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Un David H. Thoreau a Rimini. È il giudice Luigi Tosti, che si batte per una giustizia autenticamente laica  
di Gualtiero Vecellio
Il giudice Luigi Tosti
Il giudice Luigi Tosti 
14 Ottobre 2005
 

La lettera è indirizzata al ministro della Giustizia Roberto Castelli, alla Corte dei Conti, alla Cassa di Risparmio di Bologna, agenzia di Rimini. Una lettera che merita, sia considerando chi l’ha scritta, che il suo contenuto. L’ha scritta un magistrato, il servizio presso il tribunale di Camerino, il dottor Luigi Tosti, che dal 9 maggio sta conducendo una solitaria – e ci si permette di ritenere – meritoria iniziativa: si rifiuta di tenere le udienze, perché l’Amministrazione Giudiziaria si rifiuta di rimuovere i simboli religiosi di parte dalle aule giudiziarie, «…e comunque non mi autorizza ad esporre i miei simboli – così violando il principio supremo di laicità ed altri diritti soggettivi assoluti di rango costituzionale. Questa mia reazione è stata tra l'altro giustificata col richiamo di sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione penale (1.3.2000 n. 439, Montagnana)».

Sino a qualche giorno fa, aggiunge il dottor Tosti, «sono stato comunque impegnato nell'attività lavorativa, se non altro a causa del notevole arretrato che si era accumulato: questa situazione, tuttavia, è destinata ad esaurirsi a breve», e qui viene il bello del dottor Tosti, che rivela d’esser quantomeno un personaggio fuori del comune: «Dal momento che ritengo che i cittadini italiani abbiano il diritto, nella loro qualità di contribuenti, di non veder sperperato il proprio danaro, invito l'Amministrazione della Giustizia ad essere coerente con sé stessa, e cioè o a rimuovermi dalla Magistratura (visto che l'Amministrazione ritiene di essere nel giusto) o a sospendere il pagamento degli stipendi. Ritenendo immorale la percezione degli stipendi, invito comunque l'Amministrazione a sospenderne l'erogazione, quantomeno sino alla definizione del contenzioso perché, in caso contrario, sarei costretto a restituirli. Invito pertanto l'Istituto di Credito CARISBO a rifiutare l'accreditamento sul mio c.c. degli stipendi».

Con un’altra lettera il dottor Tosti invita il Presidente della Repubblica ad inviargli cinque copie del suo ritratto, da esporre nelle aule: «Paradossalmente», spiega, «nelle aule giudiziarie italiane è presente il crocifisso, cioè un simbolo partigiano che identifica solo i cattolici, mentre sono assenti i simboli che identificano l’unità nazionale».

«È mia intenzione – preannuncia il magistrato – chiedere poi al Ministro di Giustizia, al Presidente della Repubblica ed al Sommo Pontefice l'autorizzazione a sostituire i crocifissi con i ritratti del Presidente della Repubblica, per fornire agli Italiani il riscontro oggettivo di quanto sia realmente "laica", indipendente e rispettosa dei diritti di eguaglianza la Repubblica Italiana. La discriminazione religiosa e razziale nasce quando un gruppo pretende di essere superiore agli altri e di meritare, per ciò stesso, dei privilegi. In epoche recenti l'uomo bianco di superiore razza ariana ha preteso di privilegiare la sua supposta superiorità impedendo ai neri ed agli ebrei di entrare nei locali pubblici. Oggi in Italia la situazione non è affatto diversa: i Cattolici marcano le pareti pubbliche col loro crocifisso e impediscono ai simboli di tutte le altre confessioni religiose e dei non credenti di entrare negli uffici pubblici, e questo perché ritengono, con una presunzione che trasmoda nel razzismo, di essere i soli depositari della Verità».

Che gli vogliamo dire a un tipo così? A noi il dottor Tosti fa venire in mente David Henry Thoreau, il celebre autore de La disobbedienza civile e di Walden ovvero la vita nei boschi.

Thoreau nel 1845, per sperimentare una vita semplice, si stabilì in una piccola capanna da lui stesso costruita presso il lago di Walden, e lì si dedicò a tempo pieno alla scrittura e all'osservazione della natura. Nel 1846 fu protagonista di una vicenda che lo rende famoso: si rifiuta di pagare la tassa che il governo impone per finanziare la guerra al Messico, da lui giudicata moralmente ingiusta e contraria ai principi di libertà, dignità e uguaglianza degli Stati Uniti; per questa sua “disobbedienza” viene incarcerato, e da quell’esperienza nasce appunto il saggio La disobbedienza civile: un’opera che fu letta tra gli altri da Gandhi e da Martin Luther King, che da questa trassero ispirazione per le loro iniziative nonviolente.

