Sabato , 28 Maggio 2022
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Scuola > Laboratorio
 
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
La letteratura insegna: Luigi Pirandello e Corrado Alvaro nel gioco della vita
Corrado Alvaro
Corrado Alvaro 
18 Giugno 2008
 

A volte ci sforziamo di definire un autore, ma quanto più ci esprimiamo più ci rendiamo conto che egli ci sfugge di mano e a fatica ne rincorriamo l’immagine che muta in sequenze cubiste. Tale è il personaggio di Pirandello o almeno tale è nel mio pensiero (scusate la licenza). Figura affascinante nel suo tentativo di dire, di definire, di dare un corpo, un sentimento, un’identità a chi non potrà mai averla (e lui ne è consapevole), perché tale è l’uomo nella ricerca del proprio essere, tale è egli stesso. Ogni sforzo sembra vanificarsi di fronte al vero (leopardiano) ma capita per caso che ti trovi tra le mani uno scritto, un articolo, lo leggi e ti rendi conto che in esso si affiancano due grandi, due esponenti di quella realtà che oggi va così di moda (di arretratezza, di incuria, di indigenza), di due territori che nella precarietà del presente si riscattano nella grandezza di chi li ha così realisticamente rappresentati. Sì, perché a fondo pagina dell’articolo (che fa seguito a queste mie parole) c’è la firma di Corrado Alvaro che con la sua valenza espressiva ci rende partecipe della fine di un “grande uomo” e, a detrimento di chi si crede tale e non lo è, ci dice come un vero “grande uomo” sceglie di morire con la stessa semplicità -grandissima- di chi ha vissuto la vita, solo con la propria dignità intellettuale; non se ne capacita il rappresentante del Governo, come spesso accade, forse perché privo di quella grandezza intellettuale che non è di tutti ma privilegio solo di quegli eletti capaci di cogliere nel profondo il vero senso delle cose e della vita.

Chi ha visitato la casa di Pirandello e il luogo della sua sepoltura, identifica tutto ciò come reale.

Propongo questa lettura perché sono convinta che in essa sono condensate verità dette da un grande e ridette da un altro grande, una grandezza a cui oggi i giovani devono “bere” per “dissetare” il proprio bisogno di sapere. (il corsivo è solo un mio arbitrio).

 

Anna Lanzetta

 

 

 

UN GRAND’UOMO CHIUDE GLI OCCHI

 

Che la salute di Pirandello andasse declinando cominciammo ad accorgercene noi, suoi amici, quando egli ci lesse, come era consuetudine della sua generazione, l’ultima sua commedia. Gli ballava il foglio davanti agli occhi, e la sua dizione di attore esperto non era più quella, ma confusa e senza la virtù che gli conoscevamo. La rappresentazione di quella commedia, che è una delle sue meno felici, davanti a un pubblico non convinto ma ossequiente che applaudiva in lui ormai un personaggio, ricordo mi diede un malessere. Gli spettatori cedettero di doversi scuotere al pezzo che descrive una lucertola, che è un bel pezzo di prosa e di bravura, e profittavano per fargli un grande applauso. Ero in un palco di proscenio e ricordo le prime file delle poltrone col pubblico attento come a una cerimonia. Credo sia triste, per uno scrittore quando termina l’età della lotta, e il pubblico festeggia ciò che un tempo avrebbe rifiutato, come riparando all’errore di non aver capito molte volte, e forse scontando per quello che poi dimenticherà. Non so se Pirandello lo avvertisse. Ma in quei giorni era inquieto. Pensava di trasferirsi a Milano, o di andare a lavorare in una stanza qualunque a Parigi. Invece si ammalò. Lo vidi proprio quel giorno che tornava dall’avere assistito in un teatro di posa alla ripresa d’un film tratto da un suo dramma; aveva i brividi, camminava su e giù per lo studio, impaziente come tutte le volte che subiva un contrattempo. Gli stavano preparando il letto. In quel letto pochi giorni dopo moriva.

Non ero andato neppure a trovarlo durante la sua malattia, che fu breve, perché mi dicevano che scherzava, si burlava del medico, si burlava delle medicine. Una mattina, quella mattina, m’ero levato presto. Sentimmo uno schianto in casa, come un mobile che si spacca pel caldo; cercammo dappertutto, non si era rotto niente, non era caduto niente. Qualche minuto dopo, una voce piangente al telefono ci diceva che Pirandello era morto in quel momento. Fummo sicuri che quello schianto era stato un suo avviso, come se avesse picchiato forte chissà a quale porta. Chi telefonava era la sua nuora Olinda, con la voce del pianto che non si conosce mai nelle persone, ci diceva di telefonare a un prete nostro amico e letterato perché corresse, e che corressimo anche noi.

