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che frana questo Trattato!
17 Giugno 2008
 

Il popolo irlandese ha respinto il Trattato di Lisbona e credo che abbia fatto bene. So che questa opinione non è condivisa a sinistra e appunto per questo vorrei spiegare i motivi della mia adesione al risultato del referendum irlandese.

 

Intanto perché l'Irlanda aveva deciso di non passare i trattati fondativi dell'Unione con semplice ratifica governativa, (almeno parlamentare!), mentre la maggior parte dei governi hanno approvato da sé, senza quasi informare l'opinione pubblica, il che fa pensare che sappiano di non essere così certi dei risultati di una “esposizione” parlamentare o popolare.

Sono una federalista europea da tempo immemorabile e voglio che l'Europa si formi politicamente e costituisca uno dei punti importanti degli equilibri mondiali.

La questione posta oggi era già affiorata per il testo della Costituzione vera e propria, respinto dal voto di Francia e Olanda. Uno degli argomenti usati qui da noi, per lasciar passare un testo approvato dal governo Berlusconi, era che il popolo non sapeva nemmeno di che cosa si trattava e che i Francesi avrebbero votato per puro sciovinismo nazionalista, senza -nemmeno loro- sapere cosa votavano. Naturalmente se uno non viene informato non sa niente; ma la stampa francese informò con grande ampiezza e precisione sul carattere del testo proposto che motivatamente e coscientemente fu respinto dalla sovranità popolare francese.

Non sono pochi gli europeisti che pensano doversi approvare comunque i testi proposti per non interrompere un processo che è in grande difficoltà. Non credo che le difficoltà si possano saltare o nascondere e penso che la democrazia sia sempre da rispettare formalmente e sostanzialmente. Del resto l'opinione di Rodotà, che non è Catilina, sul testo respinto allora in Francia era che “semplicemente non è una costituzione sia per la mole, sia per i contenuti che per l'ispirazione e fattura”.

A me pare che il massimo di difficoltà nasca e dai nemici dell'Europa e dai suoi attuali “proprietari” politici, ed economici. È dunque invece necessario fare passi anche lenti, ma assolutamente precisi. Dicono i federalisti precipitosi, che va bene approvare il trattato di Lisbona, surrogato di un surrogato di Costituzione e poi magari si modifica. Ma non stiamo parlando di norme comuni e semplici, bensì di quella che viene gabellata per Costituzione europea, una cosa solenne e duratura.

Proprio per questo deve essere scritta in modo preciso e pensato e approvato dai popoli europei. Oggi tutti dicono che se Francia e Olanda bloccarono la Costituzione e Irlanda il Trattato di Lisbona è in corso una crisi che deve essere fermata andando avanti e chi non ci sta è fuori: questa l'ho già sentita, e non mi pare una buona indicazione, anche se l'idea di una Europa che è più di certi e meno di altri (si potrebbero ributtare fuori i rom: che tentazione per i razzisti!) è stata più volte riproposta.

 

Vediamo un po': il testo della Costituzione bocciato da Francia e Olanda, sostenuto dal governo Berlusconi di allora, provocò almeno una discussione, un dibattito, una presa di posizione delle forze politiche. Mi ricordo una grande assemblea a Giuirisprudenza a Roma dove appunto i costituzionalisti (tutti) dissero di no.

A parte l'osservazione formale sulla scelta di procedimenti molto burocratici e oligarchici, che per una cosa importante come una costituzione non è davvero ammissibile, il fatto è che il Trattato di Lisbona è ancora peggio. Contiene tra l'altro la pena di morte nel codice militare, e nega la neutralità entrando a decidere sulla forma degli stati membri, cosa pericolosissima, a parte il merito di cancellare quel pezzo importante di storia europea che riguarda Svizzera Svezia, Austria, Finlandia e Malta.

La cosa più negativa è dunque che, sia la costituzione che il Trattato di Lisbona non sono testi costituzionali, cioè non hanno il carattere di ricerca, composizione e mediazione alta tra le culture politiche e gli interessi che stanno nella storia d'Europa, ma impone e indica una scelta del tutto ideologica del liberismo più rigido come pensiero unico costituzionale: non si può accettare, davvero.

Sono convinta che se si fosse seguita sempre la strada maestra della composizione politica sanzionata dalla volontà popolare e si fossero avviate procedure non tutte unanimistiche, si sarebbe più avanti. Ma se si evita di buttare fuori l'Irlanda e via via chi non ci sta, o non si riesce a raggiungere le mete imposte (soprattutto in economia) forse si potrà riprendere il cammino fatto di mediazioni alte e durevoli, della ricca e non riducibile storia d'Europa.

 

Lidia Menapace


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