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Anna Lanzetta: Al mio amico Giovanni Frediani
Silvio Loffredo: Ritratto di G. Frediani, 1967
Silvio Loffredo: Ritratto di G. Frediani, 1967 
05 Maggio 2008
 

A Giovanni,                 

con stima e gratitudine

 

È una fortuna incontrare nel proprio percorso di vita persone capaci di nutrire con il proprio sapere la vita degli altri e di orientarli verso la scoperta e la conoscenza di artisti e di intellettuali che hanno segnato momenti importanti per la cultura e la vita politica del nostro paese e non solo.

L’incontro con Giovanni Frediani fu per me provvidenziale. Semplice e apparentemente modesto nella discussione, Giovanni possedeva una cultura ampia e articolata, maturata attraverso la passione che nella sua vita aveva nutrito per tutto ciò che è linfa del sapere.

A Giovanni devo la scoperta di tanti scrittori e poeti attraverso le lunghe conversazioni in cui egli, da buon amico, nutriva i miei interessi e le mie curiosità.

Durante il nostro sodalizio letterario, mi rese parte del suo patrimonio cartaceo, audio e video, accumulato in anni di ricerche, sia nel campo artistico-letterario che in quello musicale.

Ma il suo intendo era la divulgazione -A che serve il “Sapere” chiuso in una mente, se non viene diffuso?- Era questo il suo pensiero e il suo insegnamento, convinto che solo la cultura fa “crescere” l’individuo in consapevolezza e lo rende artefice delle proprie scelte.

Giovanni era un uomo loquace e un amabile conversatore; amante di tutti i generi letterari coloriva il racconto con curiosità, motti, aneddoti, solleticando con arguzia il senso critico in un confronto libero. Sapeva raccontare con quella sapienza antica e stupire per il fraseggio arguto e moderno nell’espressione, con cui coloriva il racconto di personaggi, che egli sentiva da sempre amici della sua intelligenza e della sua ironia con la quale ha dominato la sua vita.

Francesco Guerrazzi e Michele Amari, scelti fra i tanti, erano da lui preferiti e assicurato era il divertimento nella battuta che ti coglieva di sorpresa. Spesso parlavamo accanto a una tavola imbandita ed egli, mentre gustava con piacere le pietanze di suo gradimento, parlava di Morgante e Margutte che prediligeva ma non disdegnava il Tasso e il Poliziano, recitati a memoria, così come la Nencia da Barberino di Pulci, i poeti decadenti e D’Annunzio, ma solo per citarne alcuni perché dovunque calasse la conversazione, nessun argomento lo coglieva impreparato, tale era il suo gusto di sapere e di esprimere, con bonomia, giudizi arguti e severi. Più andava in là con gli anni più sentiva in sé una vitalità rinnovata e rinvigorita dal rapporto con i giovani con i quali amava conversare e confrontarsi.

Giovanni apparteneva a quella schiera di persone privilegiate, che nutrono continuamente il proprio spirito alla fonte del -sapere-; non c’era materia che non lo affascinasse, non c’era ricerca di conoscenza, in cui non s’impegnasse sia come uomo che come studioso. Ha amato profondamente la poesia e la poesia recitata: E. L. Masters, Garcia Lorca, Blaise Cendrars, J. Prevert e, insieme a tanti altri, gli autori latini: Lucrezio, Catullo, Orazio; poesia recitata che egli mi dava in cassette audio e che io facevo ascoltare ai miei studenti dell’Istituto tecnico.

Fu Giovanni ad aiutarmi con entusiasmo nella ricerca di materiale, per realizzare il progetto modulare “Più arte per gli studenti degli istituti tecnici”, già presente nelle pagine di questo giornale, tale era il suo interesse di veicolare la cultura verso i giovani...

Notevole è stato il suo impegno politico sia a livello personale sia quando ha ricoperto cariche pubbliche come riportato nella biografia.

Fino agli ultimi giorni il suo pensiero è stato rivolto alla cultura come strumento di progresso civile e politico.

La notizia della sua morte mi colse del tutto impreparata; rose rosse le mie, per fargli compagnia in un funerale che rispecchiò la sua vita, non triste, ma come egli lo avrebbe voluto: accompagnato verso la Casa del popolo di Scandicci-Vingone, per la commemorazione, dalla musica che portava nel cuore e dalle parole che aveva tanto amato: Questa mattina mi son svegliato/ oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,/ questa mattina mi son svegliato/ e ho trovato l'invasor./ Oh partigiano, portami via/ oh bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao,/ oh partigiano, portami via,/ che mi sento di morir…

Mentre scrivo ascolto la cassetta-audio che inizia con: “Forse c’è contro di noi”, “La Morte”, “Il Tempo” di Lucrezio e risento il pensiero di Giovanni rivolto alla terra e all’uomo, privo di qualsiasi ascetismo, pensiero profondo sul senso della vita. Ho già proposto ai lettori di Tellus “Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea” e “Pasqua a New York” di Cendrars e ringraziando il giornale per la disponibilità concessa, proporrò altri scritti, per continuare il messaggio da lui lasciato: diffondere la cultura tra i giovani ed è nel settore Scuola che Giovanni continuerà a parlare ai giovani di storia e di poesia.

