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“Sapere per Creare” (Parte terza) a cura di Anna Lanzetta
Studenti del Meucci di Firenze leggono racconti
Studenti del Meucci di Firenze leggono racconti 
28 Novembre 2008
 

In occasione della presentazione del testo Sapere per Creare, tutte le attenzioni sono state rivolte al libro che campeggiava da protagonista sul tavolo, preso, ripreso più volte, letto e ammirato.

Sapere per Creare è un libro pensato e strutturato con perizia nelle singole parti ed elementi che lo compongono. Un testo maneggevole per dimensioni, da portarsi facilmente ovunque per essere letto e scoperto, perché i libri dell’Editore Alessandra Borsetti Venier sono come piccoli scrigni che incuriosiscono il lettore per le intrinseche e diverse peculiarità. Tale è Sapere per Creare: elegante e raffinato nel taglio, sobrio nella scelta del colore; un compendio di letture capaci di rispondere al gusto del lettore e di accenderne la curiosità e la fantasia. Come tutti i testi editi da Morgana Edizioni, anche Sapere per Creare non appare casuale, né una semplice impaginazione lasciata senza vita in mano al lettore, ma un testo studiato, perché diventi strumento per narrare, proporre, comparare e nutrire la mente. Sapere per Creare è connotato da un percorso iconografico pregevole, scelto con cura perché ogni immagine risulti in sintonia con i testi. Non a caso l’impronta più incisiva è data dalla copertina, in cui è riportata l’opera di Picasso: Ritratto di Dora Maar, che, in stretta analogia col titolo, sembra esprimere il duplice atto della mente del Sapere e del Creare. L’opera che apre il percorso è un invito a leggere il testo in un rapporto interattivo tra la parola e l’immagine. L’Editore ha reso in tal modo -vivo- il libro agli occhi di chi lo guarda, nella mente di chi lo scopre nelle sue peculiarità, al tatto di chi lo sente suo; Alessandra Borsetti non si è limitata ad essere soltanto Editore, ma, come in tutto ciò che costruisce, ha trasfuso nel libro, da tutti apprezzato, competenze, estro e creatività.

La presentazione si è avvalsa delle testimonianze (riportate nella terza parte del libro) di alcune ex allieve che hanno parlato dell’esperienza, a distanza di otto anni:

 

Elena Mancuso così racconta: Il progetto didattico realizzato nel biennio scolastico 2001-’02 è strettamente legato ai miei interessi maturati nel corso degli anni successivi. In ambienti, quali la scuola, dove la mente prende una conformazione logico-sistematica, occorre, a mio parere, fornire strumenti che siano in grado di mantenere vivo lo spirito umanistico-interpretativo. L’introduzione del concetto di Arte negli istituti tecnici è, a mio giudizio, un’importante sfida, che nel corso degli anni, in tante occasioni si è rivelata vincente. È proprio grazie a progetti come quello da noi realizzato che gli studenti, anche degli istituti tecnici, scoprono passioni e interessi che, con ogni probabilità, non avrebbero maturato se non avessero sostenuto un confronto diretto con discipline alternative a quelle curriculari.

Personalmente, posso affermare di aver vissuto in maniera diretta questa esperienza: benché iscritta a un corso di studi tecnico-informatici, ho avuto occasione di seguire nel biennio il progetto modulare “Interazioni” riguardante Arte, Storia, Musica e Letteratura dal secondo Settecento al primo Ottocento. Questa progetto ha soddisfatto pienamente le nostre attese, sotto tutti i punti di vista: ci ha insegnato a osservare, ascoltare, leggere e capire opere d’arte e scritti letterari, che in precedenza avrei sicuramente trascurato.

Per illustrare, in maniera più efficace, l'importanza del bagaglio culturale che tuttora è presente tra le conoscenze da me acquisite, voglio riportare due esempi a mio parere particolarmente significativi. Qualche anno fa ho avuto il piacere di visitare il celebre Museo del Louvre di Parigi. Dato che avevo studiato intensamente i movimenti artistici del Romanticismo, quando mi sono ritrovata davanti ai quadri, che, fino a quel momento, avevo osservato soltanto sui libri, ho provato un’emozione che mi ha segnato profondamente e che ha sicuramente amplificato tutte le sensazioni percettibili quando si impara a “leggere” un quadro: i colori, le pose, gli sguardi, le tonalità, tutto in quel momento gridava messaggi che ero finalmente in grado di capire. Un altro aspetto importante del progetto che mi ha fatto crescere molto è legato alla capacità, da me acquisita, di creare i giusti collegamenti tra arte, storia, musica e letteratura. Apparentemente potrebbe risultare un’attitudine banale, ma non è affatto così: riuscire a instaurare una rete di collegamenti ben salda che attraversa quasi un secolo di vita umana, è stato un traguardo decisamente importante, che mi ha permesso di aprire la mente e di renderla più versatile alle situazioni quotidiane.

