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Carlos Carralero. Cinque “eroi” (terroristi) cubani negli Stati Uniti
Carlos Carralero. Scrittore ed esule politico cubano, presidente dell
Carlos Carralero. Scrittore ed esule politico cubano, presidente dell'Unione per le Libertà a Cuba 
04 Maggio 2010
 

Subito dopo l’omicidio premeditato del dissidente Orlando Zapata Tamayo, il regime cubano con la solita arroganza e assenza di morale che lo contraddistinguono, ha ordinato ad uno dei suoi servi di scrivere un articolo – con i soliti ripugnanti mezzi ai quali, noi cubani, siamo ormai abituati. Senza scrupoli il gregario di turno ha cominciato a diffondere menzogne che offendono profondamente non solo la madre di Zapata, ma anche le più modeste sensibilità e intelligenza umane. Tale Ubieta (così si chiama) nel suo articolo, tra tante fandonie ha detto che i dissidenti hanno bisogno di eroi... e propina la solita falsità: che Zapata era un delinquente reclutato e incitato dalla dissidenza allo sciopero della fame in cambio di “qualche promessa”, di cui “un giorno si saprà”.

I “reati” di cui Zapata si è macchiato e che lo hanno condotto ad una condanna complessiva di 36 anni di carcere sono stati “mancanza di rispetto”, “disordini pubblici”, “disobbedienza” e “disordini in istituto di pena”, l’ultimo dei quali nel maggio 2009 – come è risaputo e ha dichiarato anche Gerardo Ducos, ricercatore di Amnesty International per i Caraibi, che lo aveva adottato insieme ad altri 55 prigionieri di coscienza arrestati nella massiccia repressione del marzo 2003.

Zapata chiedeva la liberazione dei 26 prigionieri di coscienza che si trovano in gravi condizioni di salute e, adesso, dopo la sua morte, lo stesso sta facendo Fariñas. Anche lui reclutato? Zapata ha fatto vedere al mondo ciò che già dagli anni sessanta tanti cubani gridavano dalle prigioni e nessuno sul pianeta voleva ascoltare: che a Cuba, il solo sopportare la prigione è già un eroismo.

Nello stesso articolo, non a caso, Ubieta parla delle cinque spie cubane, giudicate e condannate negli Stati Uniti, ma da sempre spacciate per eroi dalla propaganda castrista. Il castrismo si sostiene alimentandosi e alimentando l’odio contro l’America…

Ubieta non cede nemmeno quando El Paìs di Madrid, dopo la morte di Zapata, scrive «La dissidenza cubana continua a mobilitarsi per la morte del prigioniero di coscienza Orlando Zapata Tomayo». Secondo Ubieta El Pais propinerebbe notizie false.

Questi sono gli eroi per il castrismo.

 

I fatti. Nel 1998 l’F.B.I., dopo lunghe indagini, arrestò in territorio americano dieci appartenenti ad una rete di spionaggio denominata “Avispa” (vespa), alcuni dei quali di nazionalità americana. L’organizzazione segreta contava circa venti membri, ma gli altri riuscirono a dileguarsi prima dell’arresto.

A Fidel Castro non interessava che per il resto del mondo la Guerra Fredda fosse finita, per il dittatore cubano era importante continuare gli intrighi e la farsa dell’aggressione americana: Fidel Castro non poteva sopravvivere senza l’eterna, anche se immaginifica, aggressione e minaccia da parte degli americani, così come Castro non reggerebbe senza la frottola dell’embargo, assurdamente chiamato blocco. Sappiamo che Castro mantiene migliaia di agenti in tutto il mondo pur di tenere vivo il teorema dell’America imperialista, nemico n. 1 di Cuba.

