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Moonisa: Nigeria-Pipelines insanguinate, terra-genti e tradizioni dissacrate - 3
Ken Saro Wiwa
Ken Saro Wiwa 
29 Giugno 2009
 

Ecco ‘qualcosa’ su altre compagnie petrolifere (come Shell e Agip)

Lo scrittore Ken Saro Wiwa (Kenule Benson Tsaro-Wiwa -leader ideologico degli Ogoni, etnia più numerosa del delta del Niger, e di tutte le popolazioni del delta) è stato giustiziato, nel 1995, per impiccagione, dal regime nigeriano, per aver osservato, verificato, toccato con mano, condiviso con le genti del delta i disastri ambientali e ‘umani’ causati nell’Ogoniland dalla Shell –e in tutto il delta da varie compagnie petrolifere- e per essersi schierato dalla parte della sopravvivenza della sua gente e di se stesso. Che si possa morire, quando si è ‘vasi di coccio tra i vasi di metallo’ è risaputo, ma che non si abbia il diritto di essere individui pensanti e che non si possa aspirare neppure all’aria che si respira è davvero oltre ogni possibile logica accettabile. Eppure accade questo, nel mondo: il dio denaro fa il bello e il brutto tempo, fa e disfa i governi, ne decide indirizzo e sopravvivenza (anche quando proclama di non averne le intenzioni consapevoli) e decide il destino degli esseri umani (nel senso più spietato del termine): decide anche chi deve vivere e chi deve morire e…, dove la gente è povera e non ha voce, decide della morte di molti come di pochi e anche della morte dell’ambiente. La cosa più agghiacciante non è l’efferatezza dei grandi crimini contro l’umanità, è l’incoscienza quasi inconsapevole con cui vengono commessi, in certi casi e in certi luoghi (ove i responsabili sono molti, si avvicendano, mettendo ognuno un ‘tassello’ atto a puntellare la situazione ‘lavorativa’ della compagnia di turno/ ‘oliando’ ognuno la ‘ruota’ del momento, perché l’intoppo temporaneo si sblocchi/ Mettendo in campo ognuno le migliori strategie del caso, per ‘apparire’ a livello dirigenziale e far ‘carriera’/ costruendo, ognuno nel proprio passaggio un mosaico globale di ‘passi’-produzione di ‘successo’, in cui, alla fine, la ‘ditta’ di riferimento è come un gigantesco ragno al centro di una tela che non crede neppure sua…). I governi sono altri ragni giganteschi, le cui ragnatele-tele sono grovigli enormi, ma sempre e inevitabilmente pendono dalle ragnatele robuste dei ragni-profit dalle provenienze più disparate… Queste sono le farse (‘orrifiche’) con cui gli uomini (in qualità di ‘attori’ alle dipendenze delle ragnatele varie o impegnati nell’interpretazione del ruolo che si scelgono nella tragi-commedia-vita della dislocazione geografica di riferimento) si giocano la carta del passaggio sulla terra (prima di tornare al loro Creatore, con gesti buoni o almeno innocui, o con spine-dolori-disastri-stragi-genocidi attaccati alle mani). Le multinazionali sono entità senz’anima, le cui responsabilità sono ‘direttive’ che hanno sempre molti padri (molte fasi). Sono, in sostanza ben altra cosa rispetto alle ditte antiche (che nascevano e morivano con un nome). Era possibile, allora, arrivare al ‘cuore’ del padrone, in qualche modo; ora, a comandare è il denaro (che si sparge per mani e per tasche infinite, senza mappe precise e senza etiche-rimorsi-argini). Non ha cuore il denaro (ma… ha vie subdole e scaltre, per infiltrarsi anche nel petto di chi il cuore ce l’ha…). Accade così che, in nome del profit, si chiudano gli occhi di fronte alle ‘politiche’ aziendali dalle quali provengono i propri salari; accade così che coloro che per le multinazionali lavorano, vedano soltanto ciò che vogliono permettersi di vedere e cioè cosa è bene o male per la ‘produzione’ (che, a qualunque costo, ‘deve continuare’). Ecco spiegato l’arcano: l’applicazione dello sgrammaticato ‘”paese che vai usanza che trovi” (usato nel senso illogico e criminale di: ‘dove nessuno eventualmente t’imponga delle leggi, dissacra pure tutto ciò che puoi e ove le leggi ci siano, trova un modo per aggirarle e dissacrarle quanto più puoi’) sembra essere lo slogan della legge della giungla scritta della corsa alla ricchezza. Ecco perché i paesi con voce in capitolo-politica ‘pesante’-pil elevato del mondo ‘ricco’ usano il mondo ‘povero’ come banca dei prelievi e insieme come pattumiera (anche la feccia nostrana, che mi repelle chiamare ‘italiana’, ha scaricato nel nigeriano- tanto per non andare lontano- porto di Koko 3.800 tonnellate di rifiuti tossici, tra l’87 e l’88- e sì che gl’Italiani ignari, in Africa, ci vanno in cerca di natura primordiale e incontaminata). Ecco perché le ‘ditte’ petrolifere erano-sono-saranno nel delta del Niger. Ecco perché la Dow Chemical fabbrica gli erbicidi in Centro America (e rende sterili molte centinaia di braccianti). Ecco perché la OXY è determinata ad estrarre petrolio dalle foreste colombiane (a costo di sterminare gl’Indigeni U’WA). Ecco perché la Union Carbide fabbrica pesticidi in India (e non è stata né rasa al suolo, né ‘scacciata’ quando, nel 1986, con le sue esalazioni mortali ha ucciso 4.000 persone, ne ha reso invalide 200.000, ha intossicato acqua-vegetazione-terreni). Ecco perché la Nike fabbrica scarpe in Asia (chiudendo diecimila occhi sull’uso del lavoro minorile).

