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Chiara Moscatelli. Camminando tra turismo culturale, sostenibile e il Parco naturale delle Cinque Terre
10 Febbraio 2016
 

Parlare di turismo non è mai semplice, data la complessità e vastità del fenomeno. Non esiste un’unica sua definizione, tanto che molto spesso, più che definire il turismo, si è definito il turista, come nel caso dell’Organizzazione Mondiale per il Turismo (OMT), che lo descrive come «colui che viaggia in Paesi diversi dalla sua residenza abituale e al di fuori del proprio ambiente quotidiano, per un periodo di almeno una notte ma non superiore ad un anno e il cui scopo abituale sia diverso dall'esercizio di ogni attività remunerata all'interno dello stato visitato»; includendo, in tale definizione anche tutte le persone che si muovono e viaggiano per svago, riposo e vacanza, visite ad amici e parenti, motivi di affari e professionali, di salute e religiosi.

Tenere in considerazione solo tale definizione, tuttavia, impoverirebbe la complessità del turismo. Per Toschi il viaggiare include sempre due forze, una centripeta e l’altra centrifuga. Una persona si sposta perché desidera allontanarsi dal posto in cui risiede normalmente ma, allo stesso tempo, viene attratto da altri luoghi.

Non solo, ma nel turismo non si muovono unicamente persone, ma anche redditi, così che Nice ritiene che questo sia un «fenomeno di circolazione di uomini e redditi fra luoghi diversi e distanze più o meno lunghe».

Può, inoltre, essere declinato in base alle due modalità e scopi: di fatti non esiste un solo turismo ma una molteplicità di forme turismi, quello di massa, quello culturale, quello montano, quello balneare, quello religioso, quello congressuale, geoturismo e così via.

Il viaggio è un fenomeno che esiste da sempre, ma il turismo, così come lo intendiamo noi oggi, è nato in seno alle società moderne e sviluppate, inteso a poter soddisfare il bisogno ludico e di svago, nonché bisogni antropologici, geografici e psicologici. Un tempo possibilità riservata solo a pochi, ad una piccola élite, oggi invece è riservato a tutti quanti. Dopo la seconda guerra mondiale, il viaggiare diventa un bene di consumo come gli altri e si apre a tutti gli strati sociali. Questa condizione ha però modificato profondamente le forme e i modi dell’esperienza turistica, che diventa standard: nascono, ad esempio, i pacchetti pre-confezionati, in cui vi sono precisi elementi da vedere del patrimonio naturale, culturale, artistico del luogo, in un itinerario rigido. È facile notare come questo genere di esperienza rientri nel fenomeno del consumismo: vi è un pacchetto che può essere consumato nel tempo ristretto a disposizione per la vacanza e a prezzi ridotti. Questo tipo di esperienza, tuttavia, inibisce la capacità di guardare per davvero e di capire i significati profondi sottesi al luogo di destinazione, in una dimensione che rimane superficiale.

Da diversi anni, ormai, si studia quali effetti il turismo possa avere sull’ambiente, come lo influenzi e come ne venga influenzato. È stato ormai dimostrato che un turismo che richiama un gran numero di persone ha delle conseguenze negative in termini ambientali, sociali e culturali. Un carico eccessivo di visitatori può compromettere per sempre l’equilibrio naturale di un’area, come consumare un’eccessiva quantità di risorse naturali, di rovinare i monumenti storico-architettonici, nonché di soppiantare la cultura del luogo con la propria. La costruzione di grandi alberghi, e l’uso dei mezzi di trasporto, come gli aerei, le navi e le macchine, causa un forte inquinamento. Così, per tale ragione, uno sviluppo eccessivo costiero sta mettendo in serio pericolo la barriera corallina del mar Rosso.

A contribuire negativamente al degrado ambientale, sociale e culturale, ci sono anche i turisti, che adottano comportamenti egocentrici e non ecosostenibili. Si pensi, per restare in territorio italiano, alla spiaggia rosa di Budelli in Sardegna, chiusa poiché i visitatori per anni hanno portato a casa, come souvenir, la sabbia colorata.

Per contro, si è deciso di analizzare il turismo culturale e sostenibile attraverso la dimensione del camminare.

Quello culturale è un tipo di turismo legato ad una particolare cultura di un territorio, con cui si intende i modi di vivere, la storia, l’architettura, la religione ed altri elementi che caratterizzano la popolazione che vi vive. Per l’OMT «rappresenta tutti quei movimenti di persone motivati da scopi culturali come le vacanze studio, la partecipazione a spettacoli dal vivo, festival, eventi culturali, le visite a siti archeologici e monumenti, i pellegrinaggi. Il turismo culturale riguarda anche il piacere di immergersi nello stile di vita locale e in tutto ciò che ne costituisce l’identità e il carattere».

Per turismo sostenibile, anche se vi sono molte definizioni in merito, è possibile riprendere il significato assegnatogli dall’Unione Europea, che intende un turismo che regge dal punto di vista economico e sociale senza depauperare l’ambiente e la cultura locale.

In antichità i viaggi erano svolti prevalentemente per due ragioni, una economica e l’altra religiosa ed i primi veri turisti sono stati i pellegrini. In tal senso si inseriva, ad esempio, la strada per Santiago de Compostela. Con la modernità, tuttavia, l’interesse religioso è scemato e con l’arrivo dei primi mezzi di trasporto il viaggio a piedi ha perso sempre più interesse e si sono affermate nuove ragioni, come lo svago ed il riposo, l’arricchimento culturale, la curiosità nei confronti di terre e civiltà diverse.

