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Lo scaffale di Tellus
TELLUS 28: "Cattolicesimo". Antologia di letteratura religiosa e di arte sacra.
Labos Editrice, Euro 15,50
Labos Editrice, Euro 15,50 
05 Settembre 2007
 

E storia di Vecchiano (Pisa) e della sua chiesa.

Il paese dove vivono Antonio Tabucchi e la terrorista pentita Cinzia Banelli è anche un luogo di febbrile religiosità oltre che di anarchismi vari e accesi libertinismi dettati dalla vicina Viareggio.

 

 

Dopo tanta televisione e superficiali adesioni al cattolicesimo o rifiuti laici a senso unico, ecco che un coraggioso editore valtellinese, Labos Editrice, pubblica un libro fondamentale per capire questa religione e la sua storia poetica e teologica. Il nuovo annuario TELLUS, il numero 28, “Cattolicesimo, nella letteratura italiana, nell’arte europea” (Labos Editrice, Euro 15,50, distribuito nelle librerie Feltrinelli) propone ai lettori, con un volume di duecento pagine, finemente illustrato, un’antologia di poeti cattolici che con i loro versi si collegano alla preghiera del “Credo”, preghiera fondante il cattolicesimo; e nell’opera - chiamata non a caso: “Manuale cattolico in versi in prosa” - ogni poeta, e i rimandi anche alla teologia assumono l’andamento del racconto perché la voce narrante è un giovane adolescente che vive la fine degli anni sessanta in un paese fuori Pisa: Vecchiano. Praticamente questo “racconto” simile ad una preghiera che poi diventa un’antologia con poeti da Rebora a Ungaretti a Betocchi è l’antefatto al libro pubblicato da Claudio Di Scalzo, dieci anni fa con Feltrinelli, nel 1997: Vecchiano un paese. Lettere a Antonio Tabucchi. Lo scrittore e direttore di TELLUS e Critica della Cultura-TELLUSfolio prosegue la narrazione sul piccolo paese di provincia dove è nato: nelle lettere a Antonio Tabucchi comparve la storia della sua militanza in Lotta Continua e nel “Manuale cattolico in versi in prosa” ci sono i suoi anni di chierichetto turbato dalla poesia e dall’arte sacra prima dei turbolenti anni settanta. Il volume ospita anche il “Posatore di Croci”, storia fotografica di Fabio Nardi protagonista del “Canzoniere di Karoline Knabberchen”. Questo canzoniere petrarchista, aggiornato con immagini e prose, è una delle più innovative opere poetiche degli ultimi decenni e vive sia su carta (negli ultimi vent’anni sporadiche apparizioni su riviste e poi in TELLUS) che sulla rete in TELLUSfolio.

L’arte religiosa è presentata dalle catacombe a Tintoretto, con la prosa asciutta e impressionistica della critica d’arte inglese. Per la copertina e all’interno, TELLUS 28: Cattolicesimo, si avvale del disegno di Alessandro Borroni autore del “Vangelo a fumetti” per le edizioni San Paolo.

Conclude il volume l’analisi della mostra tenuta da Wanda Guanella nell’antico ospitale di Piuro in Valchiavenna ed avente come tema la Passione di Cristo.

 

 

Brevi estratti:

 

 

La preghiera del Credo e il suo racconto in poesia

 

Io credo in Dio (Rebora, Papini)

Padre Onnipotente (Marvardi, Salvadori)

Creatore del cielo e della terra (Fasolo)

E in Gesù Cristo (Gemma Galgani, Jenco)

Suo unico figlio (Grande)

Nostro Signore (Angela Paola Caldelli, Bigongiari)

Fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine (Govoni, Tozzi, Pozzi, Scipione, Campana, Cardarelli, Barile)

Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso (Martini, Corazzini, Lisi)

Morì e fu sepolto (Comi)

Discese agli inferi (Fallacara)

Il terzo giorno risuscitò da morte (Ghiselli)

Salì al cielo, siede alla destra di Dio Onnipotente (Margherita Guidacci)

Di là verrà a giudicare i vivi e i morti (Titta Rosa)

Credo nello Spirito Santo (Lina Galli)

La Santa Chiesa Cattolica (Giovanni XXIII)

La comunione dei santi (Ungaretti)

La remissione dei peccati (Betocchi, Bargellini)

La risurrezione della carne (Vigolo)

La vita eterna (Gianelli, Donata Doni)

Amen (Paolo VI, Agostino, e preghiera di mio padre)

 

 

Io credo in Dio”

 

Clemente Rebora (Milano, 1885 - Stresa, 1957)

 

La regalità di nostro Signor Gesù Cristo

 

I

 

Amor che regna eternamente è Dio

E il suo regno è vita senza fine,

Bontà infinita e luce ha per confine:

Ivi nel nostro si concorda il mio.

 

Dalle regali sedi il Figlio è pegno

A noi d’invito a Nozze: e con la Madre

E’ Re per farci, in suo Sangue, regno:

Venite benedetti dal mio Padre!”

 

Or come il sol signoreggia la terra,

Come a succo la vite i tralci afferra,

E come il capo comanda alle membra.

