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Luca Leone. Se la nuova Zazie e un Goethe bicentenario s'incontrano a Roma
17 Agosto 2010
 

Lena è un “impiastro” di bimba e vive nella periferia parigina con la zia Marceline e lo zio che vende le pizzette ai turisti. Gioca spesso con il suo amichetto Zyed ed è affezionata a Bouna, il profugo clandestino che di sera grida per le strade. Una notte Lena si alza dal letto e fila via; prende il treno e arriva a Bellinzona, nella Svizzera italiana, dove incontra il poeta Giorgio Orelli che le regala il suo cappello. Il viaggio di Lena continua fino a Roma. Nel frattempo uno strano spiritello si materializza e sale su un treno a Lugano: è la strampalata reincarnazione di Johan Wolfgang Goethe, ultrabicentenario, che ha appena deciso di rifarsi un viaggetto in Italia, alla ricerca di un contatto editoriale con Bruno Vespa e per respirare un po' di Belpaese...

Questi gli ingredienti di un libro divertentissimo, Lena e il poeta, scritto per Infinito edizioni begin_of_the_skype_highlighting end_of_the_skype_highlight dalla coppia ticinese Daniele Dell’Agnola-Sergio Roic.

Ne abbiamo parlato con Daniele Dell’Agnola, già autore dell’ottimo Melinda se ne infischia.

 

Daniele, come e perché nasce Lena e il poeta? Qual è l’ispirazione del libro e quale il filo conduttore?

Il filo conduttore è senz’altro la creatività, nel trasportare un’esperienza giornalistica vissuta sul campo, in una storia d’invenzione, in cui realtà e fiction si fondono. Lena e il poeta è un libro ibrido, tra il romanzo, il reportage e il saggio. Il tema centrale è l’italicità nel mondo, cioè l’amore per la cultura e la lingua italiana. Ma l’argomento che abbiamo voluto sviluppare poggia anche sull’esigenza di scrivere divertendosi e sul bisogno di divertire il lettore: Lena ha 9 anni e fa disperare tutti gli adulti che incontra, punzecchia, diverte, è un folletto imprendibile. Il poeta, il Goethe ultra bicentenario, è uno strampalato spiritello che parte dalla Svizzera (da Lugano) per giungere a Roma, dove incontrerà la piccola Lena. E allora, scintille…

Infine, Lena e il poeta, concretamente, nasce dall’incontro di due autori svizzeri di lingua italiana, che si sono conosciuti a Roma, al palazzo della Fao, in un momento in cui entrambi erano lì a fare gli opinionisti, in occasione della prima Assemblea dei giovani italiani all’estero.

 

Al centro del libro, esilarante, c’è la tematica degli italiani che vivono all’estero, il loro essere considerati come “mezzi italiani”. Come vivono questi milioni di nostri connazionali la loro strana italianità e come vengono trattati dal loro Paese d’origine?

Alcuni (i giovani più brillanti, che stanno facendo carriera nelle università estere, o che si stanno realizzando altrove) sembrano delusi dall’Italia, ferma, poco meritocratica, un poco…mafiosetta… ma forse dicendo questo si scontrano con le esigenze dell’attuale governo, che non vuole si parli troppo di mafia. Sbaglio? È curioso che un giovane ricercatore di Oxford, di cui si parla nel libro (e non è fiction, questo episodio) veda l’Italia potenzialmente valida, ma in realtà provinciale: lui se n’è andato da Roma. Ho invece visto poca nostalgia dell’emigrante, perché questi giovani osservano l’Italia dall’esterno e hanno gli occhi proiettati avanti.

 

Anche voi, in qualche modo, siete un po’ a metà strada: svizzeri ticinesi di madre lingua italiana che si muovono culturalmente lungo il confine e hanno nel mercato editoriale italiano lo sbocco naturale per la loro letteratura…

Sì, noi dobbiamo uscire dal nostro territorio nazionale per confrontarci. Ma dobbiamo, nel contempo, come svizzeri, oltrepassare il Gottardo e fare i conti con i francofoni e gli svizzeri tedeschi. La nostra è una realtà particolare: da un lato piccola, chiusa, rinchiusa. Dall’altro, proprio per questo motivo, dobbiamo guardare oltre, cercare delle reti, dei contatti, dei confronti. Altrimenti moriamo su noi stessi.

