Lunedì , 22 Luglio 2024
VIGNETTA della SETTIMANA
Esercente l'attività editoriale
Realizzazione ed housing
BLOG
MACROLIBRARSI.IT
RICERCA
SU TUTTO IL SITO
TellusFolio > Nave Terra > Sì, viaggiare
 
Share on Facebook Share on Twitter Share on Linkedin Delicious
Alessandra Borsetti Venier: La notte del “panevin”
05 Gennaio 2009
 

Il panevin, mitico falò usato nell’antichità come buon auspicio per l’anno nuovo, rievoca una delle più antiche tradizioni contadine del Friuli e del Veneto.

Quando ero piccola e vivevo ancora al mio paese, Sacile, appena era passato il capodanno si cominciavano a portare dalle case nel piazzale del Foro Boario, il luogo del mercato del bestiame, le cose vecchie da bruciare e le stoppie del granoturco dalle vicine campagne. Sarebbero servite per costruire la grande pira del panevin alta fino a 8-10 metri, con una base circolare di 4-5 metri di diametro composta da rami secchi, sterpaglie, legna e cose inutili destinate al fuoco nella notte dell’epifania.

A seconda delle zone, analoghi riti ancora oggi si chiamano panaìni, palavins (da pane e vino, il cibo povero che si consuma durante il falò), o anche pignarûi, oppure la vècia (vecchia) ritenuta la responsabile di tutti i malanni e le sfortune dell'anno appena passato: per questo le pire possono assumere la forma di un fantoccio o averlo alla sommità; invece nel basso Friuli prendono il nome di foghera o casèra. Solitamente si svolgono la sera del 5 o del 6, ma ne esistono moltissime versioni per tutto il mese di gennaio.

Le origini del panevin sono sicuramente antichissime: sembra che questa usanza risalga ai riti pre-cristiani. I Celti infatti accendevano dei fuochi per ingraziarsi le divinità e bruciavano un fantoccio che rappresentava il superamento del tempo passato.

Igne natura renovatur integra (la natura è rigenerata interamente dal fuoco), è il motto che conferma l’importanza del fuoco come elemento indispensabile per il rinnovamento della natura. In passato mentre il falò ardeva, i contadini in cerchio gridavano e cantavano varie formule augurali. Il rogo talvolta veniva benedetto dal parroco con l'acqua santa e lo scoppiettare del fuoco era identificato con il demonio infuriato che fuggiva.

Il panevin, nato come rito propiziatorio, fu poi influenzato dalla fede cristiana che l’ha interpretato come il mezzo per illuminare la via ai Re Magi che si erano smarriti. Originariamente il panevin celebrava col fuoco il solstizio d’inverno che, secondo il Calendario Giuliano, cadeva il 25 dicembre; tale evento coincise in seguito col giorno della nascita di Gesù e infine fu spostato di 12 giorni alla vigilia dell’epifania.

Dall’andamento del fumo e delle faville si traevano gli auspici per l’anno appena iniziato: se queste andavano verso sud o verso ovest perché spinte dal vento umido portatore di piogge, il raccolto sarebbe stato abbondante; invece se andavano verso nord o verso est, il raccolto sarebbe stato scarso.

Recita il proverbio friulano: se il fum al va a soreli a mont, cjape il sac e va pal mont; se il fum invezit al va de bande di soreli jevât, cjape il sac e va al marcjât (se il fumo va a occidente, prendi il sacco e va sul monte; se il fumo invece va a oriente, prendi il sacco e va al mercato).

Ancora oggi il rito del fuoco del panevin è un momento in cui le persone si raccolgono per stare allegramente in compagnia. Viene accompagnato dalla degustazione del vin brulè (ottenuto dal vino bollito con chiodi di garofano e cannella) e della pinza, la focaccia tipica. Molto spesso ci sono vivaci discussioni sull’interpretazione della mutevole direzione delle faville, causata dalle differenti correnti d’aria; ma questo fa parte della festa e gli scambi “accesi” favoriscono senz’altro le buone relazioni.

 

La ricetta della Pinza

Far bollire fino alla cottura una zucca tagliata a pezzi. Cuocere poi una polenta con farina gialla, utilizzando l'acqua di bollitura della zucca. Aggiungendo la polpa della zucca a piacere (non troppa). Lasciar raffreddare un po' la polenta e poi aggiungere lo zucchero (quanto basta), i fichi secchi tagliati a dadini, l'uvetta lavata in acqua calda, un bicchierino di grappa, e una bella manciata di semi di finocchio. Dopo aver mescolato per bene (aggiungere un po' di farina bianca se l'impasto è troppo molle), ponete l'impasto su una teglia di forma rettangolare precedentemente imburrata e spolverata col pan grattato. Lasciate poi in forno per circa 40 minuti fino alla cottura.


Alessandra Borsetti Venier


Foto allegate

La costruzione del
...pronto per l
 
 
 
Commenti
Lascia un commentoLeggi i commenti [ 18 commenti ]
 
Indietro      Home Page
STRUMENTI
Versione stampabile
Gli articoli più letti
Invia questo articolo
INTERVENTI dei LETTORI
Un'area interamente dedicata agli interventi dei lettori
SONDAGGIO
TURCHIA NELL'UNIONE EUROPEA?

 69.5%
NO
 30.5%

  vota
  presentazione
  altri sondaggi
RICERCA nel SITO



Agende e Calendari

Archeologia e Storia

Attualità e temi sociali

Bambini e adolescenti

Bioarchitettura

CD / Musica

Cospirazionismo e misteri

Cucina e alimentazione

Discipline orientali

Esoterismo

Fate, Gnomi, Elfi, Folletti

I nostri Amici Animali

Letture

Maestri spirituali

Massaggi e Trattamenti

Migliorare se stessi

Paranormale

Patologie & Malattie

PNL

Psicologia

Religione

Rimedi Naturali

Scienza

Sessualità

Spiritualità

UFO

Vacanze Alternative

TELLUSfolio - Supplemento telematico quotidiano di Tellus
Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
Sede legale: Via Fontana, 11 - 23017 MORBEGNO - Tel. +39 0342 610861 - C.F./P.IVA 01022920142 - REA SO-77208 privacy policy