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Doriana Goracci: Sabatino Catapano vivo per Francesco Mastrogiovanni morto
20 Settembre 2009
 

La storia di Sabatino Catapano, non posso riassumerla in due righe, posso trascriverne due, le prime che lui stesso racconta: «Era il lontano 1960, quando fui arrestato con una pesante imputazione: “sequestro di persona e rapina a mano armata”. Mi rinchiusero nel carcere di Salerno. Ero innocente, oggi si dice: “estraneo agli addebiti”. Non credo che chi non ha vissuto questo barbaro sequestro si possa immaginare qual è il tormento, la paura, la rabbia, la ribellione...». In seguito Sabatino conobbe il manicomio, due ricoveri all'Ospedale Psichiatrico Giudiziario a partire da quello di Aversa e ne avrebbe conosciuto anche un altro e un altro carcere ancora, intervallati tutti da un bacio ai bambini e uno alla moglie.

Ma Sabatino Catapano è vivo, lucidissimo e sereno e nella vita ha fatto di tutto, compreso l'autore-attore di sé stesso, poeta, sempre sorvegliato speciale e rispondendone in prima persona anche se la lotta era collettiva, come il 1° maggio del 2002, a Sarno con l'Usi-Ait.

E scrive recita Sabatino, insieme a o forse è, Pulcinella, Questa sera ho vissuto Poesie d'amore e libertà: 19 aprile del 2009 a Pastena-Salerno. Si poteva vederlo e ascoltarlo, e si può ancora, gratis in Rete e si cercano ancora solidarietà e sovvenzioni attive.

Una di queste poesie parla del LAGER PSICHIATRICO: Mura che occultate / L'infamia contro l'umanità / Mura omertose / Mura impregnate di violenza e di terrore / Di grida e di dolore / Che siate di pietra viva o di cemento / Non ascoltate nessun lamento / Sordi ad ogni implorazione / Ad ogni preghiera / Ostinate nel vostro silenzio / Guardate indifferenti / Oltre la sofferenza.

Si dice in certi ambienti hai un karma... hai un destino: quello di alcuni è di morire dopo un Trattamanto Sanitario Obbligatorio? Così è stato per Francesco Mastrogiovanni: «...è morto legato al letto del reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania alle 7:20 di martedì 4 agosto. Cinquantotto anni, insegnante elementare originario di Castelnuovo Cilento, era, per tutti i suoi alunni, semplicemente “il maestro più alto del mondo”. Il suo metro e novanta non passava inosservato. Inusuale fra la gente cilentana. Così come erano fuori dal comune i suoi comportamenti, “dolci, gentili, premurosi, soprattutto verso i bambini” ci racconta la signora Licia, proprietaria del campeggio Club Costa Cilento. È proprio lì che la mattina del 31 luglio decine di carabinieri e vigili urbani, “alcuni in borghese, altri armati fino ai denti, hanno circondato la casa in cui alloggiava dall’inizio di luglio per le vacanze estive”. Uno spiegamento degno dell’arresto di un boss della camorra per dar seguito a un’ordinanza di Trattamento Sanitario Obbligatorio (competenza, per legge, solo dei vigili urbani) proveniente dalla giunta comunale di Pollica Acciaroli. Oscuri i motivi della decisione: si dice per disturbo della quiete pubblica...»

Sabatino Catapano, vivo, scrive, come tanti altri, fuori o dentro, del suo “Aborrire la psichiatria” per il compagno che non c'è più, Francesco Mastrogiovanni, morto. Manteniamo il ricordo, presente, come la solidarietà e la denuncia. La chiediamo alla Stampa, alla Rete, alla gente semplice e a quella complicata, detta anche diversa. Per ritrovarci, non dentro le mura ma fuori, insieme. Benvenuto il luogo, benvenuta l'intolleranza, benvenuta la pazzia.

Benvenuti voi...

