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Il governo cubano intensifica gli attacchi contro i blogger indipendenti 
Offesa e diffamata la blogger Yoani Sánchez
15 Dicembre 2009
 

Juan O. Tamayo su El Nuevo Herald di Miami annuncia un problema che avevamo intuito leggendo certa stampa italiana che considera mezzi di comunicazione credibili il Granma e Cubavision.

Cuba è passata al contrattacco nei confronti dei nemici cibernetici e usa le armi di sempre affermando che le opinioni non conformi provengono da mercenari e da agenti della CIA, mentre nessuno controbatte nel merito le critiche espresse da blogger come Yoani Sánchez. Per gli uomini dell’apparato vale la petizione di principio: si tratta di mercenari, di persone pagate dagli Stati Uniti per distruggere la nostra società, quindi non meritano di essere ascoltati. Molti uomini del regime sono in crisi, perché non sanno come rispondere alle critiche. Se le affermazioni dei blogger vengono confutate, se ne legittima l’esistenza e si riconosce l’avversario, al contrario ignorare certe opinioni equivale a confermarle; se si reprimono, si finisce per potenziare i blogger, che in ogni caso continuano a rafforzarsi.

La sola risposta possibile sembra essere il contrattacco. Infatti, nelle ultime settimane sono stati pubblicati su Internet molti articoli ispirati alla dottrina di Granma e Cubavision che parlano di una guerra mediatica e della necessità di lottare in trincea per difendere la rivoluzione. Alcuni articoli annunciano esplicitamente una guerra contro i blogger, al punto che sembra di sentire le parole di un ayatollah iraniano mentre chiede di eliminare l’opposizione.

L’obiettivo principale dell’aggressione telematico-giornalistica è Yoani Sánchez e il suo popolare blog Generación Y. Il 19 novembre Barack Obama ha inviato le risposte a un questionario della blogger che non si è fatta scappare l’occasione di pubblicarle. Non è passato un giorno che si è scatenata una vera e propria guerra mediatica contro la Sánchez a base di articoli scritti dai cani da guardia del regime sparsi per tutto il mondo. Il governo dei Castro gode di un perfetto ufficio stampa, a base di traduttori del Granma che da decenni spargono per il mondo le menzogne della dittatura.

In Italia non siamo stati a guardare, ma abbiamo visto i soliti noti gettarsi come belve sull’osso lanciato dal potere. Sono state riempite pagine su pagine per cercare di dimostrare che Yoani Sánchez è una creatura dell’imperialismo nordamericano e non un fenomeno spontaneo. Impresa impossibile, ma che servili giornalisti hanno onorato con fedeltà e dedizione alla causa.

Il governo cubano ha schedato come pericolosi elementi sovversivi almeno 15 blogger che criticano regolarmente il regime.

«Coloro che desiderano riportare il capitalismo a Cuba, ricevono finanziamenti e appoggio tecnico, dentro e fuori dal paese, per costruire un fronte controrivoluzionario», ha scritto Enrique Ubieta, direttore della rivista cubana La Calle Del Medio.

Vladia Rubio - scrittrice e giornalista del Granma - ha parlato di controrivoluzionari e di mercenari, ha detto che se i blogger hanno come scopo solo la sconfitta del loro avversario e la presa del potere, se esiste un’intenzione sovversiva, allora la Rivoluzione ha il diritto di difendersi.

La maggior parte degli articoli scritti per contrattaccare sono stati pubblicati nel blog cubano Cambios en Cuba, dove fa bella mostra una caricatura di Obama che si toglie la camicia come Superman e rivela il logo GY del blog della Sánchez. Un’altra caricatura ritrae la Sánchez come una pagliaccia cibernetica.

Molti blog hanno insinuato che la Sánchez ha mentito quando si è lamentata di essere stata malmenata da alcuni agenti della Sicurezza di Stato e che i numerosi premi internazionali le sono stati assegnati grazie a potenti gruppi anticastristi per dare maggiore importanza alle sue critiche nei confronti del sistema cubano.