La “scrittura creativa” è un altro dei punti focali di questo progetto, sicuramente più utile all’atto pratico, perché permette di sviluppare una proprietà di linguaggio significativa. Questo tipo di approccio è totalmente diverso da quello che siamo tenuti a seguire all’interno di un percorso didattico formale, poiché ci consente di seguire un proprio sentiero entro cui esprimere ciò che è dettato dalla nostra fantasia, tenendo presenti le tematiche principali entro cui ci si aggira. In definitiva, il mio giudizio riguardo a tali iniziative è sicuramente positivo, poiché non siamo mai certi di conoscere noi stessi a tal punto da giudicare superficialmente cosa ci sia utile o meno: a volte alcune discipline, spesso non presenti in alcuni percorsi di studi, possono innescare innumerevoli input che sicuramente diventano nel tempo un appoggio concreto nelle vicissitudini quotidiane.

A distanza di anni ho riletto i testi da me scritti e tra questi “Pinocchio”. È solo merito della professoressa Lanzetta se ho potuto esprimere sulla carta tutto ciò che sostava nella mia mente. Rileggere il racconto è stato emozionante e ha rievocato ricordi e pensieri che porto dentro di me. Il ricordo è tuttora molto forte e ancora oggi sono convinta che la semplicità di una favola possa essere uno strumento decisivo per sfidare la cruda attualità che ci contorna. A volte non occorrono espressioni retoriche per esprimere quello che i nostri occhi vedono; a volte basta solo la chiarezza di un concetto e la determinazione nell’esprimerlo. Pinocchio si adatta perfettamente a questo criterio. Poco tempo fa ho rivisto un vecchio film a puntate tratto da questa favola (con Nino Manfredi nella parte di Geppetto) e in effetti molti tratti salienti dell’opera rispecchiano la condizione attuale. Non mi dilungo oltre, ringrazio ancora una volta la mia professoressa, per aver inserito un passo tratto dal mio racconto in un articolo pubblicato sulla rivista web Tellusfolio e per avermi trasmesso l’amore per l’arte e la letteratura.

In questo mondo fatto di frenesia, disinteresse e materialismo, rimanere incantata davanti a un quadro di Friedrich è qualcosa di molto prezioso, che custodirò gelosamente nel corso degli anni.

  

Dice Laura Masi: Ho partecipato alla prima fase del progetto Interazioni, realizzato nel 2002, quando frequentavo la prima superiore dell’ITIS “A. Meucci” e ora che sono prossima a laurearmi in Ingegneria Aerospaziale. Voglio dare una testimonianza di quanto sia importante conoscere l’Arte anche negli istituti tecnici e di come essa concorra alla formazione dei ragazzi: infatti, negli istituti tecnici, l’arte, nelle sue varie forme, non ricopre un ruolo fondamentale o non è inserita nel bagaglio culturale dello studente; questo perché si pensa che i ragazzi che frequentano gli istituti tecnici non abbiano alcun interesse per le materie artistico-letterarie, dato che hanno scelto un percorso di studi basato essenzialmente su materie tecnico-scientifiche. L’arte è una delle poche materie che può essere vissuta oltre le pagine di un libro, poiché nelle sue varie espressioni investe tutti i nostri sensi. Ovviamente, come ogni altra materia, necessita  di una conoscenza di base, per acquisirne gli elementi connotativi che possono essere forniti da diverse fonti, tra cui i libri e con l’aiuto di un insegnante diventare  materia interessante e affascinante.

Noi che abbiamo la fortuna di vivere non solo in una città d’arte come Firenze, ma anche in un paese che conserva un patrimonio inestimabile nel campo della scultura, della pittura, della musica e della scrittura, siamo circondati da opere bellissime delle quali spesso non conosciamo neanche l’esistenza. Scoprire, conoscere e imparare ad apprezzare tutto quello che ci circonda, ci aiuta anche a crescere e a vivere in sintonia con il mondo e con gli altri. Ma questo non è possibile farlo da soli, si ha bisogno di una guida che ci indirizzi, e la scuola, qualsiasi sia l’indirizzo scelto, deve provvedere in tal senso. Riuscire ad appassionare gli studenti al mondo dell’arte non è facile e non solo per la proverbiale pigrizia che si attribuisce loro quanto per il timore che essi hanno di entrare in un mondo che poco conoscono. Ma tolta quella patina di paura, l’effetto è garantito: non esiste essere umano al mondo che, vedendo un’opera di straordinaria bellezza, non si lasci colpire dalla sindrome di Stendhal.

