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Ivana Cenci. Il “Concerto d’Aranjuez” di Joaquín Rodrigo 
Nel giorno dedicato alla festa degli innamorati
Foto di Elisabetta Andreoli
Foto di Elisabetta Andreoli 
14 Febbraio 2018
 

Curiosità

sul Concerto d’Aranjuez

del maestro compositore

Joaquín Rodrigo

 

Per molti anni la gente ha cercato di scoprire che cosa abbia ispirato il maestro Joaquín Rodrigo a comporre il secondo movimento, l'Adagio, del Concerto di Aranjuez. Il segreto è stato mantenuto per un bel po' di tempo. La risposta del compositore era un semplice gesto in cui scrollava le spalle e una frase del tipo “il vento che passa attraverso i rami degli alberi”. In realtà fu molto più di questo e pochi, credo, conoscono la vera storia.

L’opera è stata composta in un periodo durante il quale il maestro Rodrigo e sua moglie, Victoria Kamhi, una giovane pianista turca (di cultura sefardita), attraversavano i peggiori momenti della loro vita, i più tristi. Il maestro era in piena composizione dell'opera e sua moglie, incinta di quello che sarebbe stato il primo figlio, cadde gravemente malata e dovette essere ricoverata d’urgenza in un ospedale di Madrid. I medici dissero poco dopo al maestro che la moglie e il figlio, quasi certamente sarebbero morti. Dopo aver sentito questo, il maestro Rodrigo tornò a casa, si sedette davanti al pianoforte e compose l'inizio del secondo movimento (l’adagio, per l’appunto).

Alla fine Victoria sarebbe sopravvissuta, ma avrebbero tuttavia perso il figlio.

Il secondo movimento è un dialogo musicale tra Dio e il compositore. Un dialogo che inizia con un bellissimo frammento: una sconsolata passeggiata di ritorno a casa dopo aver appreso la notizia, e l'inizio di una preghiera di lamento a Dio, supplicandolo di non portarsi via le anime di sua moglie e del loro futuro bambino. È un inizio estremamente bello, in grado di raggiungere chiunque, per la dolcezza del suo suono.

Improvvisamente, una chitarra entra con la sua voce e, con occhi pieni di lacrime, insiste con la sua invocazione a Dio, cercando la sua Misericordia... ma, quando la risposta di Dio (l'orchestra) arriva, ribadisce che, affinché sua moglie possa vivere, suo figlio dovrà morire. Con enorme tristezza e rassegnazione, la chitarra accetta questa crudele condizione che Dio impone, ed è a questo punto che si compie l'ascesa dell'anima del nascituro al cielo, espressa in un assolo di chitarra nel quale il maestro Rodrigo consegna l'anima del suo bambino per poter recuperare, almeno, quella di sua moglie. Mi piace credere che l'ultimo minuto rappresenti il ricongiungimento del maestro con la moglie, la gioia che può esserci dentro la tristezza di aver perduto il bambino...

Ascoltare l'Adagio conoscendo questa storia fa emozionare ancora di più, e apprezzare la grandezza della musica classica, che può trasmetterci emozioni anche senza conoscere in anticipo la storia che il compositore ha voluto raccontare. Perché, se c'è qualcosa che il Concierto de Aranjuez (e soprattutto il suo Adagio) riesce a risvegliare, è quel non so che che abbiamo dentro e che riconosce la bellezza, in questo caso sonora, delle cose.

È considerato l’opera musicale spagnola più interpretata nel mondo.



 

Il Concerto d'Aranjuez (Concierto de Aranjuez) è probabilmente l'opera più nota di Joaquín Rodrigo, uno dei compositori spagnoli più famosi del primo dopoguerra. Scritto all'inizio del 1939, in un'atmosfera tesa per le ultime vicissitudini della guerra civile spagnola, sull’orlo dell'imminente seconda guerra mondiale, costituisce la prima opera scritta da Rodrigo per chitarra e orchestra. La strumentazione è unica, dal momento che è raro trovare una chitarra solista che si confronta con il suono prodotto da un'intera orchestra. Ciononostante, la chitarra non viene mai coperta, pur rimanendo l'unico strumento solista per l'intera esecuzione, in quanto suona nei momenti di piano e pianissimo (fino a raggiungere dei pp di soli fiati di accompagnamento), mentre nei pieni orchestrali la chitarra solista è in pausa. Il concerto è suddiviso in tre movimenti: Allegro con spirito, Adagio e Allegro gentile. Senza dubbio il secondo movimento, l’Adagio, è il più conosciuto. Da esso è stato tratto materiale tematico per altre composizioni, fra le quali Aranjuez, Mon Amour.

