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Lucio De Angelis. All’“India” Ritter Dene Voss: quando è una gioia andare a teatro!
Maria Paiato e Manuela Mandracchio
Maria Paiato e Manuela Mandracchio 
27 Ottobre 2008
 

Fino al 2 novembre al Teatro “India” di Roma Piero Maccarinelli ci propone una altra delle sue ottime regie, quella di Ritter Dene Voss di Thomas Bernhard, con tre grandi protagonisti del nostro palcoscenico: Manuela Mandracchia, Maria Paiato e Massimo Popolizio. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro di Roma, torna in scena al Teatro “India” dopo il grandissimo successo di pubblico ottenuto nella scorsa stagione.

 

Il regista definisce l’opera «un Bernhard generazionale», perché mette insieme «il meglio della mia generazione», riferendosi ai tre interpreti in scena. Madracchia, Paiato e Popolizio sono infatti i tre fratelli protagonisti della pièce, la cui produzione, prosegue Maccarinelli, «mi dà l'opportunità di lavorare con tutti e tre insieme: un'occasione per dimostrare che esiste un patrimonio di grandi attori italiani».

Maria Paiato è Dene, un personaggio forte, ma che mostra anche tratti di fragilità. La sua è una recitazione scorrevole, piana, fatta d’intonazioni e chiaroscuri. Oltre a recitare con la voce, impostata e sempre chiara, recita con tutto il corpo. Ha una grande presenza scenica, ma non fa nulla per imporla: si impone da sé! Ogni sguardo, ogni atteggiamento, ogni mossa sono perfettamente studiati e poi portati in scena, con grande semplicità e mestiere. Anche nei momenti di grande ironia lei è la Dene di Bernhard: è nella parte fino in fondo e non la perde mai.

Ritter, il personaggio della Mandracchia, non presenta caratteristiche ben determinate. È difficile da interpretare sia per un'attrice, che per il pubblico. La Mandracchia è una delle evidenze più belle del nostro teatro e conferma in questa pièce di essere pienamente nel ruolo, usando tutti i mezzi delle proprie corde drammatiche di altissimo spessore.

Massimo Popolizio, premiato per l’interpretazione con il “Premio Olimpico del Teatro”, dà un'ottima prova di sé. Incarna la ‘lucida follia’ di Voss senza abbandonarsi a facili prese sul pubblico, con l'intento di renderlo il più reale possibile. Ottime le intonazioni, i chiaroscuri della voce e le pause.

 

Quando nel 1984 Thomas Bernhard scrive la pièce, la sua attenzione è rivolta a tre grandi attori della compagnia di Claus Peymann (che due anni dopo la mette in scena per la prima volta al Festival di Salisburgo): Ilse Ritter, Kirsten Dene e Gert Voss e questi diventano anche i personaggi, i tre fratelli figli del ricco industriale Worringer.

Voss è un filosofo che ha scritto un trattato di logica ed è ricoverato nel manicomio di Steinhof. Qualche volta torna a casa, ma è solo per brevi intervalli. Le due sorelle, Ritter e Dene, fanno saltuariamente le attrici e vivono chiuse nella casa di famiglia con le loro manie e i loro desideri repressi. Una è ambiziosa e perfezionista, l’altra è impacciata e sentimentale. Una immersa nei suoi pensieri e nelle sue inquietudini, l’altra affannata ad apparecchiare e sparecchiare la tavola per l’arrivo dell’amato fratello. Tre personaggi al limite della follia.

Casa Worringer è un inferno da cui non si può uscire e il cui centro è la sala da pranzo, luogo delle congiure e degli scontri, delle zuppe e dei brodini. La stanza delle memorie, dove sono appesi i quadri che ritraggono i parenti. E sono proprio quei quadri a far imbestialire Voss.

Tradizione contro trasgressione fra tentativi di ribellione e rassegnazione.

 

«La mia regia è assolutamente attenta agli attori e al testo. Ritter Dene Voss è una tragicommedia» precisa Maccarinelli «da recitare in tutte le pieghe più recondite dei tre personaggi e che mischia il linguaggio alto e quello basso. Io amo il teatro di parola e Bernhard é parola all'ennesima potenza».

L’autore il regista l’aveva sempre affrontato con gli attori più prestigiosi della generazione dei mostri sacri: Gianrico Tedeschi e il suo splendido Riformatore del mondo, la grande indimenticabile Valeria Moriconi e la sua terribile madre in Alla meta e la sua acida e grottesca gigantesca Clara di Prima della pensione insieme a Umberto Orsini, il fratello sinistro ex nazista e Milena Vukotic, Vera, la muta implacabile testimone d’accusa che i fratelli vestono da deportata.

Nelle sue note di regia egli prosegue: «Tutti grandi attori questi, che, per usare un termine caro a Bernhard, sanno di sangue, sudore e stallatico, perché questo credo sia il segreto del genio austriaco: scrivere testi apparentemente solo alti o gelidi, che riescono a innervarsi e a diventare capolavori anche grazie al sangue, al sudore e allo stallatico degli attori che gli danno vita, passando dai vertici Wittgenstaniani e filosofici alle contaminazioni più basse e sordide proprio come nella vita…». E i nostri tre interpreti ogni sera sono alla ricerca costante, riuscendovi, di quello stesso sangue, sudore e stallatico che, con rigore, gli attori che li hanno preceduti hanno saputo trovare. Applausi a scena aperta per una mise en scene di grande pregio.

 

 

Teatro: India

Città: Roma

Titolo: Ritter Dene Voss

Autore: Thomas Bernhard

Traduzione: Eugenio Bernardi

Regia: Piero Maccarinelli

Interpreti: Manuela Mandracchia, Maria Paiato e Massimo Popolizio

Scene: Carmelo Giammello

Costumi: Gianluca Sbicca

Musiche: Paolo Terni

Periodo: fino al 2 novembre

 

Lucio De Angelis

(da Notizie radicali, 24 ottobre 2008)


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