I compiti della rete “Avispa” erano quelli di spiare le agenzie americane e di infiltrare diverse unità militari importanti negli Stati Uniti come, ad esempio, il Comando Sud e il Comando Centrale (CENTCOM) a Tampa, responsabili delle attività militari nel vicino Oriente e nell’Asia centromeridionale; di manipolare i mezzi di comunicazione diffondendo notizie false con telefonate e lettere anonime ai giornali e a personaggi politici; di infiltrarsi nelle organizzazioni cubane in esilio per scoprire i loro piani, distruggere la loro reputazione e creare divisioni e fessure nelle loro file, indebolendo così l’unità dei cubani, per idiosincrasia, non molto uniti e coesi. Due dei loro membri riuscirono ad entrare anche nelle file della Fondazione Cubano-americana.

Quando l’America riuscì a smontare la rete “Avispa”, i suoi membri furono accusati di cospirazione come agenti al servizio del governo cubano e di essersi appropriati di informazioni sulla difesa e la sicurezza nazionale. Dei dieci agenti arrestati, cinque si dichiararono colpevoli e, di questi, quattro sono diventati collaboratori di giustizia e inclusi nel programma testimoni.

Per gli altri cinque fu provata la colpevolezza.

Fu così che l’apparato propagandistico castrista ha creato ed esportato l’ennesimo mefistofelico mito: le cinque spie che non collaborarono furono immediatamente trasformate in eroi. Ma anche il mito di questi recenti eroi deve essere smontato perché puzzano tanto di criminali.

Ecco chi sono:

- Gerardo Hernandez Nordelo (alias 'Giro Giraldo'), capo del gruppo, che usava la falsa identità di Manuel Viramontes e si trovava in territorio statunitense dal 1992. Dopo il suo arresto, si qualifica (o viene identificato?) come capitano dell’esercito cubano;

- Ramón Labañino Salazar (alias 'Alán'), maggiore dell’intelligence cubana, vice-capo dell’operazione, usando la falsa identità di Luis Medina, aveva il compito di penetrare i comandi militari per raccogliere informazioni che venivano classificate;

- Fernando González (alias 'Vicky'), che agiva sotto l’identità di Rubén de Campa, che aveva il compito di controllare e classificare tutte le attività della rete e di manipolare il mezzi di comunicazione;

- Antonio Guerrero, cittadino nordamericano per nascita, la cui famiglia fece ritorno a Cuba lasciandolo quando ancora Antonio era ancora un bambino. Era impiegato civile nella base aerea di Boca Chica, nel sud della Florida, e subordinato di Labañino. Guerrero fornì al governo cubano nomi e indirizzi di centinaia di persone che lavoravano alla base;

- René González, che era un agente doppio perché faceva l’informatore dell’F.B.I. sulle attività del narcotraffico per coprire la sua reale attività di spionaggio. González, insieme a un suo pari della rete, riuscì a infiltrarsi nelle organizzazioni degli esiliati cubani negli Stati Uniti.

Il reato per cui l’eroe Gerardo Hernández, capo del gruppo “Avispa”, è stato condannato all’ergastolo, consiste nella complicità nell’abbattimento di due piccoli aerei dell’Associazione Hermanos al Rescate, che si occupava allora dell’attività umanitaria di salvataggio dei cubani che attraversavano lo Stretto della Florida su fragili imbarcazioni. Nell’attacco morirono i quattro giovani piloti, tra cui due di cittadinanza americana. La ragione ufficiale di Cuba, fu, ovviamente, lo sconfinamento aereo dei due piccoli velivoli.

In realtà, già nel dicembre del 1995 e gennaio 1996 il governo cubano, utilizzando le informazioni fornite da Rubén González e Juan Pablo Roque (entrambi infiltrati nelle organizzazioni cubane in Florida), cominciò a sviluppare un piano per abbattere gli aerei dell’organizzazione Hermanos al Rescate. Fu Gerardo Hernandez, capo della rete Vespa, a fornire al regime il piano di volo dell’associazione diretta da José Basulto. Nello stesso 1996 i servizi segreti e la polizia scatenarono su tutto il paese un’ondata di arresti degli oppositori appartenenti alle organizzazioni per la difesa dei diritti umani che si doveva tenere il 24 febbraio, ricorrenza dell’inizio dell’ultima Guerra di indipendenza (1895).