Non avevo l’idea di che cosa fosse la morte di un grande uomo. Ma devo dire che è una cosa crudele. Forse è crudele come la morte del ricco, ma di più, assai di più. Perché se il grande uomo lascia i viventi, non li lasciano le sue opere, una parte di lui rimane su questa terra, anzi ne rimane la parte migliore, quella che si voleva da lui, quella che è più importante in lui, quella per cui la più misteriosa delle combinazioni ha presieduto alla sua nascita. Entrammo in quel suo studio, era pieno di gente, ma di gente in piedi, convulsa,curiosa, che fumava,si chiamava, parlava ad alta voce, come se il padrone di casa l’avesse invitata a un ricevimento e tardasse a entrare. C’era lo scaffale dove egli non s’era mai curato di mettere ordine e di raccogliere le sue opere,con venti copie di una, nessuna copia di dieci altre. I suoi libri erano là coi loro titoli. Era difficile tenere a mente che egli non era più quando la costola del libro ripeteva immutabilmente dieci volte, venti volte, «Pensaci, Giacomino!», «Così e (se vi pare)». C’era una costernazione in molti, ma come se egli fosse fuggito. Tutti fumavano febbrilmente. Era veramente assurdo. Entrai nella camera dove egli giaceva. Era come abbandonata, c’era il silenzio sterminato sul lenzuolo che lo copriva delineando quel corpo di «povero cristo» (mi venne a mente questa frase che era tanto solita in lui), poi ci si accorgeva che da una parte due suore pregavano in ginocchio, e il prete che avevano avvertito lo assolveva. E di là, nello studio, quel chiacchiericcio come se nessuno sapesse ancora niente. Mi rimase nella mente quell’impronta del lenzuolo che non riusciva a cancellare la sua fronte e il mento aguzzo per la barba, e tutto il profilo del suo corpo che più volte mi aveva suggerito l’immagine di quell’anfora greca che egli amava, che aveva sempre davanti agli occhi quando lavorava a Roma, in cui oggi riposano le sue ceneri.

Tornato di là, fra la gente sempre più fitta e curiosa, il figlio mi mostrò mezzo foglio d’una carta da lettere che conteneva le sue ultime volontà. La scrittura, per chi la conosceva, era di qualche anno prima, la carta appassita e risecchita. Conteneva quelle volontà senza consolazione, senza rapporti, senza rimedio, di andarsene sul carro dei poveri, di non essere accompagnato da nessuno, di essere disperso al vento con le sue ceneri, o di riposare in quella sua casetta del Caso, o del Caos come egli diceva, presso Agrigento. Se ne andava solo come era sempre stato. Arrivò il rappresentante del Governo e lesse sbalordito quel mezzo foglio in cui la scrittura era sicura come forse era stata sicura soltanto nei suoi manoscritti giovanili, sicura, perentoria, compiuta. Che ne fosse sconcertato il sacerdote si capiva. Costui si dibatteva nella sua perplessità: solo Dio poteva avere misericordia dell’uomo che disponeva di essere bruciato e disperso.

Ma chi era fuori di sé e per tutt’altre ragioni, era il rappresentante del Governo. Lesse e rilesse quel foglio, se lo copiò, e si domandava come avrebbe fatto a presentarlo al suo Capo. Un grande uomo, un uomo celebre che va via a quel modo, chiudendosi la porta alle spalle, senza un saluto, senza un pensiero, senza un omaggio, chiedendo di essere coperto appena di un lenzuolo ma con nessuna uniforme, andare via senza commemorazioni, senza feste. Il rappresentante del Governo era una brava persona, ma doveva rispondere al suo Capo di non poter raggiungere un uomo nella morte. Di fronte alla confusione di quel funzionario, c’era da misurare una condizione umana, e veniva fatto di invidiare colui che se ne era andato a quel modo, rifiutando quegli onori per cui gli artisti vanitosi si compiacciono di contemplarsi perfino nel nulla, e sfidando le vendette che si potevano fare sulla sua memoria. E fu istruttivo, in quelle ventiquattr’ore, sapere che sul tavolo del più potente si battevano indignati i pugni, che ufficialmente era negato allo scomparso un discorso maggiore di quello consentito a un fatto di cronaca; autore appena perdonato di un racconto allusivo col titolo “C’è qualcuno che ride”, egli annunziava ora il nulla a tutta la gloria e a tutta la potenza, era lui che rideva. Quell’uomo, nel punto supremo del suo destino terreno, affermava di essere libero e solo. Affermò di poter essere libero finalmente nella morte. Fu una cosa che, tutti sentirono, anche se non se ne spiegarono il valore profondo di riparazione a ogni possibile errore o debolezza.