La terra degli Ogoni (circa cinque centinaia di migliaia), nel delta del Niger, in Nigeria, è teatro d’azione della Shell (il ‘grande’ nemico del povero Wiwa). La storia è quella di sempre… La politica aziendale viene prima: la gente può adeguarsi e morire o emigrare… I governi nigeriani (civili o militari, sempre di passaggio) hanno sempre avuto bisogno di essere ‘foraggiati’ (anche per reggere ai continui ‘scossoni’ delle pressioni politiche ed etniche). La Shell (come altre multinazionali, ovviamente) è stata longamano-provvidenza per loro, sin dagli anni Sessanta. L’Agip (che estrae i suoi bravi 130.000 barili al giorno e fa parte anche di una joint venture a maggioranza statale guidata dalla Shell) pare sentirsi con le mani pulite. Ha una Carta dei Principi Fondamentali d’Impresa di tutto rispetto,; in essa si parla di tutela dell’ambiente, di cultura e di diritti, ma… non vi si elenca alcun provvedimento contro lo scempio di territori e genti (e scaricare le responsabilità su Shell e governo non mi sembra né una ‘politica’ onorevole né un motivo per autoassolversi dai crimini che stanno assumendo dimensione da ‘genocidi’ come ho già detto e ripetuto). I tempi agitati e bui della dittatura militare nigeriana (dalla salita al potere di Sani Abacha -1993- alla sua morte improvvisa -1998) hanno dato alla Shell la possibilità di ‘sganciarsi’ dal crudele regime, congelando o rompendo i contratti vigenti ed evitando di firmarne di nuovi, come le fu chiesto da più parti, ma la Shell non ha aderito a tali richieste (e l’Agip non ha assunto posizioni diverse, anche se ha sempre dichiarato e dichiara di non aver avuto e di non avere nulla a che fare con la politica). Non è difficile desumere che i contratti suddetti abbiano decretato la sopravvivenza della dittatura e che l’importanza della firma del nuovo contratto abbia fornito il cappio alla mano assassina che ha ucciso Ken Saro Wiwa e gli altri otto attivisti del movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni (il Mosop). E certo, Wiwa non incitava alla lotta armata, ma, con il suo carisma, era amato e seguito ed era in grado di mobilitare grandi folle (nel 1993, proclamato dalle Nazioni Unite anno dei popoli indigeni di tutto il mondo, più di 300. 000 Ogoni seguirono Wiwa in una pacifica marcia di protesta contro la Shell e contro il regime militare nigeriano) e le grandi folle erano visibili… e facevano notizia - proprio come accade ora con gli attacchi del Mend ai pozzi- e davano fastidio alle compagnie petrolifere e al governo, di conseguenza). Wiwa era pericoloso, perché non farneticava contro l’unità nazionale, né soffiava su posizioni scissionistiche varie; difendeva le minoranze, ma le vedeva inserite in un quadro nazionale e parlava di un risanamento che metteva in pericolo il proliferare possente delle connivenze remunerative e fiorenti; era pure scrittore (e ciò aggravava di gran lunga la sua posizione…). Le parole sono e restano vana ‘teoria’. I fatti, però, parlano. Ecco un fatto, innegabile e più ‘visibile’ del monte Everest: Wiwa e altri otto uomini furono uccisi per impiccagione (nove vite -ogoni di nascita e nigeriane per appartenenza nazionale e per scelta furono spente) e, subito dopo, Shell e Agip firmarono un nuovo contratto. La vita dello scrittore nigeriano e di altre otto persone non pesarono abbastanza sulla bilancia del blocco del contratto suddetto (non pesarono nulla, in contrapposizione alla liquefazione del metano e alla costruzione dei metanodotti cui Shelle -e Agip aspiravano); nulla pesò, su quella bilancia, neppure il fatto che la Banca Mondiale si fosse ritirata dal progetto. Niente e nessuno poté distogliere Shell e Agip dalla firma di quel contratto, neppure la sospensione della Nigeria dal Commonwealth e il fatto che gli Stati Uniti e l’Unione Europea avessero richiamato i loro ambasciatori dalla Nigeria… Tutto ciò fa rizzare i capelli in testa a chiunque abbia intuito sufficiente per spaventarsi… E Agip ha sempre finto di nascondersi dietro la Shell/ ha avuto il coraggio di atteggiarsi a organizzazione migliore; e sì che ha il suo regno nel Rivers State e che ha le mani tutt’altro che pulite, quanto a soldi spesi in ‘spedizioni’ militari e paramilitari, atte a ‘mantenere l’ordine’/ ovvero a ‘togliere di mezzo’ le persone scomode e bruciare interi villaggi. Ne hanno parlato in lungo e in largo in C’era una volta, su Rai 3, il 29 luglio 2001// ne ha parlato il Manifesto del 19.07.2001- allegati M-N// ne ha parlato con chiunque fosse disposto ad ascoltare Oronto Douglas, l’avvocato ambientalista difensore delle popolazioni del delta (una delle zone più ricche di energia del mondo e… abitata da gente che di sera, se vuole la luce, accende le candele). Le mani sporche di ‘pasta’ petrolifera (e non sempre solo di quella) le hanno in molti: il Mosop aveva denunciato anche la compagnia italiana Saipem, per la sua partecipazione al progetto della costruzione di un metanodotto in Ogoniland. La Shell e la Elf avevano costituito un consorzio per la gestione del gas liquido nigeriano.