 

Come nascono le figure letterarie di Lena e del vecchissimo Goethe e come s’inseriscono nel tema centrale del libro?

Lena nasce dalla figura letteraria di Zazie nel metrò di Raymond Queneau, è una trasfigurazione, quasi un’imitazione adattata alle esigenze narrative. Goethe nasce dalla lettura del Viaggio in Italia che il mio co-autore, Sergio Roic, ha ripreso come spunto, per parlare di italicità.

 

Che idea ci si fa, dal Cantone Ticino, dell’Italia e degli italiani?

È difficile rispondere, perché si corre il rischio di generalizzare. Per noi l’italiano è stato importantissimo come forza lavoro negli anni Sessanta, Settanta, Ottanta. Ma italiani illustri sono passati dal Ticino, hanno soggiornato qui. Altri (penso a Gianfranco Contini) hanno addirittura insegnato nelle nostre università (Friburgo, nel caso specifico). Altri ancora, come De Sanctis, erano a Zurigo. Quindi il legame con l’Italia è storicamente fortissimo e significativo. Ora noi vediamo l’Italia come una signora che dovrebbe rinnovarsi, ma forse non ne ha le forze. O forse la vedo solo io così. Non riesco a capire se l’Italia è “indietro” o se è già “avanti”. Se è già avanti rispetto al resto dell’Europa, allora si prospettano tempi grami. Ma c’è tanta potenza, nell’Italia che vedo io. Forse questa potenza è nascosta, è nel sottosuolo: e se ci fosse un terremoto? Ma uno di quelli che costruisce… Boh… E se parlassimo dei problemi svizzeri? Ahi…

 

Facciamolo in parte: qual è l’immagine dell’Italia odierna nei media svizzeri?

La Svizzera ha, tra le sue caratteristiche, una ricchezza: nel nostro Paese si parlano quattro lingue (il tedesco, il francese, l’italiano, il romancio). Per questo motivo sono diverse anche le sensibilità con le quali si guarda alla cultura di riferimento. I media della Svizzera italiana danno un’immagine dell’Italia che i media svizzero tedeschi o francesi restituirebbero difficilmente. Un esempio: in Svizzera da qualche anno emerge un partito politico di destra, l’Unione democratica di centro (che, davvero, in realtà non si pone al centro, politicamente). Questo partito traccia, nel proprio programma politico, una serie di temi di sicura presa emotiva (recentemente in Svizzera vi è stata una campagna contro la costruzione dei minareti). Nella Svizzera italiana, in particolare in Ticino, l’Udc non è così forte, ma da ormai vent’anni abbiamo la presenza, nel panorama politico, del movimento leghista. La Lega dei Ticinesi nasce e si collega in un qualche modo alla Lega Nord: sono frequenti gli incontri tra gli esponenti svizzeri della Lega dei Ticinesi e i militanti della vicina penisola. Spiego questo, per far capire quanto è complesso capire il punto di vista mediatico svizzero sull’Italia.

Bisognerebbe porre questa domanda a un politologo.

 

In conclusione, se aveste a che fare con una peste del calibro di Lena, come vi comportereste?

Io le chiederei di scrivere un racconto. Così sta tranquillizza un po’.

 

E al vostro Goethe ultrabicentenario desideroso di viaggiare di nuovo in Italia, che cosa consigliereste e sconsigliereste?

Rispondo da Svizzero tedesco: cibo, mare, sole. Consiglierei la Calabria, oppure la Sicilia, oppure il Gargano, oppure… Gli sconsiglio di stabilirsi in Italia, soprattutto se vuole fare politica. Se volesse invece vivere in Italia per scrivere e pubblicare libri, buona fortuna…

 

Luca Leone

http://lucaleone.blogspot.com


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