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Yoani Sánchez. Il sermone di José Conrado nella chiesa di legno
10 Febbraio 2009
 

Dal blog Generación Y

8 febbraio 2009

 

 

José Conrado

Un domingo inusual, con apenas veintitrés grados en Santiago de Cuba, lo escuché hablar desde el altar. Más de doscientas personas asistían a su sermón en la iglesia de madera de un barrio pobre con las montañas como fondo. A mí, que las liturgias me aburren, me sorprendió verlo oficiar desde la realidad y tomar a Jesús como referencia para abordar el día de hoy. José Conrado es un hombre difícil para quienes están acostumbrados a dirigirse –sólo ellos– a una multitud. Un santiaguero campechano y risueño, capaz de cantarle las cuarentas a quien ose entristecer a su congregación. Evidencia molesta para los que callan y hueso duro para aquellos que acostumbran a poner mordazas.

Por eso, no me ha sorprendido verlo recoger el sentir de tanta gente y dirigirle una carta abierta a Raúl Castro.

Percibo que no espera respuesta a su misiva: ya la tiene. Es ese rezo callado que sale de cada uno de sus feligreses, la manera que claman por los cambios, sin alzar la voz. En su pequeña Iglesia de Santa Teresita ya se ha dicho todo y -yo que estuve allí- les digo que tiene el tono de la súplica, del que no puede, ni debe, esperar más.

 

Yoani Sánchez

 

 

José Conrado

In una domenica insolita con appena ventitré gradi, a Santiago di Cuba, ho sentito José Conrado parlare dall’altare. Oltre duecento persone hanno assistito al suo sermone in una chiesa di legno di un quartiere povero con le montagne a fare da sfondo. Le cerimonie liturgiche mi annoiano, ma in questo caso mi ha sorpreso vedere un prete dire messa immerso nella realtà e prendere Gesù come riferimento per affrontare il quotidiano. José Conrado è un uomo difficile per chi è abituato a rivolgersi - soltanto loro - a una folla. È un abitante di Santiago gioviale e sorridente, capace di dirgliene quattro a chi si permette di rattristare la sua assemblea. Rappresenta una fastidiosa certezza per chi tace e un osso duro per chi è abituato a mettere bavagli.

Per questo motivo non mi ha sorpreso vederlo esprimere il pensiero di tante persone e scrivere una lettera aperta a Raúl Castro.

Presumo che José Conrado non attenda risposta alla sua lettera: già la possiede. È quella preghiera silenziosa che pronunciano i suoi fedeli, il modo in cui reclamano il cambiamento, senza alzare la voce. Nella sua piccola Chiesa di Santa Teresina è stato detto tutto e - io che mi trovavo là - vi dico che le sue parole hanno il tono della supplica, di quello che non può, né deve, aspettare oltre.

 

Traduzione di Gordiano Lupi



Nota del Traduttore: Consiglio di leggere per intero la lettera di José Conrado, un prete coraggioso che sta dalla parte del popolo. La sua missiva rivolta a Raúl Castro è un elenco di tutto ciò che non va, delle cose da cambiare, di ciò che manca, visto con gli occhi della povera gente. Conrado chiede - rispettosamente - un rapido cambiamento economico, il rispetto dei diritti umani e scelte in favore di una partecipazione popolare alle decisioni di governo. José Conrado porta in primo piano le istanze fatte proprie dal Progetto Varela di Payá, lo fa in una pubblica occasione, all’interno di una cerimonia religiosa. «Costruire una patria con tutti e per il bene di tutti» dice Conrado, parafrasando José Martí e mai citazione è stata più appropriata. Cuba deve cambiare in meglio. Ne ha il tempo e le possibilità. Applaudo al coraggio di José Conrado e - una volta tanto - sto con la Chiesa. (Gordiano Lupi)


Foto allegate

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