Il mondo è alla mercé delle multinazionali/ la vita nel mondo è alla mercé di questi mostri-titani quasi sempre senz’anima e… non lo sa/ non se ne rende conto. Lo dimostra il fatto che a nessuno verrebbe in mente di sentirsi stupido quando parla di ‘nazioni povere’/ di ‘popoli poveri’, ma… è tempo di cominciare a invertire la visuale con cui ci siamo ‘figurate’ le cose fino a oggi. ‘Poveri’ noi del ‘mondo ricco’ chiamiamo i paesi nei quali andiamo a prenderci le ricchezze che ci mancano: non c’è qualcosa che stona in questo assioma? Ha ragione Aurora Donoso (una delle fondatrici del gruppo Accion Ecologica in Ecuador), quando si ribella a quel nostro modo di definire una certa parte del mondo. Ecco le sue parole (da il Manifesto del 19.07.2001): “I nostri paesi sono ricchi di risorse naturali, oltre che di cultura e persone. Ma sono impoveriti dalla rapina delle politiche che gli sono imposte” (e, soprattutto, dall’industria petrolifera... che ha abbattuto più di mille ettari di foresta amazzonica tropicale, per le trivellazioni esplorative propedeutiche a un nuovo progetto petrolifero nel Sud dell’Ecuador/ ha scaricato rifiuti tossici nella terra e nei fiumi/ ha costruito un oleodotto di 136 chilometri (devastando riserve sacrosante di intatta foresta, di catene ecologiche e di coltivazioni preziose per gli abitanti// disastrando beni non suoi, senza nulla dire-chiedere alle genti che sono padrone di casa…). Ciò non è bastato: l'Agip è entrata anche nel progetto dell’oleodotto per il greggio pesante, che si fa cicatrice sfregiante da est a ovest, tagliando 500 chilometri dell’Ecuador, dall'Amazzonia alla costa del Pacifico. I ritmi produttivi canteranno il de profundis (se prendo in prestito questa espressione, il salmo 129 e Wilde non me ne vogliano), mentre uccideranno quel polmone verde devastato.

