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Annagloria Del Piano. “Alabama Song” di Gilles Leroy 
Due icone degli anni venti: dal fulgore degli esordi agli inferi della fine
24 Agosto 2009
 

Gilles Leroy

Alabama Song

Baldini Castoldi Dalai, 2008, pagg. 213, € 16,50


Come dalla stessa precisazione del suo autore, Gilles Leroy, Alabama Song non va letto come una biografia di Zelda Fitzgerald, moglie del noto scrittore Francis Scott Fitzgerald, bensì come un romanzo a tutti gli effetti.

Certo è che l’operazione letteraria è stata notevole se leggendo questo libro (vincitore del “Premio Goncourt” 2007 e apparso in Italia a fine 2008 per Baldini Castoldi Dalai Editore) si avverte in modo così tangibile lo spirito che ha animato questa donna, la sua storia, l’intensa relazione con Francis Scott Fitzgerald.

Zelda è la Bella del Sud, personaggio ammaliante quanto sfuggente, irriverente, senza alcun rispetto per le ipocrite consuetudini del suo ambiente e del suo ceto.

Figlia di un giudice introverso e del tutto assente nel ruolo di padre e di una donna aspirante attrice e poetessa, infelice nel matrimonio, ma al contempo del tutto succube al suo ruolo e alla sua società, Zelda rivendicherà invece sempre la propria autonomia, il desiderio di affermazione e libertà da convenzioni e da stereotipi. Divenuta, col marito giovane e brillante scrittore, una vera icona dei suoi tempi (i ruggenti anni Venti) si abbevererà alla sorgente di una vita assai mondana insieme a lui e al loro amore. Ma presto dovrà pagarne lo scotto: alcool, dipendenze – anche e soprattutto da questo suo legame sempre più controverso – decadenza e insuccessi del marito, sacrifici d’amore e altre vicissitudini porteranno Zelda sull’orlo di un baratro sempre più profondo fatto di disillusioni, infelicità e depressione.

Scritto con la voce della protagonista, in una sorta di diario a tratti allucinato, fra i flash back che riportano in vita un passato scandagliato con l’aiuto dell’analisi con diversi psichiatri, il romanzo di Gilles Leroy è un incontro intenso con una vita speciale, raccontato con tutta la profondità e la stima di un autore che – forse anche per ragioni autobiografiche – si sente molto vicino alla sensibilità di colei di cui racconta.


Annagloria Del Piano

(per 'l Gazetin, settembre 2009)


 
 
 
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