Altri attacchi sono stati pubblicati su Blogcip, un sito cubano con 44 blog che si propone di «contribuire a eliminare tanta informazione errata ed equivoca su Cuba e di far conoscere dall’interno dell’Isola come pensano, come vivono, lottano e lavorano i cubani in un paese costantemente sotto assedio».

Un altro blog governativo si è messo il nome DesdeCuba.net, stranamente simile al portale della Sánchez, DesdeCuba.com, e un altro ha scritto che gli articoli della Sánchez «si avvicinano alle opinioni di Luis Posada Carriles».

Il periodico ufficiale Juventud Rebelde si è lamentato che Google ha bloccato l’acceso ai cubani per servizi come Google Earth, Tools e Desktop Search, ma non ha fatto parola dei blocchi stabiliti dall’Avana nei confronti dei siti che criticano il governo.

In un articolo pubblicato nel sito Progreso-Weekly, con sede a Miami, Nelson Valdés, professore emerito di Sociologia dell’Università del Nuovo Messico, si è chiesto “chi paga” i costi per mantenere un blog come quello della Sánchez. La domanda è di facile risposta: per aprire e registrare un blog i costi sono minimi, così come gestione, organizzazione e traduzione in varie lingue di Generación Y è basata sul puro volontariato. Posso dirlo a ragion veduta: traduco la Sánchez da due anni e mezzo, perché sono convinto di rendere un servizio alla causa della libertà di Cuba.

Ted Henken, professore del Baruch College, gestore del blog El Yuma, a tematica cubana, ha detto: «Gli attacchi del regime non entrano nel merito delle critiche, ma vogliono dimostrare che la patria è minacciata da una sciagurata anticubana, da una pirata cibernetica, la cui penna distilla veleno ed è venduta allo Zio Sam».

Yoani Sánchez - che ha sempre criticato l’embargo statunitense nei confronti di Cuba e le restrizioni di viaggio degli Stati Uniti verso il suo Paese - nega di aver ricevuto sovvenzioni economiche e soprattutto afferma di non avere padroni. Yoani non ha dato importanza agli attacchi, ma si è limitata a dire: «Molte volte dietro certe azioni violente che si trasformano in offese e diffamazioni c’è soltanto un giornalista che deve rispondere alle pressioni dei superiori». La blogger ha aggiunto: «So bene che per far cadere una maschera basta un solo istante e che un giorno ci sarà spazio per esprimere le vere opinioni. Per il momento mi limito a sorridere».

I blogger governativi dicono di rappresentare un fattore di crescita nel dibattito cibernetico su Cuba, ma non è vero, perché non sono un movimento spontaneo che nasce dalla volontà popolare, ma un modo come un altro per reprimere e per confondere le acque. Sono blog poco seguiti, che diffondono messaggi governativi, scritti con stile insufficiente e secondo una scelta di argomenti poco interessante.

Yoani Sánchez ribadisce che l’aumento esponenziale dei blog alternativi in questi ultimi tempi è il miglior premio che ha ricevuto per aver ideato e gestito Generación Y.

«Un blogger che produce informazione è un martello contro la censura, una crepa nel muro del controllo», ha detto la blogger più famosa di Cuba. «Uno spazio di opinione che nasce è come se si aprisse una scatola rimasta chiusa per lungo tempo: la verità una volta risvegliata non torna a dormire», ha aggiunto.

Yoani Sánchez parla dei veri blogger, che nascono dall’esigenza di raccontare la Cuba quotidiana, le privazioni di ogni giorno e i problemi da superare. I blogger che cominciano adesso e che sono meno famosi hanno bisogno di protezione, perché il regime può metterli in difficoltà se intorno a loro non si crea un apparato difensivo. Sono rischi che non esistono quando il blog è di origine governativa…


Gordiano Lupi


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