Il mondo appare o completamente impazzito (nelle vesti dei mostri del profit) o succube e indifeso (nelle vesti degl’ignavi o di coloro che ignorano), mentre i disastri più orribili si estendono a macchia d’olio, in modo preoccupante. Non è solo la caccia al petrolio la pietra dello scandalo. L’inventiva del dio denaro è senza limiti: le finanziarie internazionali stanno distruggendo il secondo polmone verde del mondo (le foreste dell’Indonesia) con l’industria della carta/ le dighe della Tailandia hanno devastato gli ecosistemi e sconvolto totalmente le economie rurali, gettando sul lastrico 80 milioni di persone (sfollate), come risulta da una stima della stessa Banca Mondiale -sulle dighe/ la globalizzazione dei disagi e dei disastri ha creato i nuovi servi della gleba, a livello mondiale (i ‘terzomondisti’ usati e ‘abusati’ e pure male accetti- che, in parte, ingrossano i fiumi delle mafie e facilitano i luoghi comuni-‘preconcetti’).

Sarà per questo che avverto uno stridore insopportabile anche nei germogli della speranza che provengono dai progetti reali sulla riduzione del gas flaring (ovvero sul recupero dei gas derivanti dall’estrazione del greggio) e sulla giusta via della salvaguardia dei diritti umani e dell’ambiente. Non so ancora fino a che punto credere che le compagnie petrolifere, (che per quasi 50 anni hanno chiuso gli occhi sui disastri plurimi perpetrati) d’improvviso possano rinsavire -eppure me lo auguro…, me lo auguro con tutta l’anima. I tempi sono cambiati e l’aumentata consapevolezza dei cittadini del delta del Niger (e del mondo) hanno creato le condizioni e i tempi per i provvedimenti attesi, me lo continuo a ripetere e spero che ciò che deve accadere (sul piano della difesa dei diritti umani) accada presto! La sfiducia, però, è dura a morire. Dolgono troppo (in effetti…) i danni, la corruzione, i furti pregressi e attuali mondiali e nigeriani. Duole ogni esplosione nigeriana (come quella che, nel villaggio di Amaokwe Oghughe, ha massacrato 105 persone -definite, per giunta, ‘ladre’-erano donne e famiglie accorse a raccogliere greggio già raffinato e disperso da varie perdite nei tubi di ritorno dalla raffineria di Port Harcourt). Il petrolio/ la benzian/ tutto ciò che brucia è prezioso, tra i poveri della Nigeria, specialmente nelle periferie urbane (slums abitati da disperati) e ovunque sia impossibile trovare ramaglie o esca di sorta per il fuoco. Ogni donna è in cerca affannosa di ‘focatico’, con cui cuocere qualche tubero di Jam/ cassava/ patata dolce o le varie polente o puree della sopravvivenza giornaliera. Tutto ciò che può bruciare, negli appositi marchingegni di latta, è prezioso (lo stesso oro non sarebbe altrettanto prezioso e sarebbe, piuttosto, da vendere per trasformarsi in ‘strumenti’ di quel tipo). Qualsiasi carburante che fuoriesca da tubature ‘visibili’ e si disperda è manna negletta e inutilmente sprecata agli occhi di qualsiasi povero (e… gli occhi dei poveri sono la sola cosa che abbondi ovunque e sempre, in Nigeria!). Chi può stigmatizzare i nugoli di disperati che si affrettino a raccogliere ciò che per loro è un ‘ben di Dio’ (trascurato dai ‘padroni’ dei tubi e lasciato alla spugnosità del terreno al quale sicuramente non fa bene)? Soltanto chi può condannare i miserabili, che si lancino su banconote sparse al vento, è autorizzato a condannare i poveri che sono morti raccogliendo benzina (e l’ignoranza del singolo miserabile che, avvicinandosi con il motore acceso, ‘fornisca’ la scintilla del terribile rogo). Non è difficile, invece, condannare, la superficialità (che puzza di indifferenza verso la gente che non ha molta voce) con cui le tubazioni (che andrebbero coperte/ interrate(?)/ protette) vengono messe a dimora (risparmiando denaro) semplicemente ‘nel vento’ ed esposte al passaggio dei pochi e dei molti (e alle esplosioni anche soltanto casuali sempre e comunque possibili). Non è difficile neppure condannare la mancata celerità-urgenza nella riparazione delle falle ( che gli anziani di Amaokwe Oghughe dicono di aver riportato alle autorità e che- a onore di onestà- non so se siano state riportate celermente da dette ‘autorità’ al personale della compagnia petrolifera responsabile). Una cosa è sicura: non spetta alla gente (povera o ricca/ knowledged o ignorante che sia) conoscere i pericoli connessi agli impianti industriali (di qualunque natura) ed evitarne i rischi (in nessun luogo del mondo); tocca a chi costruisce gl’impianti in questione sistemarli in modo che non debbano rappresentare un pericolo per gli esseri umani (giovani, adulti, vecchi e bambini –poveri o ricchi/ intelligenti o cretini che siano), perché se ciò non facessero, pagherebbero per i danni causati (per la morte o le menomazioni degli esseri umani di qualunque lingua-nazionalità-estrazione sociale). Questa è la regola (che vige nel mondo/ almeno in quello che si definisce ‘civile’) che non trova giurisdizione in certe situazioni-luoghi…

