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Massimo Di Salvatore: Il Concorso Bertacchiano. Collegio Gallio di Como-Associazione Ex Alunni
Giovanni Bertacchi
Giovanni Bertacchi 
19 Dicembre 2009
 

In occasione del suo 75°, l'Associazione non po­teva esimersi dal celebrare il suo primo presidente, Giovanni Ber­tacchi. Ma come?

 

Per Giovanni Bertacchi, presi­dente dell a nostra Associazione dall’an­no della sua fondazione, il 1933 appunto, fino al 1939, i ricordi e le memorie, quelle ancora vive nell’animo delle persone, sono svanite. Certo, al Gallio, sulla parete a sinistra dell’ingresso del rettorato, esiste una lapi­de posta nel 1952, con effigie bronzea, che commemora “i canti della sua anima” e “le voci dei suoi monti”…

Sì, perché Bertacchi fu poeta, e uno dei più famosi del suo tempo. E lo fu almeno fino a che il fascismo non lo costrinse a una sorta di esilio in patria, special­mente a partire dal 1936, quando il rifiuto di rinnovare il giuramento di fedeltà al regime provocò il suo allonta­namento definitivo dall’insegna­mento universitario. E pensare che era stato chiamato nel 1915 alla cattedra di letteratura italia­na, presso l’università di Padova, “per chiara fama di poeta”! Una forma ufficiale di oblio si abbatté sulla sua opera: gli riuscì sempre più difficile far ascoltare la sua voce, pubblicare i suoi scritti, non solo poesie. E la morte lo colse il 24 novembre 1942, lontano dal­le sue montagne di Chiavenna, della Valtellina, prima che il clima politico cambiasse e la sua opera potesse ricevere una meritata ria­bilitazione.

Bertacchi era infatti nato a Chia­venna il 9 febbraio 1869 e ave­va compiuto a Como, al Collegio Gallio, i suoi studi medi e supe­riori, prima di passare a Milano nel 1888 per gli studi universitari. Con Il canzoniere delle Alpi, pub­blicato la prima volta nel 1895, la sua vena poetica divenne nota e apprezzata in tutta Italia. Segui­rono negli anni altre raccolte di poesie, fino all’ultima, del 1929, intitolata Il perenne domani. Da quell’anno, o poco prima, iniziava una sua produzione dialettale, di cui abbiamo pochi ma significati­vi testi, a conferma dell’alimento vivo e costante della sua ispirazio­ne: le terre chiavennasche, valtel­linesi e lariane, le loro genti e le loro tradizioni. Bertacchi le fece parlare con una voce nuova e vi­tale. In un’ottica di progresso e di emancipazione sociale, egli ebbe e dimostrò sempre profondo rispet­to per la dignità degli umili e per il loro lavoro. Guardava alla vita e alle cose con animo semplice, ma pervaso di senso del mistero e di spiritualità.

L’Associazio­ne ha in­teso dunque ricordare questo illustre al­lievo del Collegio, troppo a lungo e ingiustamente dimenticato, con un’iniziativa che non si esaurisse nel breve spazio di una ricorrenza celebrativa. La difficile, ma felice impresa della pubblicazione delle Opere poetiche latine di p. Pigato, tre anni fa, ci ha, in un certo senso, ispirati e incoraggiati. Essa ha lasciato un segno duraturo, rimarrà un fondamento per chiunque voglia capire il senso di un magistero pluridecennale svolto tra le mura del nostro Collegio.

 

Ma torniamo a Bertacchi. Per gli studenti delle superiori, da circa un quindecennio, si or­ganizza annualmente al Gallio un concorso letterario, denomi­nato “carpe verbum”. All’inizio del prossimo anno scolastico, in accordo e in collaborazione con l’Ufficio scolastico di Como, e con la partecipazione di quelli di Son­drio e Lecco, estenderemo la partecipazione a  tutti gli studenti delle scuole medie secondarie delle tre province e li inviteremo a cimentarsi con testi in poesia o in prosa, ispirati ai principali temi della poesia bertacchiana. Vi sa­ranno sei premiati (tre per la po­esia e tre per la prosa) e i lavori migliori verranno pubblicati.

Siamo consapevoli - e dobbiamo sentircene in qualche modo re­sponsabili - di avere a che fare con un’eredità preziosa, quella di un poeta libero e appassionato, orientato verso il futuro, profon­damente legato alla sua terra, attento tanto alle condizioni ma­teriali della vita, quanto alle esi­genze dello spirito. Ci è sembra­to giusto provare a rimettere in circolo questo patrimonio umano e culturale, offrendolo a modello delle nuove generazioni, invitan­dole cioè a sfidare con la parola, come Bertacchi fece, la realtà in cui vivono. I giovani sono - e non potrebbe essere diversamente per noi che ci riconosciamo nel nome di una scuola, e di quale scuola! – la nostra speranza.

