Mercoledì , 18 Settembre 2019
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Bottega letteraria > Prodotti e confezioni
 
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
Flavio Ermini. La poesia non è un genere letterario 
Editoriale del n. 93 di “Anterem”
(foto di P. Garofalo)
(foto di P. Garofalo) 
27 Dicembre 2016
 

Ma i viventi commettono

tutti l’errore di troppo forte distinguere.

Rilke

 

 

La parola poetica non accade una volta per tutte. Continua a manifestarsi. Giunge dal silenzio e cerca il dire in cui dimorare. Grazie a quella parola nel dire tornerà a rivelarsi l’iniziale essenza dell’essere umano nella sua pura naturalità.

 

Il tratto inaugurale della parola poetica dischiude lo spazio inconosciuto che eccede il significato, e lo apre a un cammino che sospinge l’esperienza di scrittura oltre se stessa, per seguire le volute e le inarcature di una voce nascosta. Scrive a questo proposito Bonnefoy: «La parola è un’attività sottostante al pensiero esplicito. Al suo libero costituirsi va data la priorità rispetto ai fasti dell’opera compiuta». Senza dispersioni, in questa “attività sottostante” è possibile cogliere quell’idea d’inafferrabilità che si distende nella linea del tempo; tanto da indurci a scrivere senza nominare. Come fa la danza quando danza; come fa il fiore quando fiorisce.

 

Si avverte come una sfida lo squarcio di un grido nel soffocamento generale. È il grido che il logos ha la funzione di far dimenticare, di mortificare.

Nell’attribuire a ogni cosa un nome, il logos ordina il chaos, ripartisce e categorizza l’essere. A partire da un oscuro sapere, accorda l’essere di classificazioni e lo riduce a sé.

I mortali distinguono e separano, aprendo un varco all’ingannevole apparenza della molteplicità. Resta la poesia a far uscire il conoscere umano dalla sfera delle illusioni; a nominare l’essere senza dividerlo.

L’essere umano è esiliato nell’apparire. Solo la poesia può far sì che nell’esilio non si smarrisca. Può farlo portandolo nell’immediatezza assoluta di una contemplazione senza conoscenza.

 

L’imperativo di Wittgenstein è esplicito: «Dobbiamo dissodare l’intero linguaggio». Ovvero dobbiamo essere consapevoli che il lavoro poetico non si svolge all’interno di un sistema di regole linguistiche, ma nel suo sporgersi là dove niente è più rassicurante: verso l’Aperto nominato da Hölderlin e da Rilke, verso il perturbante, l’imprevisto.

Dobbiamo abbandonarci all’essere. Farne parte di nuovo. Abbandonare le apparenze. Sostare a un passo dall’al di là. Abbandonarci a una vita rispettosa del mistero.

 

La parola che parla nella poesia non fa segno, non entra come moneta di scambio nel commercio quotidiano; non fa opera di senso. Non è la parola ineffabile che scende dall’azzurrità, ma quella che sale come fumo e fuoco dal vulcano. È una lingua di “laggiù”, ma è l’unica che può dire cosa accade “qui”.

La parola poetica si proferisce correttamente solo quando la si genera a partire dal silenzio, ovvero dal più assoluto distacco dal sé. Solo allora la parola viene generata non da noi stessi, ma dalla nostra essenza, quando si è quella parola. Il resto è pura ripetizione.

 

La parola non è il medico che corre in aiuto delle verità logorate dall’uso. È il dolore per la mancanza di un linguaggio adeguato a dire l’essere. Quel linguaggio che detiene il segreto del varco attraverso il quale l’animale viene strappato alla sua vita silenziosa e viene destinato alla caduta fuori di sé, nella figura del parlante.

In questa prospettiva si comprende che la poesia non è tanto un “genere” o una “categoria letteraria”, non è un mero ornamento dell’esserci e della sua finitudine, bensì una forma di vita che mette in relazione essere umano e mondo, soggetto e fondamento; una forma di vita che svela una natura probabilmente indefinibile, ma sulla quale non possiamo non riflettere.

La parola poetica è il modo in cui c’è l’essere umano.

 

La parola poetica ama le pure forme originarie, registra Schiller. Per farsi simile a esse, si frantuma, si diluisce, canta fuori da ogni norma prosodica, al limite del silenzio.

Questa parola è sconvolgente perché conserva il movimento lacerato dell’inaudito, proprio del mondo in ombra che si estende oltre i limiti della semplice ragione: quel mondo in cui i significati implodono in un angosciante spaesamento interiore e le cose non sono più assicurate a un terreno di certezze e di riferimenti stabilizzati. Non c’è codice di scrittura per tale visione; non c’è alfabeto, manca la grammatica.

Qui c’è il repentino recidersi di un continuum a causa di un limite senza protezione, dietro cui si nascondono le potenze dell’indifferenziato.