La mia esperienza deriva dal progetto diretto dalla professoressa Anna Lanzetta, che ho ritenuto, e che ritengo ancora, molto interessante e particolarmente istruttivo. Riguarda l’utilizzo di una metodologia e di una didattica rispondente a un processo educativo adeguato ai nostri bisogni. Il progetto, integrativo del nostro programma, non veniva svolto soltanto durante le normali ore di lezione, ma in alcuni giorni, anche nelle ore pomeridiane, oppure a casa dal singolo studente. Molti potrebbero pensare che tutto ciò sia stato considerato per noi come un impegno in più, una perdita di tempo, altre pagine da studiare di una materia per la quale non ci sarebbero stati né 4 né 8 sul registro, e che pertanto poteva essere fatta a perditempo e senza tanti vincoli sulla qualità del nostro operato, tanto non avrebbe fatto media; ma non era così, visto che i moduli rientravano trasversalmente nel nostro programma e che il nostro lavoro veniva valutato. Quindi si lavorava non solo per curiosità ma per interesse e passione verso una materia che diventava importante per la nostra formazione.

È vero che rimanere a scuola anche dopo le lezioni, comporta di avere meno tempo a casa per lo studio, ma cercavamo di organizzarci e soddisfare anche gli obblighi di studio con le altre materie. Inoltre avevamo la possibilità di rimanere insieme agli altri per più tempo, di parlare liberamente anche dei nostri problemi, di stringere nuove amicizie e di rafforzare quelle già esistenti. Ci rendevamo conto che sviluppare un argomento con altri ragazzi, non solo rende lo studio, la ricerca e la stesura più piacevole e semplice, ma insegna anche a studiare e a relazionarsi con gli altri, dote che anche negli anni di università e di lavoro risulterà molto utile, come ho avuto modo di costatare.

Sviluppando un progetto grande e ambizioso come questo, lo studente scopre che cercare e spulciare quei libri enormi e bellissimi ricchi di immagini è divertente e interessante, ed è indescrivibile la quantità di nozioni e curiosità che si assimilano; scopre il piacere della lettura e impara a leggere non solo libri ma anche opere d’arte, impara che anche la musica ha un ruolo importante nella propria educazione; impara ad amarla quanto ne comprende la bellezza e si avvicina alla musica classica che non gli sembrerà affatto noiosa per passare per esempio al jazz, agli artisti del passato e ad artisti più moderni che mescolano la musica dei giorni nostri con un’orchestra di musica classica.

Scrivere dei testi su un artista o analizzare un’opera d'arte non è semplice, soprattutto se si è studenti che si avvicinano all’Arte con pochi strumenti, ma sviluppare percorsi modulari con le nostre sole capacità e vederli riconosciuti come belli e importanti anche a distanza di anni, è una soddisfazione più grande di qualsiasi 10 in pagella.

Ma come ho già detto, l’arte va oltre, ed è per questo che è bello improvvisarsi “artisti”. Ed è quello che abbiamo provato a fare scrivendo racconti di fantasia con i quali riuscivamo a dare libero sfogo alla nostra immaginazione di studenti che ci improvvisavamo scrittori; la “scrittura creativa” ci permetteva pertanto di mettere in atto le nostre capacità di scrittura e di migliorarle. E proprio perché tutte le forme d’arte sono legate fra loro, gli “scrittori” dotati di una buona mano per il disegno diventavano “pittori” e raccontavano la loro storia attraverso le immagini.

L’arte è cultura, ed è un accrescimento interiore che rimane nella vita di ogni individuo che imparerà ad apprezzarla e a coltivarla per tutta la vita, ed è per questo che la conoscenza dell’arte con una guida, deve essere a disposizione degli studenti di ogni indirizzo, anche di quelli degli istituti tecnici.

A rileggere oggi quel che è stato fatto, tutte le parole che mi vengono in mente sono piccole in confronto a tutto il lavoro che ho realizzato insieme alla professoressa e ad altre compagne e compagni durante i due anni del biennio. Sinceramente non mi ricordavo un lavoro così bello che ho riletto, a distanza di anni, con molto gusto e, lo devo ammettere, un po’ di nostalgia.

