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Vetrina/ Rosaria Chiariello. Sentieri
26 Agosto 2013
 


Sentieri

 

Potrei dire che non esiste un Sé

partorito senza dolore

La storia ha ali dipinte di sospiri e rimpianti

Vallate di passi incerti ricamate di paure

non è un mondo colorato di bimbo

che sa di buono

Maledetto il sé che urla con mani bucate

[di sogni

Foresta nera per un sentiero di anime perdute

 

Rosaria Chiariello

 

 

 

Nota di Enrico Marco Cipollini

 

Che cos'è la Storia? È «magistra vitae» oppure mostra tutta la sua inanità? Che rapporto esiste tra l'uomo e il suo operare? O tutto è illusione e solo il dolore che squarcia il nostro intus esiste come reale proprio nel suo significato etimologico: res, da cosa che ci riguarda contrapposto e in subordine -hedeggeriamente- ad oggetto-objectum? La poetessa alla ricerca del senso profondo dell'essere arriva a certe conclusioni: i nostri sogni, i nostri desideri, il progetto di esistere in modo autentico in ultima ci fa scoprire il nostro fallimento perché il mondo resta muto, insensibile ai nostri affetti più profondi. Quel bambino non assume solo significato di innocenza ma siamo noi che cerchiamo di correre verso la vita e tale ci delude quando diamo tutto noi stessi: mani bucate di sogni, foresta nera per un sentiero di anime perdute. Una ricognizione coraggiosa delle strutture dell'essere e la sua risposta. Un grido che reclama l'uomo nella sua completa aseità. Una poesia della crisi o del kairos? Una disamina lucida in questi “sentieri interrotti” dove candore, pulizia, nettezza sono le costanti per accogliere il verbo... solo a tali condizioni lo spirito libero si libra e si innalza, non vuole sotterfugi, non vuole infingimenti. Mani di bambino inquiete, animo preso, perduto sa immergersi nella non finitezza: parla un'anima che per partorire e dire e dirsi il vero, soffre e trasforma i graffi interiori in folate di vento. Un urlo soffocato: sogni, sospiri e rimpianti esprimono che sia poesia come espressione sia di decantazione dei sentimenti ma come anelito a superarsi, a trascendersi, ad andare oltre il contingente, oltre il dolore.

(Da Dobbiaco nel mese di Agosto 2013)


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