 

La parola poetica è determinata dal pericolo che essa affronta più che dal servizio alla vita. Il carattere della sua figura è del tutto astorico, e come tale annuncia un guardare senza io e un amare senza oggetto; annuncia ciò che crea durata senza misurazione. Delinea l’arcana esistenza che riposa in se stessa nel sottosuolo della storia, al principio della sua esperienza di vita, quando tutto è ancora originario: presenza pura, rivolta a ciò che semplicemente è, allo stato albale; un fruscio dell’anima e dell’apparire, insieme; uno sfiorarsi di un senso contro un altro, per un intrecciarsi prodigioso del grido con l’ammutolire.

Nel tumulto che sfida il principio di non contraddizione, le parole raggiungono il chaos che di quel tumulto è la causa più profonda. Sono parole che hanno in sé i segni di una condizione umana fragile e ferita; grumi di dolore e di opacità. Sono parole in cui mille varchi si aprono; in cui s’insinuano bagliori inconsueti, allucinazioni atte a sguarnire la frontiera che la ragione solitamente difende dalle notti in subbuglio.

Davanti a questo abisso che si spalanca d’improvviso là dove la vita sembrava proseguire piana, come si può ancora parlare di “genere letterario” per definire la poesia?

 

Flavio Ermini


Articoli correlati

  Vetrina/ Patrizia Garofalo. Per “Karlsár” di Flavio Ermini
  La verità dell’ombra, l’ombra del dire
  Eventi/ G37 il Summit mondiale della Poesia per affermare il potere della conoscenza
  Patrizia Garofalo. “Essere il nemico” di Flavio Ermini
  In libreria/ Aurelia Delfino. Danze
  Ivana Cenci: Sulla necessità della parola poetica.
  Eventi/ Roma: Ritratti di Poesia
  In libreria/ Flavio Ermini. Una poesia aperta all’accoglienza e alla speranza
  Giulio Marzaioli: Sul libro “Plis de pensée” di Flavio Ermini recensito da Alessandro De Francesco
  “La parola poetica, vicina alla verità”. Incontro con Flavio Ermini
  Riviste/ Anterem 82. La responsabilità della parola poetica
  Flavio Ermini. Riflessioni su una poesia di Patrizia Garofalo
  Vetrina/ Flavio Ermini. Il totem che cade e cade
  La tâche terrestre des mortels. Poésies 2002-2009
  L’Albero della filosofia. Rainer Maria Rilke
  “Il giardino conteso” di Flavio Ermini
  Spot/ Flavio Ermini: L'esperienza poetica del pensiero
  In libreria/ “Edeniche” di Flavio Ermini (POESIE 2010-2019)
  In libreria/ Patrizia Garofalo. L’abbaglio ideale delle rose
  Flavio Ermini. Il giardino conteso
  Flavio Ermini. L’esperienza poetica del pensiero
  Milano: Le riviste letterarie. Un incontro
  Biennale Anterem di Poesia. Motivazioni e finalità.
  Flavio Ermini. L’altare dei sacrifici e il giardino destinato alla vita
  Giuseppina Rando. Dove persiste oscurità
  Patrizia Garofalo: Flavio Ermini. Rilke e la natura dell’oscurità
  Flavio Ermini. Esistenza e libertà
  Giuseppina Rando. “Il giardino conteso” di Flavio Ermini
  Della spiritualità della terra e del seme della parola. Duccio Demetrio e Flavio Ermini
  Galleria Peccolo. “Action Poetry”: Conversazione con Flavio Ermini
  Riviste/ Anterem 81. Poetiche del pensiero
  Giuseppina Rando. Impensato
  Patrizia Garofalo. Breve nota alla parte sesta de “Il giardino conteso” di Flavio Ermini
  Flavio Ermini. L’ascolto del testo
  Patrizia Garofalo. Su “Karlsár” di Flavio Ermini
  L'esperienza poetica del pensiero. Il numero 80 di “Anterem”
  Franc Ducros: Prefazione a Flavio Ermini, Plis de pensée.
  Spot/ Cierre Grafica con Anterem Edizioni e Poesia2.0: Opera prima
  Rosa Pierno. “Il matrimonio del Cielo con la Terra” di Flavio Ermini
  “Bioccoli” di Giuseppina Rando in Limina di Anterem Edizioni
  Lorenzo Montano: Viaggio attraverso la gioventù. Postfazione di Flavio Ermini. Moretti & Vitali editori
  Sulla danza
  In libreria/ Flavio Ermini, Il compito terreno dei mortali
  Maria Lanciotti su Storia dell'infelicità di Flavio Ermini.
  Patrizia Garofalo. La parola numerosa di Flavio Ermini
  Flavio Ermini. La persistenza dell’aurora
  Patrizia Garofalo. “Della fine” di Flavio Ermini
  Flavio Ermini, Plis de pensée. Recensione di Alessandro De Francesco
  Flavio Ermini, Il moto apparente del sole. Storia dell’infelicità.
 
 
 
Commenti
Lascia un commentoNessun commento da leggere
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA?

 75.7%
NO
 24.3%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. +39 0342 610861 - C.F./P.IVA 01022920142 - REA SO-77208 privacy policy