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Il Processo di K 
Ai Filodrammatici di Milano fino al 4 marzo
14 Febbraio 2012
 

Il processo (Der Prozess) di Franz Kafka ha conosciuto meritata e vastissima fortuna dal tempo della pubblicazione, nell'anno 1925, anche se la sua stesura, seppur incompiuta, risaliva ad alcuni anni prima. Il capolavoro si avvia quindi al secolo di vita. Per fortuna l'amico Max Brod non distrusse il manoscritto che vide la luce poco dopo la morte del genio di Praga. La surreale e tragica vicenda di Josef K., dirigente di un'importante banca, resa ancor più surreale e tragica dall'inserimento in un contesto “burocratico” – l'accusa gli viene mossa per una misteriosa e non specificata colpa/reato e il processo, nel dipanarsi degli eventi, ha un illogico, quanto inesorabile, svolgimento –, non smette di ispirare il lavoro di artisti di ogni luogo. Non ultimo, nella sua feconda e importante stagione produttiva, il Teatro Filodrammatici, che ne propone una riscrittura per il tramite di Bruno Fornasari (anche regista).

«Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato», è il celeberrimo incipit. Scena che si presenta all'apertura dello spettacolo Il Processo di K, presentato in prima nazionale l'8 febbraio scorso e in scena sino al 4 marzo 2012 nel delizioso e caldo spazio scenico di via Filodrammatici 1.

Il trascorrere dei giorni e delle relazioni interpersonali come una prigione quotidiana (K è, paradossalmente, lasciato libero nonostante l'accusa, mossagli perché, e il conseguente procedimento giudiziario); l'angoscia che deriva dall'inspiegabile; le atmosfere da incubo in cui si precipita senza poter comprendere; la spietata nettezza e indeterminatezza di un brutale sogno a occhi aperti dalle guaste e impreviste direzioni, fra il consueto e il grottesco di una sin troppo palpabile e procedurale realtà situazioni stranite e stranianti per sentirsi estraniati ed espulsi da ogni senso compiuto; l'assurdo che muove al riso nella sorda e sordida disperazione del consorzio umano e di certe sue manifestazioni (anche istituzionali) che prevaricano prendendo drammaticamente il sopravvento; la percezione della mostruosità e, nel contempo, dell'indifferenza.

«Qualcuno doveva aver diffamato Josef K. perché senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato». Ci rotolano con drammatiche intenzioni queste parole nel palato e nella mente. Il volto meno amabile e più insensato della società. Esilarante nella sua assurdità l'idea dell'assistenza che K, dopo l'arresto che lo lascia “libero” ma schiavo di un'insicurezza macerante, può ottenere da un call center. Gli esiti psichici e le implicazioni esistenziali sono senza tempo, nonostante l'aggiornamento tecnologico operato dall'immersione nella contemporaneità con le sue ingannevoli apparenze e superfici: body scanner pensanti, numeri verdi, informatica e hacker. Implacabile è la sorte tuttavia per il povero K, che potrebbe essere uno di tutti noi, caduto dentro un meschino, possente, inesplicabile e stritolante ingranaggio.

«Il processo, interpretato di solito come romanzo di critica al paradosso burocratico che, mentre predica efficienza, razzola immobilità e alienazione, diventa oggi, per noi, un processo di trasformazione dell’uomo da una condizione di anestesia ad uno stato di lotta con se stesso, con l’immagine che ha di scon il proprio destino», chiosa Bruno Fornasari.

Lo spettacolo ha ottenuto il patrocinio dell'Associazione Nazionale Magistrati, Giunta sezionale di Milano. Peraltro mercoledì 15 febbraio, alle ore 21:30, dopo la recita fissata alle 19:30, vi sarà un incontro, a ingresso libero fino a esaurimento posti: “A processo senza kafkismi - Verità e luoghi comuni del procedere giudiziario”. Parteciperanno Oscar Magi, presidente IV Sezione Penale Tribunale di Milano, Gherardo Colombo, già magistrato e attuale presidente della Garzanti, Gianni Barbacetto, giornalista de Il Fatto Quotidiano, e Anna Maria Peschiera, presidente della Giunta ANM di Milano.

«L’incontro si concentrerà sul dare al pubblico alcuni strumenti per meglio comprendere i meccanismi che regolano il procedimento giudiziario, individuandone poi punti di forza e debolezze. L’iniziativa nasce con la volontà da parte del teatro, in piena sintonia con l’Associazione Magistrati, di avvicinare sempre di più la società civile al mondo giudiziario, cercando di far luce sulle verità e i luoghi comuni che spesso fanno percepire questo mondo come alieno e talvolta ostile».

Tornando a Il Processo di K, va sottolineata l'eccellente prova degli attori: Tommaso Amadio, che è anche co-direttore del Teatro Filodrammatici, nella parte di K; Alex Cendron, Dario Merlini, Matthieu Pastore, Alice Redini, tutti impegnati, e con convincente e grand'abilità in più ruoli.

«Tutte le cose di questo mondo sono per Kafka cose dell'“altro mondo”: non solo e non tanto le cose orribili, quanto quelle naturali, quotidiane, banali. Si dice spesso che la vera angoscia non è generata da singole cose e singoli eventi, ma da un senso del nulla che si rivela dappertutto, in ogni cosa» (Ladislao Mittner).

 

Alberto Figliolia

 

 

Il Processo di K, Teatro Filodrammatici (via Filodrammatici 1), sino al 4 marzo. Orario spettacoli: mar 20:45, mer 19:30, gio-ven-sab 20:45. Info: tel. 02.36727550, sito Internet www.teatrofilodrammatici.eu


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