 

Membra vive di Lui, che solo è vivo,

In Lui, fratelli, come è lieto e buono

Passar nel mondo (che corre cattivo

Verso il Giudizio) con perdono e dono!

 

Mentre il peccato fino all’anti Cristo

Scava l’inferno ai miseri crudeli,

Sei paradiso, o carità di Cristo:

L’uomo appartiene al regno dei Cieli.

 

L’amor di Cristo, se in cuor nostro regna,

Il patir si fa gioia e serve a Dio:

E Lui servendo l’anima vien degna

Di unirsi all’Ogniben: non ti perda io!

 

II

 

Sal da anime percosse

Indistinto un clamore:

Prima che il mondo fosse

Che facevi, Signore?”

Pensavo a te, ti amavo.

E creando?” Ti amavo.

Crocifisso?” Ti amavo.

Risorto? Asceso?” Amavo.

Ed ora? E in nostra morte?

E nel finir del mondo?”

Con forte amor profondo

Ti amo; amerò. “Fin quando?”

Sempre amerò regnando.

 

III

 

Viene il tuo Regno: c’è già nell’attesa:

Ma ti preghiam che avvenga! Non più lutto!

Unì con te, Gesù, per fede accesa,

Sino al tuo giorno, in cui Dio sia tutto.

 

 

Nella limpida frescura oltre la finestra che guarda il giardino giungono, a Rebora, le voci dei fratelli che fra poco assisteranno alla sua ordinazione. Si sporge affrancandosi dal volto lieto lasciato nello specchio appena sotto al crocifisso. E il suo sguardo cade sopra un'aiuola dove lo sterco che concima lo stelo della rosa canina sembra una losca trappola. Un tempo scrissi o poesia di sterco e di fiori terror della vita, presenza di Dio, o morta e rinata cittadina del mondo catenata! In questo terrore e in questa presenza il mio gelo sciolto nel fiato di Dio, mormora Rebora.

Ogni combustione di ferita che verrà è cercata dal poeta e la grazia di vivere in oscurità, mondandosi nell'apostolato, sempre avvamperà questa scelta.

Dopo la lettura di Rebora in ognuno cova la tranquilla angustia, assillante, di cercare il tempo in cui Dio sia tutto. Stresa e le sue strade rassomigliano a una brama domata in quelle ore del 1936. Venticinque anni più tardi, quando il poeta cristiano spirerà, anche i marciapiedi resisteranno all'abbaglio della Morte che mai vince l’orizzonte della fede nel Crocifisso.

 

Frammenti Lirici, Firenze 1913. Canti anonimi, Milano, 1922. In queste raccolte, tanto care ai laici studiosi delle sorti della rivista “La Voce”, incostanti si rinnovellano i sensi in nodi di trasfigurazioni e ogni gesto ordinario - in guerra e in pace - ha una tensione aspra che si rivela in allegorie e analogie. Addensata è ogni scelta stilistica nel crollo morale intravisto sopra la superficie del mondo. Ma sono le poesie di Via Crucis,1955, di Curriculum vitae, 1955, e i Canti dell'infermità, 1956, assieme a Gesù il fedele, 1956, che scelgo come un acuto profumo mattutino che nessuna finestra aperta può dissipare, se non quella schiusa sul sacerdozio. Stordenti versi che pungono il cuore cristiano. Occultati in ogni antologia scolastica. Suggeriscono che ognuno può offrire la sua vena poetica alla preghiera che annoda e scioglie, oltre la morte, la favolosa biografia del cristiano in cerca del silenzio.

 

 

IL POSATORE DI CROCI

storia anche fotografica

 

 

La croce appartiene alla mia più remota vita psichica. Incisione che ricevetti sulle mie morbide fattezze, leggermente palustri, fin nel grembo materno di Elvira Bertelli. E questa vita riassumo in un album fotografico dove sono il Posatore di croci, oltre il grembo materno di Elvira Bertelli dove sicuramente già mi gingillavo con il simbolo del Cristo.

 

1

Il mio racconto fotografico di Posatore di croci sulla storia dei Nardi comincia stando accanto a mio padre, Libertario, davanti alla statua di Garibaldi. Il paese è Vecchiano. La croce mistica fra me e lui, che nella foto è trasparente come lo sarà sempre, segna un passaggio di consegne, equilibra il nostro sgomento nello scoprire che non ci separeremo mai da lei, né noi due: padre e figlio. E anche per questo il mio babbo non avrà tomba fissa. La croce è un luogo pericoloso per noi che ci amiamo, interseca anche tappe in qualche al di là, per mio padre l’averno, appena avrà i primi capelli imbiancati, per me il terreno scivoloso della poesia. Ma in quest’oggi la primavera indugia nel suo pigro frammento di elastico azzurro, noi due ci allineiamo nel sorriso verso l’obiettivo e il Posatore di croci che sarei diventato ordisce l’accettazione del suo destino.

Mio padre Libertario spartisce equamente la promessa di protezione fra me e l’eterno suo girovagare. E siamo felici tutti e due.


Foto allegate

Dal Canzoniere: Libertario e Fabio Nardi
Croce Mistica
Vecchiano, un paese. Feltrinelli, 1997, Euro 12,39
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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - R.O.C. N. 7205 I. 5510 - ISSN 1124-1276