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La bambola che dorme ...e, prossimamente, L'arcobaleno in blu. Alberto Figliolia intervista Jeffery Deaver
27 Agosto 2007
 

Jeffery Deaver

La bambola che dorme

Sonzogno, 2007, pagg. 503, € 19,00


Saluta con uno squillante Ciao, Alberto!. A distanza di un anno dalla precedente venuta nel Bel Paese Jeffery Deaver si ricorda ancora del cronista. Ottima memoria e gran calore dimostra il celebre autore e bestsellerista regalandoci anche la piacevole sorpresa di scoprirlo molto empatico nei confronti della nostra lingua della quale azzarda con evidente piacere brevi frasi e di cui ascolta con avida attenzione, per carpirne senso e significati, il suono. Jeffery Deaver, chicagoano che si divide ormai fra Virginia e California, ex avvocato, ex giornalista e pure ex folk singer – una storia, questa, molto americana – è di recente giunto dagli States per presentare nelle nostre città e librerie l’ultima sua fatica letteraria: La bambola che dorme. Deaver è uno dei maestri mondiali del giallo e del mistery e le trame da lui congegnate – con viluppi e sviluppi oltremodo avvincenti, scatenanti e incatenanti –, unite a un paziente lavoro d’artigiano della pagina, costituiscono da sempre il suo segreto e marchio di fabbrica.

Mister Deaver, nonostante gli abbia concesso un cameo, lei si è preso una licenza da Lincoln Rhyme, il criminalista tetraplegico, e Kathryn Dance, esperta di cinesica, è la protagonista del suo nuovo romanzo. Posto che pare una tendenza di successo quella del poliziotto donna, ha intenzione di dedicare un ciclo all’eroina di più fresca invenzione?

«Ho voluto creare una serie totalmente nuova. Kathryn Dance, abile indagatrice che vive in California, è sostanzialmente l’opposto di Lincoln Rhyme: ha una famiglia e una vita sociale intensa, mentre Lincoln è un solitario. Lei crede nella psicologia come strumento investigativo per risolvere i crimini, mentre Rhyme si avvale della scienza forense portata all’estremo. Cercherò di alternare le storie dei due personaggi, sui quali comunque mi concentrerò. Se continuerò ad avere il rispetto del pubblico, ovviamente. I lettori in ogni caso hanno dimostrato di amare Kathryn Dance – e me l’hanno scritto , comparsa già l’anno scorso come personaggio secondario, accanto a Lincoln, ne La luna fredda. Ho pronto peraltro un nuovo capitolo delle avventure di Rhyme: L’arcobaleno in blu».

Come spiega il fatto che la gente, quando legge, ami aver paura?

«La gente ama essere spaventata. Ma in maniera sicura. E le piace entrare in rapporto emotivo con personaggi posti in situazioni pericolose, così come vuole estraniarsi almeno per un po’ dalla vita di tutti i giorni entrando in un mondo di fantasia».

Come spiega quella sorta di fascinazione che il genio del crimine dall’intelligenza perversa e deviata esercita sul pubblico e che cosa sono il Bene e il Male?

«Non sono un filosofo. Scrivo, semplicemente, letteratura popolare. Penso tuttavia che più cattivo e intelligente sia un cattivo maggiormente eccitante risulti la storia. Il lettore poi vuole capire, anche per una sorta di esorcizzazione, il perché di tutta quella malvagità,. Come scrittore il Male consisterebbe nel non portare rispetto ai miei lettori dando loro romanzi superficiali e scritti senza impegno. Come uomo il Male è invece l’intolleranza, la ristrettezza di vedute, la stupidità, l’ingordigia. Il Bene... Ritengo che gli esseri umani esistono da così tanto tempo da poter da loro pretendere che sappiano far di meglio».

La bambola che dorme è un thriller dagli innumerevoli colpi di scena, quasi una serie di scatole cinesi dagli ingegnosi e ripetuti colpi di scena, un’autentica vicenda mozzafiato...

«Inganno, rimando e distolgo: mi comporto un po’ come un illusionista».

Qual è il segreto della sua scrittura e il metodo di lavoro che adotta?

«Prima preparo una scaletta e mappa narrativa con sottotrame, indizi, personaggi, tempi e rivelazioni. Ci impiego anche otto mesi, lavorando sei giorni la settimana, otto-dieci ore il giorno. In questo lasso di tempo immagino tutto. Dopodiché comincia la stesura – anche qui con gli stessi ritmi quotidiani , che m’impegna per circa un paio di mesi. A questo punto, poiché il lavoro preparatorio è stato ormai espletato per intero, scrivo molto velocemente».

Scrivere: più professione o più missione?

«Lavoro. Anche perché non ho obiettivi superiori. Il mio è puro intrattenimento, ma lo faccio con grande passione. Ne sono totalmente appagato. Non riuscirei a immaginare di fare altro».

Quali sono i suoi autori di riferimento, coloro che l’hanno forgiata?

«J.R. Tolkien, Dashiell Hammett, Agata Christie, Arthur Conan Doyle, Ian Fleming, John Le Carré, Saul Bellow, Georges Simenon, William Shakespeare. Fra gli italiani Umberto Eco, Andrea Camilleri, Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti, Gianrico Carofiglio. Sono un lettore accanito e un uomo totalmente sedotto e affascinato dai libri e dalla carta stampata».

L’aver esercitato svariate altre professioni quanto l’ha aiutata nell’attività di scrittore?

«Tutte le attività da me svolte sono state importanti perché noi scrittori non siamo bambini prodigio, come lo era un Mozart, ma ci imbeviamo per la nostra attività di tutte le esperienze sperimentate lungo le vie del mondo».

Ventitré romanzi e venti milioni di copie vendute dopo qual è la sua maggiore ambizione o il sogno nel cassetto?

«Poter continuare a produrre dei buoni libri per i miei lettori. E tenerli svegli tutta la notte».

 

Alberto Figliolia

(per 'l Gazetin, settembre 2007)


 
 
 
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