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Bruna Spagnuolo: Fiaccola olimpica in manette. Il Tibet piange 2
08 Maggio 2008
 

Il giovane barone Pierre Fredi Da Coubertin ha fatto rivivere i Giochi Olimpici (morti e sepolti sin dal 393 a. C.). Molti erano stati i tentativi falliti (1859 / 1870 / 1875), prima che lui riuscisse nell’impresa. Gli sforzi dei vari sognatori si erano infranti tutti contro la mancanza di strutture adeguate (che avevano relegato i giochi nel ruolo di gare rionali). Da Coubertin diede al suo sogno ali robuste, spendendo buona parte del suo patrimonio, viaggiando da un angolo all’altro del mondo e tessendo le trame dei consensi internazionali necessari alla dimensione ‘ecumenica’ dei Giochi Olimpici. Riuscì, infine (nel 1892), ad ottenere l’approvazione dell’Unione Francese per gli Sport Atletici e, successivamente, a far approvare la Prima Olimpiade dell’Era Moderna da parte del Congresso Internazionale di Parigi. Era il 1894, il miracolo di resuscitare le Olimpiadi era stato un successo!

Atene, nel 1896, fu la prima città-casa di quei ‘Giochi’ che non le erano estranei. Il re Giorgio 1° di Grecia lanciò da quel pulpito prestigioso l’idea che tutte le Olimpiadi future si tenessero in Atene. Da Coubertin e il CIO decisero, invece, che i Giochi Olimpici, allo scadere dei quattro anni di rito, onorassero la Francia (Parigi- 1900), al turno successivo gli Stati Uniti d’America (1904) e, di volta in volta, sempre una nazione diversa.

Il mondo tornò ad unirsi attorno ai Giochi Olimpici. La loro fiaccola ricominciò a far sognare e ad ispirare ideali nobili e belli. Le vie delle miserie umane sono infinite, però, e, purtroppo, s’imparentano con quelle della tracotanza, non risparmiando neppure i vessilli dei sogni. Le Olimpiadi conobbero una pagina buia, servendo al nazismo (1936) per celebrare (a Berlino) lo spirito nazionalista, militarista e razzista che, alla base del tristemente noto pangermanesimo, avrebbe segnato il mondo con indimenticabili orrori.

Pierre Fredi Da Coubertin, che morì l’anno dopo, fece in tempo a subire il grande dolore di vedere quell’undicesima edizione dei Giochi Olimpici trasformarsi in una farsa amara dei valori che egli aveva sognato di veder sventolare al di sopra dei confini-barriere tra i popoli e di veder diffondere attraverso l’atletismo (ispirato al sacrificio, alla disciplina e alla responsabilità del singolo-creatura dotata di capacità decisionali/autonomia e libertà).

Le Olimpiadi di Pechino di questi valori hanno fatto piazza pulita, escludendo Pistorius, l’atleta che li incarna al di sopra di tutti; appoggiando la piattaforma dei ‘Giochi’ dei tempi di pace sull’oppressione del Tibet, ove il ‘singolo’, sia come individuo che come membro della collettività, è schiacciato nella sua libertà individuale e persino eliminato dalla faccia della terra. Le Olimpiadi 2008 ricordano quelle del 1936 e faranno rivoltare Da Coubertin nella tomba, checché ne dica Pechino, perché il suo parere è di parte e non è sincero.

 

Capisco i sacrifici degli atleti e gl’interessi mastodontici che sciamano nell’ombra, dietro le varie edizioni dei Giochi Olimpici, ma capisco anche che si dovrebbero salvare gl’interessi senza affossare il significato di una così alta manifestazione (che non può e non deve ‘passare il Rubicone’ letteralmente disseminato di ‘cadaveri’). Io non ho antipatia per la Cina, anzi l’amo, ma amo il suo popolo e la sua cultura e disapprovo la politica della violenza. Chi non la disapprova? I cori in tal senso sono unanimi, ma Pechino si mette la maschera e ne inventa ‘di cotte di crude’, per giustificarsi in modo puerile. Ha invaso e oppresso per decenni, potrebbe ora avere la decenza di riconoscere, almeno, i diritti umani? Si è presa la terra, la ricchezza e la vita della gente, potrebbe ora riconoscere a quei poveri oppressi il diritto di pregare e di onorare Dio come meglio credono, senza massacrarli e ammonticchiarli, intridendo di sangue la terra di cui si vuole servire? La terra si vendica dei suoi aguzzini e restituisce il sangue che riceve, prima o poi, ogni invasore se ne dovrebbe ricordare. Le Olimpiadi stanno a cuore a tutti, ma le nazioni che commettono crimini così efferati non le dovrebbero meritare, o no? I preparativi sono troppo avanti e non si può tornare indietro, ma si poteva qualche tempo fa… Perché le altre nazioni hanno borbottato come un padre contrariato (che permetta a uno dei figli di trucidarne altri)? Pechino sta facendo i comodi suoi, a parte inezie-passi da gambero. Ha massacrato e ha mentito, distribuendo a poveri giovani in divisa i travestimenti da monaci con cui aggiungere la beffa al danno del genocidio senza quartiere. Provo pena per i soldati comandati, che possono soltanto scegliere se versare il sangue altrui o quello proprio, ma non ne provo alcuna per chi li manda a commettere gli orrori.

Le nazioni del mondo avrebbero dovuto pensarci; se le Olimpiadi non potevano essere annullate, avrebbero dovuto essere trasferite. La voce del Dalai Lama tra quelle in favore delle olimpiadi a Pechino è amore per la Cina e inno per la mitezza. Egli si accontenta di salvare la vita dei Tibetani rimasti e non chiede più altro all’invasore, ma il resto del mondo dovrebbe pretendere qualcosa di più e non dovrebbe permettere lo scempio di inviare i nostri atleti a disegnare nel cielo di Pechino la grazia della loro bravura e ad avallare, in qualche modo, i modi di fare del padrone di casa (alias, la sua politica irriguardosa dei diritti umani in senso lato e dei valori più sacrosanti in assoluto). Io credo che, ancora una volta, la politica abbia scavalcato il volere del popolo: in tutte le nazioni, la fiaccola olimpica è stata contestata, o, meglio, ne è stato contestato il passaggio, data la sua meta finale. Le varie nazioni non hanno preso nota del volere del loro popolo, ma si sono schierate accanto alla Cina e lo hanno fatto nel peggiore dei modi: hanno spento il senso di quella fiaccola proprio tenendola accesa e impedendo ai manifestanti di raggiungerla. Coloro che volevano spegnerla, per assurdo, la volevano accesa. Gli Stati hanno scortato la fiaccola olimpica con le armi, come un prigioniero ammanettato… e questo è un pugno allo stomaco che non ha parametri passati-presenti-futuri / è una concessione alla violenza, un macigno pesantissimo sul piatto opposto a quello del bene, un’alleanza con le forze che non sono nella parte bianca del tao. Le ‘scorte’ della fiaccola diretta a Pechino hanno fatto anche uso delle armi. La fiaccola, in alcuni luoghi, ha lasciato, dietro e attorno a sé, esseri umani insanguinati…

 

Questo è un precedente pericoloso: se (noi, cittadini del mondo) abbiamo potuto accettare che la fiaccola olimpica viaggiasse ‘in manette’, fingendosi simbolo di libertà e di valori assenti, forse non sappiamo chi eravamo e da dove veniamo e non ci chiediamo chi saremo e dove stiamo andando…

 

Bruna Spagnuolo


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