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Beppe Costa: Dario Bellezza ucciso ancora in un'asta
Dario Bellezza
Dario Bellezza 
21 Ottobre 2009
 

Ancora una volta un poeta viene ucciso, come se la morte non bastasse: quella fisica alla quale non si è o non s'è potuto sottrarre; quella letteraria con la lite furibonda avuta su Rai due con Aldo Busi dove contestava la Mondadori e rendeva 'celebre' l'avversario: scompare così dalle librerie (fatto salvo l'intervento della Marzotto e di Sgarbi che promuovono l'uscita del suo ultimo libro di poesie Proclama sul fascino). La morte adesso con la vendita delle “carte”: quali, cosa, la gran parte dei materiali di Bellezza veniva rubata prima e durante la sua malattia, altra parte,come le lettere con Anna Maria Ortese, sono state vendute dallo stesso nel bisogno continuo di soldi, anche per curarsi e per 'vivere' i suoi amori). La famiglia? da tempo non se ne interessa ed è giusto dire anche il perché: la sorella Gloria per alcuni anni tentò in sua memoria di istituire un premio e una fondazione. Decine di poeti affamati di quella 'gloria' (che nessun poeta vero rincorre) si affannarono a dare consigli, fu spinta da un amico all'altro, da un paese all'altro (ricordo il sindaco di Maenza, Jeph Anellim nonché quello di Roma,) oltre a vari editori - così da fare ancora soldi sulle spalle di poetuncoli vivi sul Poeta ucciso. La sorella, - così rispondo a Mariaelisa - è lei stessa schifata da un pezzo, circondata da decine di poeti in cerca di onori si arrese. D'altronde la famiglia è raramente intervenuta nella vita di Dario, ma quando dovette lasciare la casa di via dei Pettenari (procuratagli dall'unica vera amica Adele Cambria), il padre comprò la casa di Via Bertani 4, in Largo San Cosimato, affinché non rimanesse senza un tetto. Dario (checché se ne scriva) era una persona straordinariamente intelligente ma anche allegra, vivace che sapeva annusare il nemico e lo sfruttava a suo vantaggio (quando poteva). Stupidaggini - ma accade - se ne scrivono tante, il conflitto con Moravia (che lo amava come si ama un figlio discolo e soprattutto sprecone) spesso me lo diceva, quasi raccomandandomelo, ma in quegli anni ero più folle del Poeta, dando quel denaro che non avevo (debiti) nel sogno di pubblicare autori sconosciuti (allora) e quindi io e lui viaggiavamo spesso senza un centesimo, con la segreta speranza che ci pagassero la lettura che andavamo a fare. O, per lui, una prefazione da scrivere. Ne ha scritto centinaia per amicizia e per sopravvivere. Al ritorno dai tanti viaggi in Sicilia e in Calabria (tappe preferite) era possibile trovasse uno dei suoi gatti senza vita perché la persona cui aveva dato il denaro per comprare quel poco cibo sufficiente, aveva preferito non sprecarlo nella sopravvivenza dei gatti. Figurarsi quanti quadri e dischi o carte scomparivano. Ed era l'unica volta che si disperava davvero. Amava i gatti e aveva ragione: sono meglio di molti poeti che circolano. E certamente, qualcuno di questi ha tentato e tenta ancora di farsi pubblicità.

 

Beppe Costa http://beppe-costa.blogspot.com


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