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Brevi osservazioni sull’immigrazione in Italia. Documenti e statistiche 
di Simone De Andreis
03 Giugno 2015
 

Il 4 giugno presso il Conference Centre di Expo 2015, a Milano, sarà presentato il XXIV Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes, dal titolo “Migranti, attori di sviluppo”. Nell'ambito del convegno “I migranti e il cibo. Dallo sfruttamento lavorativo all‘imprenditoria etnica” verranno analizzati i dati ufficiali insieme a quelli raccolti dai servizi Caritas, le variabili sociali ed economiche, gli impatti dell'immigrazione in un contesto che vede nel migrante un attore di sviluppo per settori che sarebbero in crisi senza l‘apporto di manodopera straniera. Dallo scenario globale si passerà a un approfondimento rispetto alle singole regioni italiane.

In attesa di poter approfondire i dati tramite l'utile strumento rappresentato dall'annuale Rapporto, si ritiene interessante presentare delle brevi osservazioni in merito al fenomeno migrazioni in Italia. Per far ciò si utilizzeranno le informazioni presenti nel Dossier Statistico Immigrazione 2014, realizzato da IDOS per conto dell’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. L'importanza di tale documento al fine di conoscere e comprendere il fenomeno della migrazione, è rappresentato dal fatto che si tratta del primo annuario socio-statistico pubblicato in Italia per la raccolta di dati statistici sul tema dell’immigrazione.

Il Dossier, curato fino al 2003 dalla Caritas di Roma e dal 2004 dal Centro Studi e Ricerche IDOS/Immigrazione Dossier Statistico, con la collaborazione di strutture pubbliche e del mondo sociale, si propone di rispondere alla necessità di studiosi, funzionari e operatori di avvicinarsi al mondo dell'immigrazione o approfondirne singoli aspetti, avvalendosi del supporto dei dati statistici.

L'impostazione di queste note seguono la struttura del Dossier, per cui si inizia da una breve panoramica europea e internazionale, per poi focalizzare l'attenzione sui flussi migratori verso l’Italia, sulla presenza straniera regolare, sull’inserimento dei migranti nel mondo del lavoro e nel tessuto sociale, sulla convivenza interreligiosa e sullo stato delle pari opportunità.

 

IL QUADRO INTERNAZIONALE ED EUROPEO

 

Alla fine del 2013 i migranti nel mondo sono stati stimati dalle Nazioni Unite in 232 milioni, il 3,3% della popolazione mondiale, tra i quali 175 milioni di lavoratori, pari al 5% dell’intera forza lavoro del pianeta. Il loro aumento è avvenuto al ritmo annuale di 2 milioni di unità negli anni ‘90, di 4,6 milioni di unità nella prima decade del 2000 e di 3,6 milioni di unità a partire dal 2010.*

Nell’Unione Europea, a fine 2012, i residenti con cittadinanza diversa da quella del paese in cui vivono sono 34.061.00034.061.000, il 6,8% della popolazione complessiva. Le presenze più consistenti si registrano in Germania (7.696.000), Spagna (5.072.000), Regno Unito (4.929.000), Italia (4.387.000 nel 2012, saliti a 4.992.000 nel 2013, per lo più a seguito delle revisioni post-censuarie) e Francia (4.089.000). Le incidenze più elevate sulla popolazione totale si registrano, invece, in Stati più piccoli quali Lussemburgo (45,5%), Cipro (19,7%), Lettonia (15,4%) ed Estonia (15,0%).

Nel 2012 gli ingressi di cittadini stranieri nell’UE a 27 sono stati quasi 3,4 milioni (400mila in più rispetto all’anno precedente) e nella metà dei casi (1,7 milioni) si è trattato di cittadini comunitari. L’attuale crisi ha incrementato gli spostamenti dagli Stati membri dell'area mediterranea verso il Nord, specialmente verso il Regno Unito e la Germania, paese che nel 2012 ha registrato l’arrivo di 40mila italiani e che è diventato il secondo sbocco mondiale per l’immigrazione a carattere “permanente” dopo gli Stati Uniti.*

 

LA SITUAZIONE ITALIANA

 

L'Italia verrà analizzata dal punto di vista dei flussi migratori, delle richieste di asilo,dei fenomeno di discriminazione e della situazione lavorativa.