È difficile dimenticare le ‘vittime’ (delle esplosioni e… di altre prevaricazioni). Ciò che più fa male è il non-valore ‘aggiunto’ peculiare di ‘talune’ vittime , il cui numero viene riportato con ‘approssimazione' (in ragione di centinaia di ‘unità’- non per colpa della stampa, ma per annessi e connessi con la condizione di diseredati dalla ‘presenza’ poco certificabile-quantificabile…). Ecco un esempio: la strage causata, nel ’98, da un’esplosione avvenuta in Jesse, veniva riportata dalla stampa con un numero di vittime ‘tra le 600 e le 1.000’… Ci sono stati vari morti in Nigeria: quelli per morte violenta (tra cui 28 nel 2000, ad Okuedjeba,/ 250, ad Adeje/ 20 a Lagos/ e i già citati 269 del 2007 ad Abule Egba), quelli per incidenti sul lavoro e per esplosini delle tubature non protette e quelli per malattie dovute alla devastazione ambientale. Vorrei che le ditte mettessero nel cautelare i lavoratori e i cittadini la stessa cura-attenzione che mettono nella gestione fiscale dei loro affari (con cui si assicurano la ‘proprietà’ dei vari giacimenti/ creano le società locali facili da fare e disfare -come, per esempio la Naoc, Nigerian Agip Oil CO Ltd, e facili alle ‘uscite’ non documentabili e adatte a illudere gl’ingenui sui guadagni favolosi, magari da vendita di terreni, che poi non arrivano, e a ‘incoraggiare’ la repressione contro le proteste-manifestazioni senza speranza degli ultimi della catena). Tutti immaginano (alcuni sanno) che, per proliferare, le industrie non percorrano vie tutte ‘alla luce del sole’. Non desidero stabilire, qui, cosa sia giusto dare ‘a Cesare’ e cosa no, perché ciò di cui si parla in questa sede è lontano più del decuplo dell’intero universo da argomentazioni di quel tipo: qui si parla di chi abbia diritto a sopprimere chi e chi abbia il diritto di vivere e chi no! Stare dalla parte della legge degli uomini, oggi, non sempre coincide con lo stare dalla parte della legge di Dio (perché non tutte le leggi e non ovunque sono giuste), ma… stare dalla parte della legge di Dio almeno quel tanto che basti a non commettere stragi dovrebbe essere possibile…

Stare dalla parte della legge e di ciò che è giusto è di ‘un difficile’ vicino all’impossibile, nei paesi come la Nigeria, e lo è (per i cittadini nigeriani che vogliano essere onesti e giusti) a tutti i livelli, perché chi non è parte dell’ingranaggio viene stritolato dall’ingranaggio medesimo. Ne sanno qualcosa coloro che sono ambientalisti e pro diritti umani (come il defunto Ken Saro Wiwa), in questa terra, e come l’avvocato (Oronto Douglas) che lo ha difeso (ambientalista egli stesso e interessato alla difesa dei diritti umani…).