Il giorno seguente, la nebbia infradiciava gli ultimi fiori secchi di quel giardinetto dietro a quel cancello di via Antonio Bosio. Un povero cavallo attaccato al carro dei poveri era fermo sulla strada bagnata, tutto puntato in avanti per non sdrucciolare. Veniva fatto di scorgere ogni cosa come il caro maestro l’avrebbe guardata. La bara di abete tinto di fresco con una mano di terra bruna fu collocata sul carro, e i pochi amici rimasero fermi davanti al cancello a vederla partire sola verso gli alberi brumosi in fondo al viale. Uno accanto a me si mise a lacrimare confusamente come un bambino. Aveva i capelli grigi. Il carro scomparve all’angolo, con la sua rozza che lo tirava di traverso. Tornammo per la città coi suoi rumori attutiti dalla nebbia e pareva di udirla in uno stato di stordimento. Nell’autobus, un individuo sedette davanti a noi. Non si accorgeva di avere sulla spalla destra una striscia di terra bruna, da cui lo riconoscemmo per uno dei portatori. Lo guardammo scendere, perdersi tra la folla di un quartiere popolare, dopo il primo guadagno della sua giornata.

 

Corrado Alvaro

(dal Corriere della sera del 22/12/1946)

(Luigi Pirandello, Novelle, a cura di Giuseppe Morpurgo, Ed. Scolastiche Bruno Mondadori, 1980)

 

 

Chi era Pirandello? Una figura enigmatica? No, solo un uomo, che di generazione in generazione impartisce la lezione di vita più autentica: la “riflessione” o come soleva definirla: il “sentimento del contrario”.

 

«Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti di non si sa quale orribile manteca [pasta grassa usata come cosmetico], e poi tutta goffamente imbellettata [truccata con cipria e rossetto] e parata d’abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e pietosamente s’inganna che, parata così, nascondendo cioè le rughe e la canizie [i capelli bianchi], riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza fra il comico e l’umoristico». (dal Saggio di L. Pirandello: L’umorismo)

 

 

 

Luigi Pirandello, Girgenti 1867-Roma 1936 (Premio Nobel per la letteratura 1934)

