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Valter Vecellio. Vaticano-Ratzinger: cresce l’imbarazzo e l’irritazione per l’arroganza vaticanesca 
La “fantasia” di uno scisma che forse non è più “solo” una fantasia
06 Febbraio 2009
 

Dunque, Benedetto XVI non conosceva le dichiarazioni negazioniste del vescovo Richard Williamson, al momento della remissione della scomunica; nessuno lo aveva avvertito, nessuno sapeva. La nota vaticana, diffusa molti giorni dopo le polemiche sollevate dopo la revoca della scomunica a quattro vescovi lefebvriani e alle dichiarazioni di Williamson: che, si fa sapere, dovrà ritrattare le dichiarazioni negazioniste della Shoah, «per essere ammesso a funzioni episcopali nella Chiesa. Le sue posizioni sono assolutamente inaccettabili e fortemente rifiutate dal Santo Padre», si legge nella nota.

Che Williamson sia o no ammesso alle funzioni episcopali, è cosa che evidentemente ci importa poco o nulla; è altro che qui preme e merita di essere sottolineare. Allora: il Vaticano impiega una settimana circa per far sapere che Benedetto XVI non sapeva, non era a conoscenza di che risma fosse Williamson. Fantastico, davvero! Praticamente si ammette che Ratzinger si è circondato di persone incapaci, e che incapacità, visto che ormai non passa giorno senza che non si faccia una gaffe, una figuraccia! Ancor più fantastico che il Vaticano sembri essere affetto dello stesso morbo di cui è “malato” l’attuale inquilino di palazzo Chigi: al pari di Berlusconi, Bendetto XVI oggi smentisce le affermazioni di ieri, e domani smentirà quelle di oggi. Dire che in Vaticano ci sia confusione, è usare un eufemismo.

Naturalmente la cosa non è liquidabile e rubricabile con la sola “confusione”; che ci sarà senz’altro, ma non è, e non può essere, solo questo. Se si mettono insieme le prese di posizione delle ultime settimane di Joseph Ratzinger e del cardinale di Torino Poletto; del cardinal Bagnasco e di monsignor Fisichella; del cardinale Barragan e del cardinal Martino; di monsignor Sgreccia e del cardinal Cafarra non ne abbiamo solo un inquietante e terrificante catalogo degli orrori; abbiamo la documentazione inoppugnabile di come una sorta di demone aleggi in Vaticano: un micidiale impasto di arroganza, prepotenza, paura e – non bisogna aver paura delle parole – cattiveria.

Un qualcosa che in queste ore sta fortemente preoccupando gli stessi credenti. «Benedetto XVI ha scelto una politica estremamente conservatrice, deludendo chi nel mondo cattolico si aspettava un segno di rinnovamento», dice il teologo svizzero Hans Kung, che Ratzinger lo conosce bene, avendo studiamo e lavorato con lui all’università di Tubinga negli anni ’50 e ’60. Intervistato dalla Frankfurter Rundschau, Kung sostiene che il Vaticano avrebbe bisogno «di un rinnovamento simile a quello che sta suscitando Barack Obama». A proposito della revoca della scomunica e di quel che ne è seguito, Kung sostiene che si tratta «del segnale di una linea ancora una volta più conservatrice che il papa ha scelto da tempo».

Non è solo Kung, il teologo “ribelle” (proprio Ratzinger nel 1979 proibì a Kung di insegnare teologia, accusandolo di «essersi allontanato dalla verità della fede cattolica» in quanto aveva messo in discussione il dogma dell’infallibilità papale). L’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, per esempio, intervistato dall’ORF, la televisione pubblica austriaca, accusa le gerarchie vaticane di «non aver esaminato bene la questione». L’arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vigt-trois, intervistato da Le Parisien, dice di «condividere l’indignazione di tanti cattolici per la revoca della scomunica a Williamson…».

Monsignor Gebhard Fuerst, vescovo della diocesi di Stoccarda-Rottenburg usa parole ancora più severe, criticando la revoca della scomunica dei quattro vescovi lefebvriani: «Ha portato ad un’alienazione esterna ed interna dalla Chiesa da parte di molti fedeli, ad un tradimento della fiducia specie fra le sorelle e i fratelli ebrei nei loro rapporti con la chiesa, e a un considerevole turbamento del dialogo ebraico-cristiano… La revoca della scomunica mina la preziosa unità della chiesa… molti fedeli si allontaneranno internamente o esternamente…». Quasi a conferma di questi timori l’intervista, rilasciata al magazine cattolico olandese Katholiek Nederland, del professor Jean Pierre Willis, docente di etica e filosofia dell’università cattolica di Radboud, a Nimega: «Non voglio più essere associato all’atteggiamento anti-moderno, anti-pluralistico e totalitario della chiesa cattolica… per questo abbandono la chiesa cattolica…».

Fino a ieri l’ipotesi di uno scisma poteva sembrare la fantasia di un anticlericale frustrato. Forse, grazie a papa Ratzinger quella fantasia sta diventando qualcosa di reale.

 

Valter Vecellio

(da Notizie radicali, 5 febbraio 2009)


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