A fianco al turismo di massa standardizzato, veloce e poco ecosostenibile, si sta affiancando un nuovo tipo di turista più esigente, sia dal punto di vista ambientale, per cui mostra un comportamento responsabile là dove va a fare turismo, sia dal punto di vista della tipologia dell’esperienza turistica, per cui pretende di rallentare, di capire e di respirare a pieno il luogo che vuole scoprire.

In questa nuova esigenza, si inserisce lo slow travel, basato basata sulla lentezza, che permette di diventare parte della vita del luogo che si visita, consentendo una profonda connessione con il posto e le persone. Concede così un reale contatto con la cultura, senza però distruggerla: un viaggio lento permette un’esplorazione accurata a piedi o in bicicletta.

In quest’ottica riprende vigore il viaggio a piedi, derivato dal Grand Tour, inteso come il giro delle grandi città europee che il giovane benestante faceva per diventare uomo adulto, e dai pellegrinaggi religiosi.

Ad oggi il viaggio a piedi perde questi significati per diventare un’esperienza per lo più laica e votata al relax. Questo genere di turismo si svolge in aree non coinvolte in quello di massa, per concentrarsi invece in luoghi più naturali, ma anche ricchi di storia, arte e cultura, le cui bellezze, proprio grazie alla lentezza con cui si svolge la vacanza, possono essere ammirate in pieno. Richiede di guardarsi intorno, senza concentrarsi su quante cose manchino ancora da vedere nel tempo prestabilito del pacchetto turistico.

Proprio per le sue caratteristiche, il viaggio a piedi rientra nel turismo sostenibile: richiama la necessità della lentezza, come mezzo di spostamento usa il corpo umano e ricerca, in modo esigente, un’esperienza più personale ed interiore; lo stesso costo del viaggio, si riduce drasticamente. Così, il turista a piedi, adotterà comportamenti in linea con questi principi, esigenti e sostenibili.

La stessa World Tourism Organization dell’ONU (UNWTO) ha sottolineato, nel suo primo congresso sul Turismo ed il Pellegrinaggio del 2014, come questo contribuisca a diffondere un tipo di turismo responsabile e sostenibile.

Quando però un viaggio dura meno di 24 ore e prevede il ritorno a casa in giornata, non si parla di vera vacanza ma di escursionismo. È possibile però unire escursionismo e viaggio a piedi ed i suoi principi. Come tale si può fare riferimento ai sentieri delle Cinque Terre, patrimonio dell’umanità.

Il Parco Nazionale delle Cinque Terre ha deciso di incentivare un modello di sviluppo sostenibile, proponendo uno sviluppo sociale ed economico nella salvaguardia della qualità ambientale, della vita dei cittadini in termini di salute e vivibilità dei luoghi, nonché delle risorse che il territorio offre. In funzione di una maggiore salvaguardia ambientale per entrare nei sentieri del Parco è necessario acquistare un biglietto.*

Tra i sentieri più conosciuti si trovano il Sentiero Azzurro e il Percorso dell’Amore. Il primo corre lungo la costa e va da Riomaggiore a Monterosso (12 km), con un tempo di percorrenza di un’ora e mezza o due ore, collegando i cinque borghi che fanno parte delle Cinque Terre, rispettivamente Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore. Parallelo a questo, ma posizionati più in alto, si trovano i percorsi dell’Alta via delle Cinque Terre, un sentiero percorribile in circa 12 ore ed il Sentiero dei Santuari, che collega tra loro i cinque santuari antichi posti alle spalle dei rispettivi borghi.

Il secondo invece percorre il tratto Riomaggiore-Manarola ed è molto breve, in cui il tempo di percorrenza è di una ventina di minuti. Molto particolare è che durante il percorso è possibile vedere scolpiti alcuni dei nomi di innamorati più famosi della storia.

Oltre questi due percorsi, se ne trovano altri che collegano la costa con le alture, tra cui si trovano le vette Sella La Croce, Monte Capri, Ala del Cane, La Cigoletta, Monte Malpertuso, Passo del Bracco, Colle di Gritta, per citarne alcune.

Alla scoperta della cultura ligure, sono presenti anche degli Itinerari dei vigneti terrazzati, degli insediamenti antichi, dei santuari e delle chiese nonché itinerari subacquei, volti alla scoperta del mondo marino, permettendo di svolgere un turismo culturale “alternativo” e non necessariamente in altre città.

 

Alcune note bibliografiche e sitografiche

Casari M., Turismo e Geografia, Hoepli, Milano, 2012

www.aitr.org

www.guidegenova5terre.com

www.rivieraligure.it

 

Chiara Moscatelli

 

 

* La protezione e la valorizzazione dei luoghi, infatti, richiede dei costi di manutenzione. Il costo del biglietto giornaliero è di 5 euro, o è possibile acquistare una carta del Parco chiamata Carta Cinque Terre che combina l'entrata al Parco con l'utilizzo dei treni regionali da e per La Spezia Centrale/Levanto che costa 8 euro per un giorno, 13,50 euro per due giorni, 18,50 euro per tre giorni.


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