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Vittorio Giorgini. Campane
06 Agosto 2009
 

Alla minaccia di Carlo VIII nel 1494 a Firenze Pier Capponi rispose con quella frase divenuta storica: “Se voi sonerete le vostre trombe noi soneremo le nostre campane”.

Le campane secondo forma, dimensioni e spessori danno bellissimi suoni fino acconsentire se bene sapute usare motivi musicali, anche se poi il loro decibel può spesso superare i valori oggi accettabili. Nel passato erano strumenti a propagare per i borghi, le città e le campagne messaggi particolari così come lo erano i fuochi di notte ed i fumi di giorno, ma per quelli sonori erano state precedute dai tamburi di varie specie a seconda delle tecniche locali. Erano questi i modi del comunicare che avevano preceduto i telegrafi ed insomma i mezzi di comunicazione contemporanei.

Pier Capponi usò la comunicazione campanara per motivi politici, ma avrebbe dovuto chiedere il permesso al vescovo o cardinale della cattedrale così come ai vari parroci! Dai tamburi alle campane, allora, questi mezzi di comunicazione furono di proprietà prima dei magi, degli stregoni (per i tamburi), e poi delle chiese moderne, le campane.

Tutte le religioni ma specialmente la cattolica hanno ben saputo appropriarsi di quegli strumenti che le avrebbero procurato “fama”, visibilità e quindi autorità. La religione cattolica ha basato su tale politica il proprio potere appropriandosi, certo del potere economico ottenuto con un’infinità di strategie, simili appunto alle comunicazioni, al potere cerimoniale e simbolico che va dal calendario a giorni e le ricorrenze dedicate ai santi, avvenimenti relativi al tempo, alle stagioni, alle vegetazioni, gli animali ecc. tutte queste cose vengono “rubate” a culture precedenti, riciclate e usate secondo convenienza. Già le tribù primitive usavano le parole, le grida, i canti e tutti quegli strumenti a percussione che vanno dal battere insieme due pietre, una per mano, ai tronchi d’ albero e così via. Ben sappiamo che i rumori uniti anche alle gesta teatrali venivano usati per motivi magici e superstiziosi. Tutta la popolazione della tribù in momenti dati con urla, canti, percussioni e gesti offensivi rincorreva quegli spiriti maligni che dovevano essere allontanati insieme a tutti quegli avvenimenti nocivi alla società come i temporali, le tempeste, le alluvioni ecc. Tali sortilegi continuarono per vari secoli fra le comunità cristiane che usarono appunto le campane per ottenere anche questi risultati!

Ma come i tamburi e le grida anche le campane producono suoni (rumori) a volte inaccettabili per il disturbo rumoroso da queste prodotto. Da www.biblioteche2.comune.parma.it riportiamo il seguente brano relativo alle insofferenze dovute agli eccessi dello scampanare come del resto si trova anche in molte altre testimonianze:

«… Usi e abusi. È usanza, pare dall'VIII secolo, battezzare le campane: queste ricevono così il nome o del santo cui è dedicata, o dal ruolo cui sono chiamate o da quello che rappresentano (campana dei caduti, della pace). È usanza circondare le campane da iscrizioni e decorazioni. Rientra anche nella tradizione la benedizione, vero e proprio rito-spettacolo avente per sfondo scenico la chiesa e come attore protagonista il vescovo. Gli atti, i paramenti, i gesti, le varie formule pronunciate assumevano un chiaro aspetto teatrale e venivano a realizzarsi davanti a un pubblico che credeva che la campana dopo questo trattamento avrebbe avuto il potere di porre in fuga i demoni e tenuto lontane le loro creature che erano i temporali e le grandinate. Circa l'uso di suonare le campane durante i temporali, Carlotta Capacchi ha rilevato che: “Dalla Val Taro alla Val d'Enza è nota poi l'usanza di scongiurare il pericolo del temporale col suono delle campane che, secondo quanto raccolto da don Dall'Olio a Fugazzolo di Berceto, accompagnano la benedizione del tempo da parte del sacerdote, mentre secondo gli abitanti di Vairo di Palanzano, 'rompono l'aria', disperdendo le nubi gravide di pioggia”.

