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"Nero, l'inchiostro" di Fabio Barcellandi. Recensione di Laura Bagarella
Arnold Bocklin: Autoritratto con la morte che suona il violino
Arnold Bocklin: Autoritratto con la morte che suona il violino 
18 Novembre 2008
 

Apro questa presentazione del libro di Fabio Barcellandi – Nero, l’inchiostro -, silloge poetica pubblicata dalle Edizioni Montag e vincitrice del premio Solaris 2008, condividendo con i lettori la suggestione di un quadro conservato alla Galleria Nazionale di Berlino. Si tratta dell’autoritratto di Arnold Bocklin (il pittore che qualcuno certamente ricorderà perché autore di un quadro, non particolarmente bello in verità, che ossessionò Hitler). Bocklin si ritrae mentre dipinge, e nell’atto creativo, porge l'orecchio al violino della morte.

Nella sua espressione possiamo cogliere una tensione duplice: da una parte l’attenzione alla nascita di quella sua creatura, che egli destina come suo doppio da lasciare nel mondo, dall’altra, lo sguardo dell’artista, l’occhio lontano, perso ad inseguire un’ ignota melodia, l’orecchio teso ad ascoltare il suono del fatale violino della morte. Perché parlo di questo quadro? Perché la suggestione che suscita riguarda la costante presenza della morte nell’idea creativa. Vive dunque nella contiguità con la morte l’artista? L’immaginario della morte, può risultare abbastanza convenzionale, ma vero è che la musica della morte nell'atto creativo corrisponde alla “visione”, e la visione è la chiave dell’altrove, del luogo eletto dell’arte. Nel lavoro creativo, ancor più riconoscibile nella poesia (essenza, distillato della scrittura) che in altre discipline, il suono di quel violino seduce l’artista e lo conduce a quello “stato secondo” prossimo alla trance, che il quadro di Bocklin efficacemente ci mostra.

Come la morte, scrivere è l'atto più solitario che esista; ed è caso e causa di una certa dissociazione. Una diversità.

 

d’altro canto

io

 

La diversità del poeta consiste nel fatto che egli diventa, come i pipistrelli, sensibile agli ultrasuoni; e non teme, come quasi tutti, la parola MORTE. William Burroughs, sostiene che lo scrittore è colui che non vuole niente di meno che assumere il posto della MORTE… Lo scrittore è "socio" della MORTE. E lo è nell'atto dello scrivere, lo è quanto più la creatività fluisce ... cercando di tracciare una via per lo scorrere di un significato nel caos del mondo.

Scrivere e passare, ad ogni frase compiuta, nella morte dello spazio bianco. E qui, nel bianco, fare come fa la MORTE: riempire i vuoti...

 

Nero, l'inchiostro

che tu chiami parole

cicatrici d’asfalto

catrame fuso

a rimarginare

graffi di verginità

filo per sutura

nero

l’inchiostro

che tu chiami… parole

non senti

il dolore

ché ti tiene in vita

creatura

DR. FRANKENSTEIN

 

Ecco dunque il Nero, quel nero che Fabio Barcellandi fa diventare inchiostro, segno, liquido fluido conduttore di emozioni, di visioni, di sogni…

Dice Ungaretti: Ero un uomo che non voleva altro per sé che i rapporti con l’assoluto, l’assoluto che era rappresentato dalla morte. La mia poesia altro non è se non l’appetito di vivere, che è moltiplicato dalla prossimità e dalla quotidiana frequentazione della morte. Viviamo nella contraddizione. –

 

IO SONO

un fiore

d’esser colto

in attesa di

morir

fra le tue mani

 

L'arte e la poesia sono allora, nell’anelito della comunicazione, “comunicativa tensione” una sorta di preghiera, non-luogo delle pulsioni pre-simboliche, creazione dal nulla della parola nuova fino alla forma poi, ordine dal caos fino al cosmo, luogo dove la poesia muore perché 'finita'.

Che il concetto della morte sia compagno di ogni artista ce lo conferma anche il grande Mozart in una lettera al padre Leopold datata 4 aprile 1787: “Poiché la morte è la vera fine della nostra vita mi sono da due anni  talmente abituato a questa autentica e ottima amica dell’umanità, che l’idea di essa, lungi dall’incutermi terrore, mi pacifica e conforta”. Nella “Musica Funebre Massonica” K 477 (1785), c’è una breve ma intensa riflessione sulla morte, intesa come motivo di affratellamento per tutti gli uomini: una morte severa dunque perché non fa sconti a nessuno, ma non tragica. La morte per Mozart, non è una crudele nemica, ma una compagna che l’uomo porta con sé.

 

DILUVIO UNIVERSALE

io

deserto

stillo

diluvio

ad annegare il dolore

vostro

universale

 

Così è anche per molti altri grandi artisti, perché è la poesia, sussurrata dalla musica di quel violino che, ridestando con il suo eterno canto la memoria delle antiche illusioni degli esseri umani, li spinge a vivere, li incita a perpetuare gesta eroiche. Ecco dunque come l’artista risolve il problema della morte: con la poesia, col canto.

 

mi sono costruito un caldo ed accogliente nido

nell’illusione

di poter vivere nudo sulla dura terra

del disincanto

 

Il linguaggio di questa silloge è a tratti crudo disilluso e, ad una prima lettura, cinico. Lotta però dentro le parole di Fabio,  una forza magmatica, vitale, che altro non chiede che d’erompere, di venire alla luce.

 

Non rompere

ti prego

l’illusione

di dolore e sofferenza

che mi sono costruito

o capirei di essere in paradiso

e

non potrei sopportare

di sapermi già morto

 

Dentro questo parlare di morte c’è insomma vita, ri-nascita. Come se l’essere potesse lasciarsi vedere, nella sua essenza, solo a partire dal dileguamento di qualunque suono o voce e dunque o, attraverso il silenzio che sta prima della creazione o, attraverso ciò che ne suggella la decadenza: il momento della sua morte.

Ed è da questo punto di vista che si dipana l’opera di Fabio Barcellandi. La presa di coscienza dell'infelicità dell'essere umano, della sua continua esposizione alla morte, invoca un superamento di questa condizione attraverso l'affermazione di valori più nobili e, soprattutto, la costruzione di una reciproca solidarietà estesa a tutta la comunità umana, Nero l’inchiostro si declina con la cifra di una pungente, a volte quasi cinica, ironia. Nei testi la voce e il silenzio, la vita e la morte coesistono in modo così stretto che nulla potremmo dire sia presente, perché – mentre rompiamo il silenzio– siamo già andati oltre il limite che rende possibile la differenza: abbiamo già messo un piede nel futuro. Abbiamo già fatto un passo verso la morte. L’Origine dunque non sta alle spalle del poeta, ma sempre, in ogni Attimo dell’esistenza, di fronte a lui, oltre la Morte. Il suo non è dunque un cammino verso il nulla ma, attraverso il suo canto, un cammino incontro all'eternità.

 

Laura Bagarella

 

 

Nero, l’inchiostro

raccolta di poesie di Fabio Barcellandi

Montag 2008, pagg. 96, € 10,00


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