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Benedetto Della Vedova. L'auto-ribaltone sfascerebbe soltanto il centro-destra
16 Agosto 2010
 

Ben due ministri – e che ministri! Interni e Giustizia – hanno ieri ripetuto: no a governi tecnici, sì a elezioni anticipate. Hanno già cambiato la Costituzione e sostituito con il loro “consolato” ruolo e funzioni che la Carta assegna al Presidente della Repubblica?

Ricapitoliamo. Molti colleghi, come me di maggioranza, si affannano a chiarire che “andranno in piazza” di fronte a qualsiasi ipotesi di ribaltone. Anche sorvolando su di un Governo che minaccia di scendere in piazza, la cosa non convince.

Lo scenario che i pasdaran del PdL prefigurano, infatti, è esattamente l’opposto del ribaltone, cioè un inedito “auto-ribaltone”. La loro strategia, infatti, dopo avere espulso dal PdL la componente finiana, è quella di provocare più o meno pretestuosamente un incidente parlamentare, di imporre le elezioni anticipate e di convocare il popolo alle urne per completare l’espulsione di Fini e dei finiani dalla maggioranza e dal centro-destra italiano. Non ci si troverebbe di fronte al caso di un governo senza più maggioranza, ma di una maggioranza che si “suicida” più o meno compattamente per “ammazzare” la legislatura.

Una cosa deve essere chiara: non vi è un solo atto parlamentare rilevante per il Governo Berlusconi da cui sia possibile ricavare un atteggiamento ostile o ostruzionistico da parte di coloro che hanno dato vita ai gruppi di Futuro e Libertà per l’Italia. Non vi è una sola riforma o parvenza di essa bloccata dai finiani. Non una! Che so, una sola misura per lo sviluppo, una riforma fiscale o sul lavoro o sulla famiglia o sull’energia… Solo per fare l’ultimo esempio in ordine cronologico, la buona riforma dell’Università appena approvata al Senato porta la firma, come relatore, del “finianissimo” Sen. Giuseppe Valditara. E dunque, signori della corte, di cosa ci accusate?

Le intercettazioni? Siamo seri: alla fine della discussione interna al PdL è uscito un testo meno inviso al Capo della Polizia e al Procuratore antimafia. Qualcuno che abbia contezza della fase in cui vive il paese chiederebbe le elezioni per questa vicenda pensando di ottenerle? L’“autoribaltone” non ha nulla a che fare con l’attività di Governo che nessun detrimento ha fin qui avuto dai finiani, ma con questioni tanto politiciste da sconfinare nello psicologico. Non a caso le categorie più evocate sono “logoramento” e “stillicidio”. Che poi a tuonare più potentemente contro il ribaltone siano i leghisti – gli unici ad averne fatto uno coi fiocchi e proprio contro Berlusconi – dà la misura dell’uso disinvolto e propagandistico che viene fatto di questo argomento.

Lo scopo della crisi auto-provocata non sarebbe quello di sciogliere le briglie all’ippogrifo berlusconiano, ma solo di cercare un definitivo regolamento interno a quel che è stato il PdL. È chiaro che le elezioni a novembre non risolverebbero nulla di nulla di ciò che interessa all’Italia, come ha saggiamente osservato, tra gli altri, la Presidente Marcegaglia.

Che a settembre Berlusconi e Fini tornino amiconi sembra certo difficile. Tanto più che il Giornale, di proprietà della famiglia del Presidente del Consiglio, è intento non già ad una anglosassone inchiesta giornalistica sulla casa di Montecarlo – inchiesta alla quale sarebbero di già arrivate, come sono arrivate, le dovute risposte – ma ad una violento tentativo di distruggere “a prescindere” l’immagine del Presidente della Camera (è la ben nota vicenda del potere che tutto tollera, tranne coloro che individua come avversari interni).

Ciò non toglie, però, che esista la possibilità di rilanciare per qualche semestre l’attività del Governo attraverso un onesto patto tra ex-amici, basato sul comune programma elettorale di due anni fa. Naturalmente i punti del programma sono il titolo e lo svolgimento del tema della legislatura non può essere il frutto di un infantile “o mangi la minestra o …” e va scritto insieme: governo e gruppi parlamentari di maggioranza (PdL, Futuro e Libertà e Lega). Fl ha dei propri membri nel Governo e ha dichiarato fin dal primo minuto di nascere come gruppo di maggioranza: il resto è solo un inutile processo alle intenzioni.

Silvio Berlusconi può scegliere: rilanciare il Governo e le riforme per l’Italia con il contributo attivo e fattivo di Futuro e Libertà, oppure usare Fini come capro espiatorio delle difficoltà del governo e del PdL. Mi auguro sinceramente che il Premier scelga la prima via, quella forse meno scontata, che richiede più coraggio e senso di responsabilità: nessuno di noi ama la melassa o ha la memoria corta, ma Fl risponderà a responsabilità con responsabilità. Altrimenti quasi con certezza si arriverà alla crisi.

Ma l’Italia, ribadiamolo, non è, per Costituzione e per prassi istituzionale, la Gran Bretagna, e se dovesse cadere il Governo Berlusconi, a maggior ragione di fronte ad una “auto-crisi”, la parola passerà a Napolitano. E a quel punto le forze parlamentari è al Capo dello Stato che saranno chiamate a rispondere.

 

Benedetto Della Vedova

(da Libertiamo.it, 16/08/2010)


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