Uso assai importante era quello di scandire le ore della giornata e l'ora di notte: il 7 maggio 1602 fu richiesto il parere di Claudio Merulo sulla campanella che si suonava alle 2 di notte, esaminata assieme a Orlando Palma, maestro di cappella della Steccata Per gli abusi, una notizia sull'abitudine smodata di suonare le campane, oltre che che Charles Burney nel 1770, la troviamo riportata dallo Scarabelli che narrava: “I monaci di S. Sisto di Piacenza non avessero prescritto ai loro campanari i minuti delle suonate perché Facino Cane abitando in Cittadella era così stonato dalle lor campane che senza gli uffizi del marchese del Carretto avrebbe fatto demolire il campanile”.

Questa abitudine, a quanto si legge anche nel Gambara, non venne meno nei secoli se, ai primi del XIX sec, Don Gaspare Ortalli lasciava in testamento il legato di 1 scudo al campanaro “purché non facesse troppo chiasso durante le sue esequie”.

Nell'archivio della parrocchiale di Colorno si trova ms il Metodo per il suono delle Campane prescritto da S.A.R. il Signor Infante Don Ferdinando, Nostro Duca Clementissimo al Campanaro della Chiesa Arcipretale, Preposturale, Collegiata, Plebana di Santa Margherita di Colorno Giuseppe Ferrari. Datato 16 maggio 1786, se pur scritto per combattere gli abusi dei campanari, conserva la descrizione dettagliata delle musiche eseguite con il concerto delle campane e le ore alle quali le stesse dovevano essere suonate singolarmente. Ai primi di questo secolo, il metodo era ancora adottato…»

Per le suddette e tante altre ragioni non ricordo più quando, ma nella seconda metà del 1900 una legge mise a tacere gli eccessivi decibel campanari compreso il rintocco delle ore di cui del resto non vi era più bisogno dato che ormai tutti o quasi avevano orologi e che di orologi si trovavano ovunque. Intanto il clero si andava appropriando di sempre più potenti altri mezzi di comunicazione. Le radio con antenne la cui potenza supera di gran lunga tutte le altre sono nelle mani del vaticano. Pare che il papa attuale Joseph Alois Ratzinger che ha scelto il nome di Bene-Detto XVI e che già ha dato prova di essere un prode clericale con la caratteristica prima che li distingue, cioè quella del piglia-tutto ovviamente vuole riappropriarsi dello scampanare perduto dato che i campanili con le relative campane squillanti sono mezzi, e simboli, di identità molto importanti per la chiesa. Costui ha quasi certamente dato silenziosamente ordine di riassumere i campanari. Ciò fra l’altro sarà utile data la carenza di lavoro e non gli costerà più di tanto visto che fra conventi, parrocchie ecc. esiste il bengodi del lavoro nero dato che per i bisogni opera la divina provvidenza! Ma l’ordine è stato dato sommessamente perché si sa che il “popolo-bue” è distratto e non ha memoria, ecco che si inizia a risuonare la campane prima sommessamente, poi potremo alzare le note e moltiplicare gli interventi sperando che tutti coloro che hanno un letto (oppure un lavoro) posto vicino a un campanile e specialmente nel periodo estivo quando le calure richiedono le finestre aperte, dormano sogni sereni e non si sveglino. Mentre noi, invece, vorremo che si svegliassero e ancora una volta pretendessero il silenzio e con la pace delle orecchie anche la liberazione da un’autorità che fa il possibile per aumentare il proprio potere e la propria egemonia. Così che fra le tante innovazioni e recuperi di questo benedetto papa la chiesa cattolica con il suo potente stato vaticano rinforzi poteri e domini su quanti più popoli possibili così come si voleva dai tempi di Alessandro Magno, di Cesare, di Napoleone, di Stalin e di Hitler.

Buon sonno di una notte di mezza estate.


Vittorio Giorgini


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