Prima dell’operazione militare delle Forze Aeree castriste contro i due piccoli aerei, il governo cubano, inviò a Miami una nota urgente con la quale avvertiva due agenti di non salire su nessun aereo della associazione Hermanos al Rescate, né su nessun aereo: queste due persone erano René González (stranamente somigliante - secondo esperti in fisionomia - a Fidel Castro Diaz Balar, figlio maggiore di Castro avuto da Mirtha Diaz Balart, detto 'Fidelit'o, e al secondo dei cinque figli, nato dell’unione con Dalia Soto del Valle, chiamato Alejandro. Potrebbe questo spiegare il motivo dell’ordine dell’Avana) e il suo collega Juan Pablo Roque, parte molto attiva della rete “Avispa”, che così riuscì a scappare a Cuba, prima dell’azione criminale. Juan Pablo fu anche premiato per la sua azione d’intelligence con la promozione a colonnello del Ministero degli Interni: a quel tempo Castro aveva già deciso il piano per abbattere i piccoli aeri che partivano dalla Florida.

Nella registrazione delle comunicazioni radio della tragedia si sente la voce delle autorità superiori cubane dare l’ordine di abbattere i due piccoli aerei usando aeronavi della Forza Aerea militare cubana e l’euforia nell’istante in cui gli aerei, con i quattro piloti, sono abbattuti.

Questa mostruosità è paragonabile solo con l’affondamento del rimorchiatore “13 Marzo”, avvenuto il 13 luglio 1994, dove sparirono in mare circa quaranta persone che tentavano di raggiungere la Florida. Tra loro, venti bambini che furono strappati dalle braccia delle mamme con forti getti d’acqua.

Per avere un’idea della continua strumentalizzazione del regime cubano e dei suoi complici nel mondo, a tredici anni dall’accaduto, né il governo cubano né i suoi complici hanno mai menzionato per una volta le cinque persone che hanno confessato e collaborato, ma solo gli altri cinque, spie e terroristi, incensandoli e spacciandoli per eroi nazionali cubani, vittime dell’imperialismo americano.

È così che da più di dieci anni il mondo sente parlare dei cinque eroi cubani.

Queste sono le cinque spie che il governo cubano usa per la sua propaganda facendoli passare per eroi, aiutato fin dal primo momento dai suoi complici all’estero, senza mai menzionare che hanno violato le leggi americane né, ovviamente, gli altri cinque arrestati, che hanno confessato e collaborato. Né lo faranno mai. I nomi degli altri cinque arrestati che hanno collaborato e, per questo scontato pene meno severe, sono stati occultati dalla disinformazione castrista: sono le due coppie Nicolo Hernández (alias 'Manolo') e Linda Hernández (alias 'Judith'), Joseph Santos (alias 'Mario') e Amarilys Silverio Santos (alias 'Julia'), e Alejandro Alonso. Di loro nessuno nessuna notizia né a Cuba né all’estero non tanto perché, avendo confessato e collaborato, costituivano la prova vivente dell’esistenza dello spionaggio castrista, ma perché rappresentavano lo smascheramento della propaganda castrista.

 

Questi sono gli eroi: alcuni pubblicizzati per convenienza, altri nascosti dalla disinformazione castrista a Cuba e in tutto il mondo.

Ma i castristi oramai moriranno ripetendo che a Cuba la colpa di tutto il male della terra è degli americani. L’assenza di un nemico come gli Stati Uniti segnerebbe la fine del castrismo che si sostiene alimentandosi e alimentando quell’odio mondiale, palese o nascosto, così come Hitler con gli ebrei.

Ubieta! Arrenditi all’evidenza. Nessuno al mondo crede alle menzogne di Castro.

 

Carlos Carralero


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