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Reinaldo Arenas. Lo sposo del mare
21 Aprile 2010
 

Reinaldo Arenas

Lo sposo del mare

Prefazione Héctor Febles

Edizioni Libreria Croce, pagg. 96, € 15

 

Reinaldo Arenas nasce in un villaggio di campagna dalle parti di Holguín (Cuba) il 16 luglio 1943 e muore suicida a New York, il 7 dicembre 1990, dopo aver contratto l’Aids ed essersi ammalato del morbo più terribile: la nostalgia. Arenas non amava la Cuba comunista e dittatoriale di Fidel Castro, ma odiava con tutto il cuore anche la Miami degli esuli cubani e il capitalismo statunitense. La realtà non è mai monodimensionale e le opinioni dei veri intellettuali raramente coincidono con il bianco e con il nero. Tra l’altro Arenas fu inizialmente favorevole alla rivoluzione, credette nell’uomo nuovo profetizzato dalla retorica nazionalistica e si arruolò nelle truppe castriste. Negli anni Sessanta, maturò una feroce repulsione di fronte alle violenze della polizia e alle ondate repressive nei confronti di dissidenti e antisociali. La sua ribellione a Castro gli costò ripetute censure alle opere, molestie fisiche e morali, oltre a periodi di internamento nelle Umap (gulag per antisociali, omosessuali, capelloni, rockettari e affini). Credo di non sbagliare se affermo che Arenas è uno degli scrittori cubani più importanti del Novecento, anche se in patria viene letto soltanto di nascosto. Héctor Febles afferma che in Messico negli anni Ottanta veniva definito un nuovo mostro della letteratura ispano-americana. Non avevano torto. Arenas è un artista a tutto tondo: poeta, romanziere, drammaturgo, anche se in Italia lo conosciamo soprattutto per lo stupendo Prima che sia notte (Guanda, 2000 - 2007), autobiografia terminale di un oppositore al regime di Fidel Castro. Le Edizioni Socrates hanno pubblicato la raccolta di racconti Adiós a mamá (de La Habana a Nueva York) (2006), introdotta da Mario Vargas Llosa. Arturo, la stella più brillante, invece, è un romanzo breve uscito per Cargo (2007). La produzione inedita di Arenas è sterminata, ma non è facile risolvere questioni di diritti tra eredi litigiosi per pubblicare qualcosa.

La Libreria Croce di Roma compie un lavoro meritorio tirando fuori dall’oblio la raccolta poetica Lo sposo del mare (tradotta da Claudio Marrucci), edita in spagnolo come Voluntad de vivir manifestandose. Nel libro vengono presentate alcune delle poesie più significative di Arenas, autore incline alla lirica-racconto perché prima di tutto è un romanziere. “Contributi” è una sorta di manifesto sulla libertà negata: Carl Marx/ non ebbe mai senza saperlo un registratore/ collocato strategicamente nel suo luogo più intimo./ Nessuno lo ha spiato dal marciapiede di fronte/ mentre con gioia scarabocchiava fogli su fogli./ Si è potuto concedere il lusso eroico/ di cospirare tranquillamente/ contro il sistema imperante. “Se ti chiamassi Nelson” racconta la tragedia di uno scrittore cubano confinato in un campo di concentramento, poi liberato e infine condannato a morte per aver provato a dirottare un aereo. Nelson Rodríguez ha scritto Il regalo, pubblicato da Virgilio Piñera nel 1964 e un libro sulla sua esperienza di forzato che le autorità cubane hanno fatto sparire. Se ti chiamassi Nelson/ adesso staresti sfilando marzialmente/ (pugno alzato, passo fermo, capelli a zero)/ davanti alla tribuna dove il capo/ concederà, forse, la grazia di un saluto… L’emblematica lirica “Pensare” ci ricorda che Pensare non fa parte/ dei doveri dello sbirro/ Pensare non fa parte dei doveri del cretino/ Pensare non fa parte/ dei doveri dello schiavo… per continuare con il turista, la puttana, il professore, il presidente, l’ambasciatore e concludere che in fondo pensare è soltanto una strana, molesta e impertinente parolina. Questa poesia la scrive a New York e manifesta tutta la sua insofferenza per una società consumistica nella quale non è mai riuscito ad adattarsi. Geniale anche “Stronzetto bianco”, diretta al professore universitario che inneggia al comunismo, una teoria che secondo lui fila alla perfezione, tanto non gli verrà mai applicata nella pratica quotidiana. Può sembrare strano, ma nel nostro paese siamo circondati da un gran numero di stronzetti bianchi.

L’opera di Reinaldo Arenas è quella di uno scrittore in perenne lotta contro l’ingiustizia e contro la stupidità del potere, come ricorda Antonio Veneziani nella breve ma intensa postfazione. Fa male doversi rendere conto che la stupidità è ancora al potere mentre un autore geniale ci ha lasciati troppo presto.

 

Gordiano Lupi


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