Scritto ispirandosi ai giardini del Palazzo Reale di Aranjuez (a 50 km da Madrid, sulla strada per l’Andalusia), residenza di primavera del re Filippo II nella seconda metà del secolo XVI, in seguito ricostruito a metà del secolo XVIII per Fernando VI, il concerto cerca di trasportare l'ascoltatore ai suoni della natura, sebbene questi siano lontani nello spazio e nel tempo.

La “prima esecuzione” del Concierto de Aranjuez, ebbe luogo a Barcellona il 9 novembre 1940, e fu presentata al Palau de la Musica dal suo dedicatario, il celebre chitarrista Regino Sainz de la Maza, con l'Orchestra Filarmonica di Barcelona, diretta da Cesar Mendoza Lassalle.

Joaquín Rodrigo, cieco dall'età di tre anni a causa di una difterite, fu un pianista e non suonava la chitarra. Tuttavia, seppe captare lo spirito della diversità e unicità della chitarra spagnola.

 

 

 

En Aranjuez (versione femminile)

cantada por Paloma San Basilio


 

Vuelvo aquí
por la magia de tu música.
Tus cuerdas son caminos
que me traen el ayer,
vuelve la vida a mis paisajes,
al oírte, guitarra.

Justo aquí,
a la orilla de un atardecer,
fue como un vendaval
mezcla de miedo y de calor, amor,
por primera vez yo fui mujer,
sentí nacer la belleza.

Tus manos fueron mis manos
y tu mirar mi mirada.

Junto a ti
hasta el río se llenó de amor
y un nuevo resplandor
como un torrente me cegó,
después el tiempo lo apagó
y hoy es sólo un acorde.

Tus manos fueron mis manos
y tu mirar mi mirada.
Siempre unidos para siempre.

Y aunque no estás aquí
todo me sabe a ti, en Aranjuez.

Ritorno qui
per la magia della tua musica.
Le tue corde sono strade
che mi riportano il passato,
tornano vivi i miei scenari
nell’udirti, chitarra.

Proprio qui,
sulla soglia di un tramonto,
fu come un uragano
miscela di paura e di calore, amore,
per la prima volta io fui donna,
sentii nascere la bellezza.

Le tue mani erano le mie mani
E il tuo sguardo il mio stesso sguardo.

Insieme a te
anche il fiume si riempì di amore
e un nuovo sfolgorio
come un torrente mi accecò
in seguito il tempo lo ha spento
e oggi è solo un accordo.

Le tue mani erano le mie mani
E il tuo sguardo il mio stesso sguardo
Sempre uniti per sempre.

E anche se non sei qui
tutto sa che sono tua, ad Aranjuez.

Traduzione a cura di Ivana Cenci
(tutti i diritti riservati) 22 gennaio 2018

 

 

 

Aranjuez (versione maschile)

by Plácido Domingo



 

Junto a ti, al pasar las horas, oh mi amor,
Hay un rumor de fuentes de cristal
Que en el jardín parece hablar
En voz baja a las rosas.

Dulce amor, esas hojas secas sin color
Que barre el viento
Son recuerdos de romances de un ayer,
Huellas de promesas hechas con amor,
En Aranjuez, entre un hombre

[y una mujer,

que siempre se recuerda.

Yo sé bien que hay palabras huecas,

[sin amor

Que lleva el viento,
y que nadie las oyó con atención
Pero otras palabras suenan, oh mi amor,

[al corazón

Como notas de canto nupcial,
Si en Aranjuez me esperas.

Oh mi amor, mientras dos se quieran

[con fervor,

No dejarán las flores de brotar
Ni ha de faltar al mundo paz, ni calor

[a la tierra.

Insieme a te, mentre passano le ore,

[amore mio,

c'è una voce di fontane cristalline
che nel giardino sembra parlare
a bassa voce alle rose.

Dolce amore, queste foglie secche

[senza colore

che il vento trascina
sono ricordi romantici di un passato,
tracce di promesse fatte con amore,
ad Aranjuez, tra un uomo e una donna,
che si ricorda per sempre.

So bene che ci sono parole vuote,

[senza amore

che il vento porta via,
e che nessuno ha ascoltato attentamente
ma altre parole suonano, amore mio,

[al cuore

come note di canto nuziale,
se ad Aranjuez saprai attendermi.

Amore mio, mentre due si amano

[con fervore

non smetteranno di germogliare i fiori
né mancherà al mondo pace, né calore

[alla terra.

Traduzione a cura di Ivana Cenci
(tutti i diritti riservati) 12 febbraio 2018


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