Corrado Alvaro, San Luca 1895-Roma 1956


Foto allegate

Luigi Pirandello
Articoli correlati

  Anna Lanzetta. Mostra Fotografica: Ritratti della Memoria
  Anna Lanzetta: Letture per l'estate 1. Con il gioco della recensione...
  Anna Lanzetta: Contro l’analfabetismo della sicurezza
  Antonio Possenti dipinge Campana. Una fiaba triste. Mostra a Firenze in Palazzo Vecchio
  Anna Lanzetta: Sul concetto di "utile" insegnando. Pacato dissenso da Ugo Sentito
  Breve nota su Efeso per incorniciare le fotografie di Anna Lanzetta. Fotoalbum 10
  I poemi di Ossian: Daura e Arindal
  Anna Lanzetta: Quando Filippo Lippi pittura narrando. Dipinti per gite scolastiche 1
  Anna Lanzetta. Per ricordare Dante
  Anna Lanzetta: Elementi del Neoclassicismo in Canova, David e Gros
  Mary Katherine Hamnett: A proposito di “Cenerentola, storia di una principessa”.
  Anna Lanzetta. Tra le meraviglie d’Italia: Il Vesuvio nelle impressioni di Antonio Stoppani
  Anna Lanzetta: Bestialità odierne. Razzismo e impronte digitali.
  Anna Lanzetta. Invito alla lettura
  Anna Lanzetta: Difendiamo i nostri valori
  Anna Lanzetta: "Sapere per creare" al palazzo del Podestà del Galluzzo di Firenze
  Anna Lanzetta: Il diritto all’Arte per gli studenti degli istituti tecnici.
  Anna Lanzetta: La forma del libro. Dal rotolo al codice, secc. III a.C.- XIX d. C.
  Anna Lanzetta: "Ritratti di famiglie delle dinastie cinesi" al Museo Bellini di Firenze
  Anna Lanzetta. Storia di una chiocciola e di un lumacone
  Anna Lanzetta: Sul “Giorno della Memoria”. Riflessione per non dimenticare.
  Anna Lanzetta. Contro la violenza: dignità e amore
  Anna Lanzetta / Maria Lucia Querques. Un po' di educazione stradale a scuola?
  Anna Lanzetta: Il mio angioletto azzurro
  La Locride. Sulle orme della storia. Viaggio tra arte e cultura 1
  Maria Lucia Querques: Quando emigravamo noi italiani con la valigia di cartone
  Anna Lanzetta. “Parole e pensieri di Bona Bianchi, donna di Piombino”
  Anna Lanzetta: Un amore impossibile
  Anna Lanzetta. Storia del sole e della luna
  Anna Lanzetta: Cenerentola, storia di una principessa
  Anna Lanzetta. Viaggio a Varanasi tra luci e ombre
  Anna Lanzetta. Un libro dedicato alla natura e all’ambiente
  Rigoletto: Storia tragica di un buffone di corte.
  Anna Lanzetta. Il peso delle parole. Il valore della “storia”
  Anna Lanzetta: Il miracolo di San Gennaro
  Anna Lanzetta: “Romanzo storico e pittura di storia”. Arte per gli istituti tecnici 1
  Anna Lanzetta: Sulle Lettere a Lucilio di Seneca, sulla mia lettera a Silvia Biancalani
  Anna Lanzetta: La Fotografia racconta. Firenze al tempo di Cézanne.
  Anna Lanzetta: Tra cuore e batticuore “Febbre d’Amore”. Recensione di Tellus 29
  Anna Lanzetta. Contro la disumanità, il cuore
  Anna Lanzetta: Invito all’opera “Elettra” di R. Strauss. Teatro Comunale di Firenze
  Anna Lanzetta: Un’estate insieme (divertendoci con la scrittura) 1
  Anna Lanzetta: L'ora di religione tra proteste e dissensi.
  “Sapere per Creare” (Parte Seconda) a cura di Anna Lanzetta
  Anna Lanzetta. Contro la violenza, la cultura
  Anna Lanzetta: Una scuola senza sorriso
  Maria Lucia Querques: Commento su il concetto di "utile" insegnando
  Anna Lanzetta. Sapere per Creare
  Anna Lanzetta: La Madonna dei Tramonti di Pietro Lorenzetti. Dipinti per gite scolastiche 2
  Anna Lanzetta: Medioevo romantico: Manzoni, Hayez, Verdi
  Obama alla casa Bianca. Breve antologia per gli studenti sulle lotte dei neri d’America.
  Anna Lanzetta: “ArteMobile. Dalla Pietra al Chip” una mostra per tutte le età
  Anna Lanzetta “La tragedia di un personaggio” di Luigi Pirandello
  Ricordando con Joyce Lussu la Shoah
  Anna Lanzetta. Il “sole” è vita, ma non il “sole di Adro”
  Anna Lanzetta: Pittura di Storia. Prima parte: Contesto storico-culturale
  “Sapere per Creare” (Parte terza) a cura di Anna Lanzetta
  Anna Lanzetta: La pittura di Ottone Rosai a Palazzo Medici Riccardi
  Alessandra Borsetti Venier: “Addio, mia bella, addio…” il libro di Anna Lanzetta
  Anna Lanzetta: Dalla parte dei giovani
  Anna Lanzetta: Una proposta per l'estate. Leggere-inventare con il gotico
  Ricordando con Primo Levi l'orrore dell'Olocausto nazifascista degli ebrei
  La Locride. Sulle orme della storia. Viaggio tra arte e cultura 2
  Anna Lanzetta: I rischi degli adolescenti. Sui debiti di gioco e la baby prostituzione
  Anna Lanzetta. Un regalo per Natale? Un atto d’amore.
  Romeo e Giulietta. Dalla lettura alla ri-scrittura degli studenti
  L’arte di raccontare. La meravigliosa storia di Shéhérazade. A cura di Anna Lanzetta 1
  Il Trovatore di Giuseppe Verdi. Melodramma per la scuola
  Anna Lanzetta: La scuola modello Gelmini ovvero caos demenziale
  Anna Lanzetta: La scuola nella tana dei serpenti tra retrocessioni e pregiudizi
  Anna Lanzetta: Vi consiglio ‘A menesta ‘mmaretata
  Anna Lanzetta. Dalla sofferenza privata al dolore universale: la natura come simbolo