Doriana Goracci



Erano giorni che un pensiero mi assillava, con una energia dirompente, un ricordo indelebile riaffiorava nella mente; un ricordo fatto di violenza e abusi atroci,di una sofferenza immane, emotivamente ero sconvolto, d´impulso sentii il bisogno di esternare il mio stato d´animo, presi carta e penna incominciando a mettere nero su bianco per descrivere il calvario che dovetti subire nei due periodi di internamento nel manicomio giudiziario di Aversa. Nonostante siano passati tanti anni, come allora, sento le carni straziate dalla brutalità sadica e disumana dei secondini. Immerso in quei ricordi, provo ancora odio contro gli aguzzini massacratori,
specializzati nelle torture per l´annientamento psico-fisico di chi cade nelle loro grinfie. La rabbia per quel trattamento è incommensurabile, dovetti subirlo in assoluto silenzio per non scatenare la reazione delle orde carcerarie, ingoiai bocconi amari per non aggravare la mia posizione di impotenza totale.

Avevo appena finito di descrivere questo triste ricordo quando sentii lo squillo del telefono che mi distoglieva dai miei pensieri riportandomi nella cruda e spietata realtà del presente fatta ancora di divieti, di controllo, di persecuzioni,di annientamento, di assassinio. La voce della compagna nell´informarmi fu laconica, il compagno Francesco Mastrogiovanni era morto, assassinato dalla pratica psichiatrica con il famigerato (T.S.O.) trattamento sanitario obbligatorio, un ennesimo omicidio perpetrato con inaudita ferocia contro una persona inerme, indifesa. Francesco con la sua bontà, la sua dolcezza, ero un maestro elementare ammirato dai suoi alunni, ma nella mente perversa di chi e preposto all'ordine costituito, bramoso di espletare il ruolo del carnefice decide il sequestro con aberrante cattiveria. Qui non voglio parlare del T.S.O., come previsto dalla legge 180, la famosa legge Basaglia che stabilisce il metodo d´intervento nell'applicare il trattamento: di fatto il tso è un abuso violento contro la persona, molto peggio del sequestro criminale finalizzato al ricatto. Per esperienza diretta posso affermare che tutto quello che gravita nell'orbita della pseudoscienza psichiatrica è ABUSO, una pratica d´abolire, adesso e subito per porre fine alla carneficina dei dissidenti, dei ribelli, di chi esprime una sofferenza o un disagio socio- psicologico; la psichiatria è uno strumento di potere che annulla qualsiasi diritto alla persona negandogli anche le relazioni affettive, nel caso di Francesco, per quattro giorni ai familiari sono state proibite le visite, il boia non voleva essere disturbato; prima di essere immobilizzato dalla canea accorsa numerosa, rivolgendosi alla signora che gestisce il campeggio dove era in vacanza disse le testuali parole: “se mi portano all'ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo” infatti così è stato.

La sua morte come tutte le altre sono crimini contro l´umanità. La psichiatria si regge sul giudizio ed il pregiudizio pertanto non e solo un problema politico-sociale la sua linfa vitale e culturale e questo e un aspetto determinante che bisogna debellare. Francesco non è un caso unico, prima di lui decine di individui hanno pagato con la vita il loro dissenso, la loro sofferenza, spetta a noi impedire che altre persone vengono ammazzate in nome della tranquillità e della sicurezza.

Spetta a noi fare un grosso lavoro di controinformazione e di lotte contro questa pratica aberrante, e nostro compito di uomini liberi di impedire che qualsiasi forma di rivolta venga sottoposta alla pratica psichiatrica, coercitiva, farmacologica. Se noi sentiamo il vero valore della vita, dobbiamo toglierci il bavaglio per gridare forte la nostra rabbia il nostro dolore. A questa notizia sbiancai, la mia storia impallidì rispetto a quella morte, mi resi conto della urgente necessità di continuare il percorso di lotte e di informazione per debellare il sistema di potere che ci attanaglia e ci imprigiona.

UN ABBRACCIO IDEALE al compagno FRANCESCO.

 

Sabatino Catapano


p.s. Ringrazio il Centro di Relazioni Umane e Maria d'Oronzo per avermi fatto conoscere Sabatino e inviato i suoi scritti.


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