 

Un aspetto non secondario dell’ini­ziativa, che verrà resa nota in dettaglio attraverso diversi mezzi d’informazione, compreso il no­stro sito web, ha preso corpo nel corso della preparazione del concorso e ci ha confortato sull’opportunità della scelta. Intendo il riscontro che siamo riusciti a ottenere con la fiducia e la partecipazione con­vinta di istituzioni e personalità che certamente ci aiuteranno a diffondere e a far comprendere, non solo ai giovani, il significato e il valore del “nostro” Bertacchi.

Infatti, oltre che alla vice-prov­veditore di Como, dott.sa Rosa Siporso, saranno nella giuria due eminenti studiosi e conoscitori del poeta, il prof. Guido Scara­mellini, storico e presidente del Centro di Studi Storici Valchia­vennaschi, e il prof. Claudio Di Scalzo, scrittore, docente e pre­sidente dell’Accademia Bertac­chiana di Chiavenna. Ha aderito il giornalista e poeta Pietro Berra, del quotidiano La Provincia, con il quale si predisporranno inter­venti informativi e divulgativi. Ha assicurato la sua presenza il prof. Giovanni Lischio, scrittore e po­eta, nonché uno dei fondatori e animatori al Gallio del concorso letterario “carpe verbum” negli anni passati. Ci saranno poi due ex alunni famosi, in campi diver­si: il mezzegrino Davide Van De Sfroos, musicista e cantautore che ha conferito al nostro dialetto risonanza e dimensione poetico-letteraria nuove; il chiavennasco padre Emilio Pozzoli, religioso somasco, amante e cultore di poesia, am­mirato e indimenticato preside al Gallio e ora rettore dell’Istituto San Girolamo Emiliani di Corbet­ta (Milano). La presidenza della giuria è stata proposta al notissi­mo scrittore bellanese Andrea Vita­li, anche lui felice interprete di storie e climi lariani, che ha volentieri accettato.

 

Abbiamo dunque ottime premes­se per una partecipazione nume­rosa e convinta di giovani. Il con­corso in onore di Bertacchi avrà comunque successo se sarà stato capace, come già ora si prospet­ta, di attivare energie nuove e avviare iniziative concrete ed ef­ficaci per favorire la conoscenza del poeta e della sua opera.

 

«Il carro oltre passò d’erbe ripie­no / e ancor ne odora la rupestre via; / sappi fare anche tu come quel fieno: / lascia buoni ricordi anima mia». Questi sono i versi scelti come epigrafe del concorso. Una nota di Guido Sca­ramellini (in G. Bertacchi, Poesie dialettali, Chiavenna 2001, p. 23 n. 19) testimonia che il poeta li teneva con sé sul letto di morte: il testo, leggermente diverso, era apparso in una raccolta del 1912, intitolata A fior di silenzio. Ora, nel momento supremo del distac­co, le mani del poeta, con ultimo sforzo, facevano rivivere quelle parole. E sullo stesso foglio, Ber­tacchi trascriveva una delle sue più belle poesie dialettali, la rie­vocazione nostalgica della Nasci­ta di un Dio bambino, celebrata con la lingua materna della sua terra, all’epoca della sua fanciul­lezza, Un momént de nostalgía. La morte del corpo non è evento conclusivo, sembra volerci dire il poeta. Sta a noi rendere questa verità efficace su questa terra.

  

Massimo Di Salvatore

consigliere Associazione Ex Alunni del Collegio Gallio di Como

   

(testo originale dell’articolo di Massimo Di Salvatore, pubblicato con qualche variante sul periodico dell’Associazione Ex Alunni del Collegio Gallio di Como, Cerchio Aperto 20, 1, primavera 2009, p. 3-4)

 

 

Si può consultare una buona scel­ta di testi bertacchiani, in poesia e in prosa, nonché informazioni, note sul poeta e la sua opera, bi­bliografia, nel giornale web egregia­mente curato da Claudio Di Scal­zo: www.tellusfolio.it. Per i rapporti di Bertacchi con il Gallio, si possono leggere i contributi di M. Tentorio e G. Bianchi nel volume Il cardinale Tolomeo Gallio e il Suo Collegio, Como 1983, pp. 176-178 e 339 ss.


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