Le genti del delta del Niger, intanto, non hanno accesso neppure agli income dei sottoprodotti dell’estrazione… (e sullo sfruttamento delle risorse di combustibili fossili dell’Africa nuove nubi dense e nere si profilano, con l’allargamento della ‘torta’ a Russi e Cinesi- vedi “Report” 7 giugno 2009). Le ricchezze, da sempre e per sempre devono essere destinate a fare la sfortuna e la disgrazia dei popoli? Di sicuro la fanno per l’Africa e la fanno per il delta del Niger…

Il Governo nigeriano e le compagnie petrolifere giocano a scaricabarile (l’uno accusando le altre e viceversa della mancata costruzione dei gasdotti necessari a raccogliere-distribuire-sfruttare il gas che la terra dona e che essi sprecano e usano come arma di sterminio- mentre le comunità del delta non hanno cibo né corrente/energia e altre latitudini della terra lottano contro il gelo invernale e la penuria di gas).

I divieti di bruciare il gas nell’atmosfera si rinnovano, in Nigeria, e il completo disprezzo di essi altrettanto/ la gente continua a soffrire e a morire/ i gruppi armati continuano a sognare di poter sconfiggere il ‘nemico’ (e non sanno quali e quanti nemici si sommino nella matriosca spaventosa che fa da vestito alle loro autorità precostituite/ non sanno quanto grande sia il coraggio che ostentano, perché non sanno quanto grande sia la forza devastante contro cui si ergono).

Gli avvoltoi (interni ed esterni) che sono calati sul delta del Niger (come su tante altre terre martoriate) mirano (persino senza saperlo) all’estinzione di tutto quanto valga e conti qualcosa (hanno ucciso la vita delle acque che erano la ricchezza più grande di tutta la Nigeria/ hanno ucciso Ken Saro Wiwa e mirano a uccidere i sogni…), perché oggi non basta più l’antico detto “il grande mangia il piccolo”: è stato sostituito dal nuovo detto consumistico, che qualcuno ha coniato: “Lo svelto mangia il lento” (‘svelto’ è chi non deve fermarsi a riflettere-soppesare pro e contro in relazione al ‘prossimo’/ svelto è chi persegue i propri ‘pro’ e in nome di essi è pronto a passare su tutto e su tutti, anche sul corpo di sua madre e dei suoi figli/ svelto è chi mira al profitto e ad esso sacrifica tutto e tutti/ svelto è il principio d’azione di ogni multinazionale// ‘Lento’ è tutto il resto del mondo…). Questa è la legge del ‘successo’, che vige tra gli squali-macchine per denaro. L’uomo si è perso nel bel mezzo del loro ‘mare’…

I sogni non devono mai morire, ma… i sogni hanno ali… e in certe paludi volano così in basso che rischiano di affogare…/ a tale volo disperato mi adeguo e lancio i due seguenti appelli (terra-terra):

1) alle imprese petrolifere del delta del Niger (come alle multinazionali mondiali): -Voi che seguite la legge dell’avidità; com’è chiaro a tutti, dovete proprio spingerla fino a prendervi la vita delle popolazioni (e a distruggere quanto più potete del pianeta… che è pure casa vostra)? Non potreste mediare tra ciò che vi arricchisce e ‘tutto’, trovare una via di mezzo e salvaguardare gli esseri umani, facendo in modo che vivano(?)-;

2) ai leader nigeriani (a tutti i livelli piramidali dei governi locali e federale): -Voi che amministrate ricchezze non vostre, ma del popolo, e ve ne appropriate (là dove non ve ne fate derubare), dovete proprio fare piazza pulita, oltretutto? Non potreste fare in modo che (se proprio avete la pece sulle mani e nelle tasche) almeno un buon fiotto di briciole giunga un po’ più in basso/ quanto basta perché il popolo sopravviva?


I sogni non muoiono: la voce di Saro Wiwa ritorna…

I sogni, forse, però, non muoiono mai per davvero e, a volte, tornano anche dalla tomba. Quelli di Ken Saro Wiwa sono tornati.

Un avvocato del Center for Constitutional Rights, Jenny Green, di New York, intentò, nel 1996, causa contro la Shell, per dimostrarne il coinvolgimento nell'esecuzione di Ken Saro-Wiwa (Kenule Benson Tsaro-Wiwa). Il processo iniziò (campa cavallo) a maggio di quest’anno! La Shell ha accettato il patteggiamento. Pagherà un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (ed eviterà il processo… con annesse testimonianze e prove a carico…).