 

- L'immigrazione

Dalla metà degli anni ’70, e in misura più consistente a partire dagli anni ’80, l’Italia si è progressivamente trasformata in un paese di immigrazione. Dopo oltre un quarantennio, alla fine del 2013, gli stranieri residenti nel Paese sono ufficialmente 4.922.085 su una popolazione complessiva di 60.782.668, con un aumento rispetto all’anno precedente di 164.170 unità (+3,7%), al netto delle revisioni censuarie. Ma il Centro Studi e Ricerche IDOS stima una presenza effettiva di 5.364.000 persone in posizione regolare.*

Interessante osservare che i flussi d’ingresso di nuovi lavoratori sono molto diminuiti rispetto al periodo antecedente la crisi. Nel 2013, i visti rilasciati per soggiorni superiori a 90 giorni sono stati 169.055, di cui solo 25.683 per lavoro subordinato e 1.810 per lavoro autonomo (in questo caso più di 100 visti per ciascun paese sono stati rilasciati in Russia, Stati Uniti, Ucraina, Cuba e Taiwan). Attualmente a determinare la crescita della popolazione straniera sono principalmente gli ingressi per ricongiungimento familiare (76.164 visti) e le nuove nascite (77.705 a fronte di 5.870 decessi).*

 

- La richiesta d'asilo

In Italia, paese maggiormente esposto per la sua posizione geografica ai flussi di migranti in fuga attraverso il Mediterraneo, le persone arrivate sulle nostre coste sono state 22mila nel 2006, 20mila nel 2007, 37mila nel 2008, 63mila nel 2011, 43mila nel 2013 e oltre 130mila nei primi 9 mesi del 2014 (con almeno 3mila persone morte nel corso di quest’ultimo anno durante la traversata).

“Mare Nostrum”, operazione a finanziamento e gestione italiana avviata il 18 ottobre 2013, in circa un anno ha salvato almeno 127mila persone (dato al 15 settembre 2014). Da novembre 2014 ha preso avvio l’operazione “Triton”, coordinata dall’Agenzia europea Frontex con finalità di pattugliamento delle frontiere.

Il Dossier Statistico Immigrazione 2014 rileva che in Italia nel 2013 sono state 26.620 le richieste d’asilo a fronte delle oltre 127mila ricevute dalla Germania.*

 

- La discriminazione

Nell'edizione 2014 del Dossier viene posta una attenzione particolare alla rilevazione di situazioni di discriminazione degli immigrati, in diversi ambiti del loro inserimento nella società italiana. In particolare è stato messo a punto per la prima volta un set di quattro indicatori statistici di discriminazione e riguardanti:

- la canalizzazione verso gli studi superiori,

- l'accesso alla casa,

- il tasso di impiego lavorativo,

- la tenuta occupazionale.

Dal punto di vista statistico il Dossier rileva che le discriminazioni in contesti di vita pubblica riguardano il 20,4% del totale, il 7% di tutte le segnalazioni sono le discriminazioni in merito all’accesso al lavoro e ai servizi pubblici, mentre il 5,1% ha riguardato l’accesso alla casa. Valori percentuali minori, attorno al 4%, contrassegnano le discriminazioni denunciate nei confronti della scuola e delle forze pubbliche. In totale i casi di discriminazione segnalati all’UNAR nel 2013 sono stati 1.142, dei quali il 68,7% su base etnico-razziale.*

 

- La situazione lavorativa

Secondo l’indagine Istat sulle forze lavoro, sono 2,4 milioni gli occupati stranieri, oltre un decimo del totale (l’incidenza era solo del 3,2% nel 2001). L’87,1% svolge un lavoro dipendente, seppure con notevoli differenze tra le varie collettività. Prevale l’occupazione nei servizi (63,6%) su quella nell’industria (31,7%, con il 13,3% nelle sole costruzioni) e in agricoltura (4,7%). Leggendo i dati del Dossier emerge che più di un terzo (35,3%) degli occupati stranieri svolge professioni non qualificate (in particolare nei servizi domestici e alberghieri) e quasi altrettanti sono impiegati come operai (32,6%), mentre il 26,0% lavora da impiegato o addetto ad attività commerciali o nei servizi e solo il 6,1% svolge professioni qualificate (tra gli italiani il 37,3%). Il superamento di questa posizione subalterna non avviene neanche dopo una lunga permanenza in Italia, né a fronte di un livello di formazione avanzato: 1 milione di stranieri, pari al 41,1% degli occupati, possiede un grado di istruzione più elevato rispetto alle mansioni che svolge (tra gli italiani si tratta, invece, del 18,5%), a dimostrazione che il livello di studi degli immigrati è generalmente medio-alto (il 10,3% ha una laurea e il 32,4% un diploma: dati del Censimento 2011).

 

Simone De Andreis

 

 

* Dossier Statistico Immigrazione 2014, IDOS, UNAR.


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