  Napoli. Il Rione Sanità
  Anna Lanzetta: Sono sempre più soli. Sulla morte di uno studente adolescente.
  Anna Lanzetta. I ragazzi delle “baby gang”
  L’arte di raccontare. Il racconto di Shéhérazade. Sinbdad il Marinaio. A cura di Anna Lanzetta
  Anna Lanzetta. Il male della scuola: la dispersione
  Ricordo di Mario Luzi per tutti i lettori e per gli studenti
  Il Fantastico. L’esempio del “Codice antico” con Kandinskij
  Anna Lanzetta: da La Môme a La vie en rose. Una lezione di cinema e di vita.
  Anna Lanzetta: Scacchi e poi recitare, ballare e cantare la vita
  L’ascesa al monte Ventoso nelle impressioni di Francesco Petrarca. A cura di Anna Lanzetta
  Anna Lanzetta: Una fiaba per capire, una mostra per riflettere. Pinocchio a Palazzo Pitti.
  Anna Lanzetta: Sguardi d'artisti. Dal Neoclassicismo al Simbolismo. Mostra a Firenze.
  Anna Lanzetta. Storia del valzer delle lucciole
  Anna Lanzetta: Noi diciamo NO! Dalle ronde fino alla stampa del CAPO
  Il Fantastico nell’epica classica 2
  Alessandra Borsetti Venier. “Firenze nel cuore” di Anna Lanzetta
  Anna Lanzetta: Sullo Sportello Sostegno Studenti e lo stress degli studenti.
  Anna Lanzetta: Giudicati o giudicanti
  Anna Lanzetta: Uniti contro ogni violenza come educatori.
  Anna Lanzetta: Vincenzo Cabianca e la civiltà dei Macchiaioli tra Storia e Letteratura.
  “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana ed europea”. Presentate da Anna Lanzetta
  “Mai più guerra” con il viatico dei disegni di Käthe Kollowitz
  Anna Lanzetta: A proposito dell’immagine
  Anna Lanzetta: Cézanne a Firenze e la mostra a Palazzo Strozzi
  Anna Lanzetta: “Pasqua a New York” di Blaise Cendrars
  Anna Lanzetta: Viaggio a Matera
  Anna Lanzetta. Omaggio a Matera 1
  MultiMedia presenta Anna Lanzetta: La Breccia di Porta Pia
  Anna Lanzetta. Il valore della parola e della cultura
  Anna Lanzetta. Armonie di un giardino toscano
  Anna Lanzetta. Storia di una lira e di un violino
  Anna Lanzetta: Il mio saluto a Evelina Simonelli ragionando di pensione e di scuola
  Aspettando Natale con Hans Cristian Handersen. Fiaba per studenti di ogni età
  Anna Lanzetta: Il noir di Silvia Ballestra su Chiavenna. Sugli studenti che lo leggono.
  Il Vesuvio nelle impressioni di Antonio Stoppani. A cura di Anna Lanzetta
  Geografia cristologica: Basilio Magno, Gregorio di Nazianzo in Cappadocia. Fotoalbum 7
  Il Vesuvio nelle impressioni di François-René de Chateaubriand
  Anna Lanzetta: Al mio amico Giovanni Frediani
  Anna Lanzetta: L'"Amore" di Emma
  “Romanzo storico e pittura di storia”. Arte per gli istituti tecnici 2.
  Anna Lanzetta: Integrazione e intercultura. Sugli studenti stranieri in classe.
  La professoressa Anna: studentesse e colleghe: Mary, Ambra, Laura, Elena, Lucia.
  Ionio e Locride. Fotoalbum come illustrazione
  Anna Lanzetta. Per ogni donna, un racconto e un fiore
  Il Fantastico nell’epica classica 1
  Anna Lanzetta: qualcosa che so sulla maturità, qualcosa che ricordo del mio esame.
  “Romanzo storico e pittura di storia”. “Massimo D’Azeglio e Ippolito Nievo”. Arte per gli istituti tecnici 4
  Il Signore degli anelli, Harry Potter, Il cavaliere inesistente, La tempesta...
  L’arte di raccontare. Il racconto di Shéhérazade. Sinbdad il Marinaio. A cura di Anna Lanzetta 3
  Anna Lanzetta. Con il filo spinato nel cuore
  Dalla lettura alla scrittura: Il morso eterno di Dracula
  Anna Lanzetta. Studiare con l’arte: Giovanni Pascoli
  Anna Lanzetta: "Noi ci rifiutiamo". Guerra e pittura. L'esempio di George Grosz (1)
  Anna Lanzetta: Favurit, Favurit. Tra versi e prosa, il pranzo è servito
  Anna Lanzetta: Madonna col bambino di Filippo Lippi a Palazzo Medici Riccardi di Firenze
  Anna Lanzetta: 31 Dicembre, Cenone di Capodanno: dalle otto a mezzanotte
  Anna Lanzetta: “Romanzo storico e pittura di storia”. Arte per gli istituti tecnici 3
  Romanzo storico e pittura di storia (5). Visita alla Galleria d’Arte Moderna Firenze
  Il fantastico mondo del re degli Elfi
  Anna Lanzetta: Voto in condotta. Condanna (per gli adulti) senza appello
  Napoli. I giovani del Rione Sanità
  Dal discorso tenuto da Barack Obama all'Università del Cairo. Proposta per gli esami.
  Anna Lanzetta: “Da Petra a Shawbad. Archeologia di una frontiera”
  Anna Lanzetta: Marco Polo. Una proposta per l’estate 2. Leggere e creare
  Anna Lanzetta. L’Italia divorata dai roghi
  Anna Lanzetta. Il sentimento del dolore. Affinità tra Pascoli e Munch
  Gordiano Lupi. Questa è la vita (1954) di Pàstina, Zampa, Soldati, Fabrizi
  Al Teatro Valle “Pensaci Giacomino!” nell’amara riflessione pirandelliana
  Piccolo Teatro delle Valli. La Madre e il Principe
  Al Quirino di Roma un deludente “Cosi è (se vi pare)”
  Gianfranco Cordì. Il parto dell’arte
  Patrizia Garofalo. “Veniamo al fatto, signori miei”. Trame pirandelliane di Beatrice Stasi
  Teatro di Terra. Pirandelliana
 