*

Ecco le ultime notizie stampa che riguardano l’evento:

(Espresso.repubblica.it 9 giugno 2009 ore 17:06)

NIGERIA: MEGA-RISARCIMENTO E SHELL CHIUDE CASO SARO-WIWA

«Con un mega-risarcimento alle famiglie da 15,5 milioni di dollari il colosso petrolifero Shell ha definitivamente chiuso con il caso di Ken Saro-Wiwa, lo scrittore ambientalista nigeriano impiccato insieme ad altri otto attivisti nel novembre 1995 dopo un processo farsa, nel corso di una dura repressione contro gli Ogoni, per essersi battuto contro i danni ambientali provocati dalle attivita' petrolifere della Shell nella regione a sud della Nigeria. Tra pochi giorni sarebbe iniziato il processo a New York contro la compagnia petrolifera accusata dai parenti delle vittime di collusione con le autorita' nigeriane. La Shell ha ancora una volta negato tutte le accuse ma ha comunque deciso il pagamento come "gesto umanitario" nei confronti dei parenti delle vittime a compensazione delle perdite subite e dei costi legali sostenuti da 14 anni. Il caso di Saro-Wiwa era stato portato alla Corte Usa in base a una legge del 1789, la Alien Tort Claims Act, che permette agli stranieri di portare davanti alla Corte anche soggetti non americani in caso di crimini contro l'umanità e torture». (AGI)


Channel 4 News Expose Unpublished Evidence Of Shell’s Military Partnership

By Ben Amunwa on June 9, 2009


Corriere della Sera: Poeta ambientalista ucciso, Shell evita il processo con un assegno da 15 milioni -9 giugno 2009


Il Sole 24 Ore: Nigeria, Shell paga 15,5 milioni $ per uccisione di Ken Saro-Wiva 9 giugno 2009


Evidence Against Shell Continues in Independent on Sunday

By Richard Howlett on June 15, 2009

Serious questions over Shell Oil’s alleged involvement in human rights abuses in Nigeria emerged last night after confidential internal documents and court statements revealed how the energy giant enlisted the help of the country’s brutal former military government to deal with protesters.

***

La Shell ha dichiarato di aver accettato di pagare il risarcimento per ragioni ‘umanitarie’ (non per colpevolezza, ma per favorire il "processo di riconciliazione”).

Wiwa e altri otto uomini sono stati uccisi nel ’95: viva la ‘celerità’…

Il processo ha suscitato proteste a iosa, da parte delle organizzazioni per i diritti umani e dell’opinione pubblica di tutto il mondo (e lo credo bene…: ). Mi astengo dal fare commenti sul ‘risarcimento’… (su entità/ implicazioni/ destinazione/ destinatari/ finalità/ etica… dello stesso), altrimenti dovrei scrivere almeno un saggio, se non un libro…

Mi limito a ricordare che nulla e nessuno potranno mai risarcire il disastro ambientale e sociale perpetrato nel delta del Niger/ nulla e nessuno potranno mai colmare l’oceano di dolore patito da Wiwa nella detenzione disumana (e testimoniato, anche a nome del suo popolo, nel suo libro A Month and a Day. A Detention Diary - Penguin Books, London 1995); nulla potrà cancellare il suo canto disperato contro la prevaricazione dei potenti e il il lassismo, la vigliaccheria e la paura (quella capace di far bagnare a un uomo i pantaloni) di chi la subisce/ nulla (se non il miracolo di un delta risanato, libero, pulito e posseduto dalle sue popolazioni) farà cessare la muta accusa, che egli continuerà a recitare dall’al di là, per tutto ciò che trasforma ‘il mondo libero in prigione’…



Per chi vuole saperne di più:

Nigerian Guardian

Sunday Vanguard

Daily Sun

remembersarowiwa.com

allAfrica.com

ricerca.repubblica.it

espresso.repubblica.it

worldbank.org

uominieidee.org

ekowiki.it

staffettaonline.com

dimensionidiverse.it

eventi-eni.it

unimondo.org

mail-archive.com

eni.it

crbm.org

web.worldbank.org

greenreport.i

lists.peacelink.it

salvaleforeste.it

reporterfreelance.info

blogeko.libero.it

mazzetta.slpinder.com

pane-rose.it

 

Moonisa

 

 

...fine terza e ultima parte


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