 

Anna Lanzetta

 

 

Biografia

Giovanni Frediani nasce a Livorno il 13 ottobre 1916 da Arturo Frediani e Giuseppina Pedicchio. La famiglia vive col solo stipendio del padre, portalettere, ma lui potrà comunque studiare e prendere il diploma di ragioniere. Durante l’arco degli studi, insieme agli amici Lazzerini e Cohen forma una forte coscienza antifascista.

Nel 1936 vince un concorso alle Poste e viene assunto a Domodossola in provincia di Novara. Lì a 21 anni si sposa con Elsa Batoli. Negli anni che seguono sarà trasferito a Massa Carrara, Genova e nel 1942 a Livorno. Durante la guerra sfolla all’Isera di S. Miniato, poi Piccioli, Varicandoli.

Finita la guerra, dopo una breve parentesi livornese, torna a lavorare alle poste di Domodossola, dove intraprende una fervida attività culturale fondando l’Associazione culturale ossolana con la quale organizza eventi e dibattiti (fra i quali quelli con Giulio Trevisani, Gisella Floreanini) e per la quale intraprende una serie di contatti con gli esponenti della politica e della cultura impegnata a sinistra del tempo; per breve tempo è nominato segretario del PCI, ed inoltre scrive regolarmente articoli su giornali locali, e come corrispondente di Paese Sera (edizione di Milano). In questo periodo la sua casa è uno dei luoghi di incontri e dibattiti più fertili di tutta la Val d’Ossola.

Nel 1958 ottiene il più volte richiesto trasferimento alle Poste di Firenze e vive a Scandicci fino alla morte avvenuta nel Dicembre 2005.

A Scandicci prende contatto col PCI e viene nominato fra l’altro nell’Amministrazione comunale di Orazio Barbieri dove diventa Assessore alla Pubblica Istruzione e Cultura. Organizza numerosi eventi culturali con Arbuez Giuliani della Biblioteca Civica “Mario Augusto Martini”, con la casa del popolo “il Ponte”, con il cinema “Manzoni”. Dai Cineforum agli spettacoli nella piazza Matteotti fra cui ricordiamo il Balletto Moisseiev; dai dibattiti con Cesare Zavattini, con Ernesto Calducci, con Luigi Nono, Guido Aristarco, a mostre di arti figurative fra cui ricordiamo Silvio Loffredo, Antonio Bueno, e quella del premio Suzzara. Una vita caratterizzata dall’impegno nello sviluppo di un discorso culturale, nella coscienza di una cultura cortese, borghese e nel loro superamento, verso una coscienza della cultura popolare, auspicando, ad esempio, alla lingua italiana una pari dignità con il dialetto, argomento che dal convegno e dagli studi degli anni Quaranta non dimenticava mai di affermare. Citando una bellissima poesia di Ignazio Buttitta: «Un populu/ mittitilu a catina/ spugghiatilu/ attuppatici a vucca,/ è ancora libiru// Livatici u travagghiu/ u passaportu/ a tavula unni mancia/ u letto unnidormi,/ è ancora riccu// Un populu/ diventa poviru e servu,/ quannu i paroli non figghianu paroli/ e si mancianu tra dìiddi». [testo tratto dagli atti del convegno Le Fonti Orali - Archivi, Storie, Passioni, Competenze, Progetti - Poggibonsi 20/21 aprile 2007]

 

da Foglio volante, Istituto della Memoria in Scena

Sede Documentaria: V. Masaccio 44, 50018 Scandicci(FI);

Sede Studio: V. Naldini 26, 50143 Firenze; tel. 338-3910612

www.controtempo.toscana.it/idmis

Periodico di informazione IdMiS

 

 

Note aggiuntive

Oggi il patrimonio lasciato da Giovanni Frediani, curato dai nipoti Elio e Lucio Varriale, con il contributo di quanti ne apprezzarono l’impegno sociale a livello politico e culturale, è portato a conoscenza del pubblico dall’Istituto della Memoria in Scena. Nato nel 2006, l’Istituto intende valorizzare le testimonianze di individui che con impegno militante hanno affrontato le lotte politiche del Novecento, dalla prima resistenza al fascismo ai nostri giorni.

Descrizione del fondo: - Fondo Giovanni Frediani: circa 6.500 libri, 1.600 dischi, 250 manifesti, 1.000 VHS e DVD, quadri e stampe numerate, nastri audio a bobina e cassetta, diari e memoriali, carte ed altri documenti d’archivio, da lui ordinati con notevole cura fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2005. Il patrimonio documentario è spesso riconducibile al suo periodo livornese (1916-1936), nel primo periodo domese (1936-1939), nel secondo periodo domese (1946-1958), in quello fiorentino (1958-2005); ma una parte di esso è da attribuirsi ad eredità e raccolta di ulteriori archivi di famiglia. [adattamento del testo tratto da La vetrina degli Archivi - Guida agli Archivi storici e Istituti culturali del Sistema Documentario Integrato dell'Area Fiorentina (SDIAF), Comune di Firenze, 2007]


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