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Abolire gli enti inutili; il loro emblema sono le Province!
01 Giugno 2007
 

A qualche lettore di Tellusfolio sembrerò visionario e molesto, per la mia insistenza. Più volte sono intervenuto in questo dibattito sull'abolizione delle Comunità montane invitando ad alzare il tiro: aboliamo l'ente costituzionale Provincia.

Ad un anno dalla vittoria al referendum costituzionale, che ci aveva proposto di stravolgere la nostra Costituzione, richiamo i motivi buoni per quest'altra modifica, che finora non ha incontrato consensi significativi (e invito i moderati a non moderarsi): togliamo questa fonte di spese che costa circa 240 mila vecchi miliardi l'anno, sostanzialmente per mantenere i suoi dipendenti (2/3 del totale).

Il Governatore della Banca d'Italia ci ha detto ieri che le modifiche introdotte dal Governo al quadro dei conti pubblici non hanno avviato ancora un percorso di diminuzione della montagna del debito pubblico. Cominciando da qua avremmo immediatamente il risultato buono!

E non saranno certo i politici quelli che cominceranno, perché basano i propri appoggi per durare in eterno in quest'area. Se non saranno i cittadini quelli che prenderanno coscienza che non possiamo più mantenere questi carrozzoni quasi inutili, che crescono in metastasi, le province continueranno a crescere in numero diminuendo vieppiù la quota di servizi utili ai cittadini. Erano 92 negli anni settanta, quando Ugo La Malfa le dichiarò inutili doppioni delle neonate Regioni. Oggi sono 107 e 21 sono in fila per nascere.

Questo è il crimine che continua a perpetuarsi in danno ai cittadini! I politici 'costruiscono posti di lavoro' facendo province nuove e i cittadini abboccano e pagano ottenendo, in cambio del proprio campanile-provincia meno servizi utili.

Se l'Italia non ha il coraggio di osare, cioè di credere che è possibile diminuire il costo delle istituzioni e, dopo sì, abbassare il peso fiscale, allora non uscirà da questa situazione di blocco, sia che governi il Centrosinistra sia che governi il Centrodestra!

Sarò pure una voce che grida nel deserto, ma osiamo o affondiamo!

 

Carlo Forin

 

 

Caro Carlo, mi permetto, trattandosi nel tuo caso di un collaboratore del giornale, un breve commento a chiosa del tuo interessante e utile contributo.

Venti e più anni fa, sarei stato subito d'accordo con te. Anzi per tutti gli anni ottanta mi son sempre rifiutato di votare per le elezioni provinciali, come facevano altri radicali e militanti politici che intendevano denunciare l'inutilità delle province. Ma, a parte che da allora sono avvenuti fatti nuovi come ad esempio l'affidamento di altre competenze (mi riferisco in particolare a infrastrutture viarie e scolastiche), te la vedi una riforma di tale portata – costituzionale, come giustamente annoti – in questa traballante situazione politica? Senza considerare, poi, che effetto immediato sarebbe il trasferimento delle loro competenze alle regioni che, quanto a centralizzazione, hanno dimostrato di essere e di fare non da meno dello Stato (mi riferisco in modo particolare alla Lombardia, conoscendola meglio, ma da quel che si legge non mi pare che sia diversamente altrove).

Non mi annovero certo fra i moderati, ma, forse, concentrandosi su qualcosa di realisticamente raggiungibile (mi riferisco alla soppressione delle Cm e all'innesco di qualche processo che obblighi a delle aggregazioni/fusioni nei Comuni) potremmo cominciare a ottenere qualcosa. Poi, certo, intanto almeno bloccare tutte le iniziative di formazione di nuove province e ragionare a fondo sui nuovi assetti da realizzare sul territorio.

Grazie ancora.

 

Enea Sansi

 

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