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Yoani Sánchez. “Portami a navigare, per il grande mare...”
22 Febbraio 2009
 

Dal blog Generación Y

21 febbraio 2009



Llevame a navegar,

por el ancho mar*

En una tierra rodeada de agua, el marinero es un vínculo con el otro lado, el portador de esas imágenes que la insularidad no deja ver. En el caso cubano, quien trabaja en un barco puede, además, comprar en el extranjero muchos productos inexistentes en los mercados locales. Una especie de Ulises, que después de meses navegando, trae su maleta llena de baratijas para la familia. El marino conecta los electrodomésticos trasladados en las barrigas de los buques con el mercado negro; hace que las modas lleguen antes de lo planificado por los burócratas del comercio interior.

Durante varias décadas, ser “marino mercante” era pertenecer a una selecta cofradía que podía ir más allá del horizonte y traer objetos nunca vistos en estas latitudes. Los primeros jeans, grabadoras de cintas y chicles que toqué en mi vida fueron transportados por esos afortunados tripulantes. Lo mismo ocurrió con los relojes digitales, los televisores en colores y algunos autos, que en nada se parecían a los poco atractivos Lada y Moskovich.

Para los parientes de un marinero, los largos meses de ausencia se suavizan con el bálsamo económico que producirá la estancia en puertos con precios más baratos y mejores calidades que las tiendas cubanas. Cuando llega la edad de jubilarse y de echar el ancla, entonces a vivir de lo que se ha podido transportar y de las imágenes que han quedado en la memoria.

Cuento toda esta historia de barcos, mástiles y mercado informal, porque a Oscar, el esposo de la blogger de Sin Evasión, están amenazándolo con expulsarlo de su trabajo como marinero. El motivo: la decisión de Miriam Celaya de quitarse el antifaz y seguir escribiendo sus opiniones a cara descubierta. El castigo: dejar a la familia sin el necesario sustento. Por ella navegar libre en la red, puede él perder la posibilidad de surcar las aguas.


Yoani Sánchez


* De la canción infantil “Barquito de papel”.



Portami a navigare, per il grande mare*

In una terra circondata dall’acqua, il marinaio rappresenta un legame con l’altra sponda, colui che porta le immagini che l’insularità non lascia vedere. Nel caso cubano, chi lavora a bordo di una nave gode del vantaggio di poter comprare all’estero molti prodotti inesistenti nei mercati locali. È una specie di Ulisse, che dopo mesi di navigazione, torna con la valigia piena di cianfrusaglie per la famiglia. Il marinaio mette in comunicazione gli elettrodomestici trasportati nelle stive delle navi con il mercato nero; fa sì che le mode giungano prima di quanto pianificato dai burocrati del commercio interno.

Per diversi decenni, fare il marinaio su una nave mercantile voleva dire appartenere a una ristretta confraternita che poteva oltrepassare l’orizzonte e portare cose mai viste a queste latitudini. I primi jeans, registratori di pellicole e gomme americane che ho toccato nella mia vita sono state portate proprio da quei fortunati marinai. È accaduta la stessa cosa con gli orologi digitali, i televisori a colori e diverse auto, per niente simili alle poco attraenti Lada e Moskovich.

Per i familiari di un marinaio, i lunghi mesi di assenza erano resi più dolci dal sollievo economico causato dalla permanenza nei porti che praticavano prezzi più economici e vendevano cose di miglior qualità rispetto ai negozi cubani. Quando arriva l’età della pensione e di gettare l’ancora, i mariani vivono di ciò che sono riusciti a trasportare e ricordano le immagini che si sono fissate nella memoria.

Racconto questa storia di barche, alberi e mercato informale, perché stanno minacciando Oscar, marito della blogger di Sin Evasión, di espellerlo dal suo lavoro di marinaio. Il motivo: la decisione di Miriam Celaya di togliersi la maschera e continuare a scrivere le sue opinioni a volto scoperto. La punizione: privare la famiglia del sostentamento necessario. Per essere lei libera di navigare nella rete, lui può perdere la possibilità di solcare i mari.


Traduzione di Gordiano Lupi


* Dalla canzone infantile “Barchina di carta”.


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