 
Immagini correlate

  Anna Lanzetta - Matera- Cattedrale di sant’Eustachio
  Anna Lanzetta - Matera, interno di casa
  Locride - San Giovanni Therestys
  Anna Lanzetta - Matera-Santa Maria di Idris
  Locride - La Cattolica di Stilo
  Anna Lanzetta - Matera "I Sassi"
  Locride - Le Dolomiti del Sud
  Locride - Santa Maria di Monte Stella - Locride
   Locride - Panorama
  Vesuvio 1 - Chateaubriand
  Vesuvio 2 - Chateaubriand
  Locride - La fiumara
  Anna Lanzetta - Matera- La salita
  Anna Lanzetta - Matera-La Gravina
  Notte d’estate - Silenzio cantatore
  Moschea Blu - Interno - Istanbul
  Santa Sofia - Istanbul
  Santa Sofia, interno - Istanbul
  Pamukkale, La cascata pietrificata - Turchia 5
  Commerci sul Bosforo
  Ada Negri - La danza della neve
  Istanbul - Palazzo Topkapi
  Efeso - Teatro
  La fortezza di Rumeli Hisari - Bosforo
  Efeso - Il bassorilievo della Nikè
  Istanbul - La Moschea Blu
  Palazzo Beylerbeyi - Bosforo
  Efeso - Via dei Cureti
  La danza dei dervisci - Anatolia 6
  La Cappadocia - Anatolia 1
  Efeso - La fontana di Traiano
  Efeso - La biblioteca di Celso
  Bosforo
  Ponte sul Bosforo
  Lago salato, Anatolia 3
  I camini delle fate, Cappadocia-Anatolia 2
  Le tessitrici dei tappeti - Anatolia 7
  Gabriela Mistral - E' scesa la neve
  Valle di Göreme - Cappadocia-Anatolia 4
  Efeso - Impronta di piede nel postribolo
 
Commenti
Lascia un commentoLeggi i commenti [ 2 commenti ]
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA?

 74.9%
NO
 25.1%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. +39 0342 610861 - C.F./P.IVA 01022920142 - REA SO-77208 privacy policy