra gli uomini e lo spazio ma soprattutto, tra gli stessi uomini.

La carta appare quindi come il prodotto di una cultura che diventa essa stessa cultura: si raccorda al patrimonio cognitivo di una specifica società per arricchire il sapere territoriale; si propone come mezzo comunicativo autonomo; si impone quale innovativa interpretazione del mondo all'interno del dispositivo di controllo della società che l'ha prodotta (Casti, 2013).

La carta svolge il proprio ruolo comunicativo attraverso simboli, che si possono considerare realtà concrete che evocano altre realtà indipendenti dal simbolo stesso, ma che sono, verbali o grafici, numerici o cromatici, mimetici o astratti, solo attraverso un codice socialmente accettato. Proprio per la sua capacità non tanto di rappresentare, ma di evocare e di inventare una realtà territoriale, la carta non va considerata un insieme di simboli, ma essa stessa un simbolo (Farinelli, 1992).

 

Chiara Accogli

 

 

Riferimenti bibliografici

Antonsich M., “Critical Geopolitics, la geopolitica nel discorso postmodermo”, in Bollettino della società geografica italiana, XII, VI, 2001.

Casti E., Cartografia critica, Guerini Editore, Milano 2013.

Farinelli F., Geografia, Un'introduzione ai modelli del mondo,Einaudi, Torino 2002.

Harley B., “Deconstructing the map”, in Minca C. (a cura), Introduzione alla geografia postmoderna, CEDAM, Padova 2001.

Jacob C., L'empire des cartes, Albin Michel, Paris 1992.

Squarcina E., Carta Canta. Materiali per una riflessione critica sul ruolo ideologico della cartografia nei libri di testo e nella carta stampata, Mimesi, Milano 2006.


Foto allegate

Fig. 2
Fig. 3
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