Devo quindi ringraziare la mia professoressa di italiano per due motivi: il primo per avermi dato la possibilità di sviluppare questo e altri progetti che mi hanno arricchito, insegnato molto e aiutato ad apprezzare ancora di più l’arte in tutte le sue forme; il secondo per tutto il lavoro che continua a svolgere per aiutare tanti ragazzi a fare quello che noi abbiamo fatto insieme a lei.

Attraverso il “diritto all’arte” noi studenti con la preziosa collaborazione della professoressa abbiamo capito che l’arte non è solo libri, musei e quadri ma - cosa molto più importante - è divertimento. Ovviamente è anche sacrificio e un modo molto bello per condividere esperienze con i compagni, che porterà a una crescita culturale e soprattutto interiore.

  

Elena legge la testimonianza di Andrea Crociani, il quale dice: Quando mi è stato richiesto si scrivere queste righe ho avuto delle perplessità. Il tempo trascorso era tanto e le idee erano scarse, così dopo avere recuperato i miei testi, una sera mi sono messo a leggerli.

Non nascondo che all'inizio non credevo d'averli scritti di mia mano, come non nascondo di aver anche provato una piccola vena di nostalgia al ricordo delle superiori.

All'interno di un Istituto Tecnico, quella della scrittura creativa è stata un'esperienza più che positiva.

L'idea di uscire dallo schema di una scuola fortemente improntata su materie tecniche e scientifiche, per affrontare un percorso totalmente opposto (che sfugge al controllo delle leggi fisiche, quale quello della fantasia) si rivelò essere estremamente interessante.

Interessante al punto da ritenere che progetti come quello svolto dalla Professoressa Lanzetta non debbano essere dei casi isolati. Se è vero che un Istituto Tecnico debba formare dei buoni Periti sono anche dell'idea che la sua funzione primaria sia quella di formare Uomini e per esperienza successiva a quella delle Superiori mi sono reso conto che l'uomo senza l'arte e la creatività si riduce alla sua essenza più bassa, quella di animale.

La scrittura creativa mi ha permesso di approfondire aspetti che non conoscevo completamente e il rileggere quei testi a distanza di anni mi ha permesso per un istante di tornare ai tempi della superiori... senza dover ricorrere ad una macchina del tempo (almeno per adesso!).

 

Conclude Mary Hamnett, citando uno dei racconti, presenti sulla rivista web Tellusfolio: Ho riletto con piacere il mio racconto “Cenerentola, storia di una principessa”! È una storia molto dolce, dove trionfano concetti importanti, ma rari di questi tempi, come l'unione in una “famiglia”, il volersi bene nonostante le differenze e le difficoltà che si possono incontrare, e l'altruismo: pensare prima ad aiutare gli altri piuttosto che pensare a se stessi (ai propri desideri).

È passato tanto tempo da quel periodo scolastico, ma posso affermare anche ora con certezza che il biennio passato con la prof.ssa Anna Lanzetta, è stata un'esperienza ricca, innovativa ed emozionante. Consiglierei questa attività a tutte le scuole: fornire ai giovani questa opportunità, rappresenterebbe per loro uno strumento di crescita unico! Grazie a questo percorso, abbiamo avuto modo di imparare diversi mondi ricchi di arte e fascino e, in seguito a tutto ciò, siamo state in grado di creare racconti e disegni, trascinate anche dalla nostra fantasia e dalle nostre emozioni.

    

Un gruppo di studenti del biennio, coordinati dal regista Giovanni Esposito, leggono brani tratti da racconti scelti tra i vari generi.

Il Presidente della Provincia, Matteo Renzi si sofferma sul valore metodologico dell’esperienza, apprezza il lavoro degli studenti e di tutti coloro che hanno collaborato per realizzare il progetto; si sofferma sul concetto di “bellezza” e sulla necessità di far conoscere l’arte ai ragazzi e ne apprezza l’inserimento in un istituto tecnico. Elogia la scrittura creativa e i racconti dei ragazzi e ringrazia vivamente l’insegnante per aver rinnovato la didattica con un metodo che valorizza appieno le capacità degli studenti.

Il libro gira nelle mani di chi lo sfoglia incuriosito ed è di nuovo Picasso a catturare l’attenzione con l’opera La vita; essa rappresenta il processo di amore e di rinascita e sembra ricalcare il senso del libro stesso: l’ “amore” per il “Sapere” nutre la mente e la fantasia che rinascono alla vita rigenerate nella scrittura, la “Scrittura creativa”.

  

    

Sapere per Creare

a cura di Anna Lanzetta

Morgana Edizioni, pagg. 126, € 15,00


Foto allegate

Da sinistra: Anna Lanzetta, Elena Mancuso, Mary Hammet, Laura Masi
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