È evidente che non ci si augura che il giudice Tosti finisca in carcere per questa sua “disobbedienza” e questo suo voler affermare un diritto che è di tutti e non solo suo; e che questa sua iniziativa non venga caricaturizzata, confinata nel folklore, nella stravaganza, nell’ansia di protagonismo. È al contrario, una battaglia di libertà per tutti credenti e no, per l’affermazione della laicità dello Stato.

Bravi, dunque, i compagni dell’Associazione radicale riminese, che sostengono quello che definiscono «un giudice veramente indipendente». «Tempo fa», ci ricordano, «Berlusconi se ne venne fuori con l'idea di sottoporre i giudici ad un esame attitudinale psichiatrico. Ovviamente le reazioni furono pessime e, almeno ufficialmente, non è risultato che qualche giudice fosse malato di mente, e neppure nevrotico, di solito questo genere d'inconveniente colpisce pressoché esclusivamente i piloti d'aereo e gli astronauti, che per questo sono sottoposti a quella tipologia di esami. Per i giudici invece si tratterebbe solo d'un insulto. Al massimo essi hanno la loro indipendenza di idee, garantita sia dalla Costituzione sia dal Consiglio Superiore della Magistratura. In questi giorni si dà un caso interessante d'indipendenza di idee. Il giudice Luigi Tosti del Tribunale di Camerino, ma residente a Rimini, si rifiuta da mesi di tenere udienza perché nelle aule di giustizia c'è un crocifisso. Per questo ha di fatto paralizzato l'attività del piccolo tribunale marchigiano. Non che l'abbia fatto di nascosto (del resto di che avrebbe dovuto vergognarsi?), ché anzi per mesi ha inviato lettere di protesta al Guardasigilli, chiedendo la rimozione di tutti i crocifissi: ma non ha ottenuto soddisfazione. Pur di risolvere il problema gli hanno sistemato un'aula senza alcun simbolo religioso appeso alle pareti e il magistrato ha reagito con queste parole: "È solo un'intollerabile ghettizzazione che io non accetto, non potrò mai accettare". Ed ha continuato a non tenere udienza. Eliminando al passaggio la possibilità che gli abitanti di Camerino si lamentino delle decisioni giurisprudenziali. Il risultato, dopo mesi, è stato che il gip del Tribunale dell'Aquila, accogliendo la richiesta del procuratore della Repubblica, ha disposto il giudizio immediato del dr. Tosti per il reato di omissione di atti di ufficio. Ma, attenzione, nell'aula dove dovrebbero giudicarlo c'è un crocifisso: e allora, back to square one, si torna alla casella di partenza.

«L'interessato ha infatti reagito così: "inoltrerò subito anche al Tribunale dell'Aquila e nuovamente al ministro di Giustizia la richiesta di rimuovere i simboli religiosi, preannunciando il mio rifiuto a presenziare all'udienza che mi riguarda in caso di inottemperanza". Nei panni dei giudici dell'Aquila, per evitare una simile iattura, ci asterremmo dal commettere una simile inottemperanza ma in concreto, essendo quelli dell'Aquila anche loro dei giudici, forse ottempereranno, forse non ottempereranno. E comunque, se non ottempereranno, dimostreranno che il giudice Tosti ha ragione quando dice: "Noi siamo una colonia del Vaticano". Ovviamente, se non si trattasse di un giudice uno chissà che cosa potrebbe pensare. Nella specie invece non rimane che sottolineare come sia ammirevole (non essendo ipotizzabili altri moventi) un giudice che dimostra tale indipendenza e segue così fedelmente la propria coscienza. Auguriamo al dr.Tosti un futuro di grandi successi. Non di carriera, ovviamente, ché quella si fa per anzianità, ma nel campo della dottrina giuridica».

Aggiungiamo solo, a mo’ di postilla: l’Associazione Nazionale dei Magistrati sulla vicenda osserva un rigoroso, quanto significativo silenzio. Si vede davvero che il giudice Tosti ha ragione.

(da Notizie Radicali, 12 ottobre 2005)

Gualtiero Vecellio è il Direttore di Notizie Radicali – il giornale telematico di Radicali Italiani


SULL'ARGOMENTO NEL WEB:

http://www.nogod.it/ilcasotosti.htm

http://www.loretobambino.it/modules.php?name=News&file=article&sid=551

http://lanazione.quotidiano.net/art/2005/09/23/5387113



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