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La passione dell’ostacolo 
Un saggio di Francisco Morán su Juana Borrero (parte Prima)
03 Giugno 2017
 

1. Primi anni. Incontro con Julián del Casal

 

Juana Borrero nacque all’Avana il 18 maggio del 1877. Suo padre, Esteban Borrero Echeverría, fu medico e poeta, e anche sua madre, Consuelo Pierra y Agüero, scriveva versi. A soli cinque anni, Juana comincia a disegnare illustrazioni simboliche, una delle quali – Romeo e Giulietta – si conserva ancora. A sette anni prende già lezioni di disegno e scrive la sua prima poesia: “Sol ponente”. Nel 1886 studia nella prestigiosa scuola d’arte di San Alejandro, dove continua le sue lezioni di disegno.

All’inizio del 1891, Juana Borrero conosce il poeta Julián del Casal,1 incontro che fu molto importante, sia per la vita personale che per la sua opera. Dulce María – sorella di Juana e discreta poetessa – ricorda con parole altisonanti e piene di entusiasmo “la venuta del bardo” nella casa di Puentes Grandes, dove viveva la famiglia Borrero. Fu un incontro folgorante. Juana e Julián si conobbero in famiglia e furono reciprocamente sedotti. Juliana venne strappata dalle braccia del padre e affidata al suo destino, anche se quel che accadde tra lei e Casal resta un mistero. Il poeta avanero ci ha lasciato alcune liriche che sembrano narrare proprio tale incontro e la successiva rottura. Tra queste poesie quella che ebbe il maggior impatto sulla sensibilità di Juliana fu “Vergine triste”. Casal la pubblicò ne La Habana Elegante2 il 20 agosto 1893 – pochi mesi prima di morire – e, anche se non sembra dedicata a Juana, lei la lesse e la fece sua, convinta che i versi la riguardassero. La poesia, infatti, si chiude con versi premonitori, e che Juana ripeterà, ossessivamente, in alcune delle sue lettere a Carlos Pío Uhrbach:

Ah! io sempre ti adoro come un fratello,

Non solo perché tutto giudichi vano fardello

E l’espressione celeste della tua bellezza,

Se non perché in te vedo già la tristezza

Delle persone destinate a morire presto.

(Julián del Casal, Vergine triste)

Qualunque sia stata la natura della relazione tra Casal e Juana, questa si interruppe, drammaticamente, il 3 novembre 1892, alle cinque della sera. Conosciamo la data e l’ora esatta della rottura grazie alla stessa Juana, la quale confessa a Carlos Pío Uhrbach3 – anche lui poeta, e di cui, morto Casal, la giovane si innamora – nella sua lettera del 31 ottobre 1895:

Siamo all’ultimo giorno di ottobre. Il 3 di novembre è una data che prima temevo e oggi mi è indifferente. Sai che cosa si commemora? Una mia perfidia della quale non ebbi il tempo di giustificarmi. Quel giorno alle cinque della sera feci soffrire una persona molto grande. Sai chi era?... Mi rimproverò duramente e i miei giuramenti non bastarono a dissipare il suo risentimento… Portai quella spina conficcata nella mia anima per oltre dieci mesi mentre nutrivo nel cuore la speranza di rivederlo. Morì credendomi spergiura? (Epistolario II, lettera 89).

Carlos e Juana si conobbero, probabilmente, nel gennaio del 1891. Posto che la rottura ebbe luogo il 3 novembre dello stesso anno e che Casal morì il 21 ottobre 1893, in effetti, è molto probabile che Juana portasse “quella spina conficcata nell’anima” per oltre dieci mesi. Il fatto di non poterlo vedere più, di non riuscire a farsi perdonare da lui, spiegherebbe la forza del rimorso, il triste vissuto del ricordo. In una lettera a Carlos, Juana dice di aver sognato Casal, intravedendo il suo volto in mezzo alle tenebre e di aver visto nei suoi occhi un’espressione di rimprovero. Il rimorso divenne tortura nella sua immaginazione per le strane coincidenze che caratterizzarono la loro rottura. Infatti, il 3 novembre è una data molto vicina tanto alla nascita di Casal – il 7 novembre – quanto al giorno della sua morte – il 21 ottobre – la quale, d’altra parte, avviene quasi a un anno esatto dall’ultimo incontro con Juana.

Ma che cosa accadde tra Juana e Casal nel tempo che durò la loro relazione, in quel periodo che va dal gennaio fino al 3 novembre del 1892? La prima cosa che dobbiamo dire è che le scarse informazioni che abbiamo non ci permettono di chiarire la natura e i particolari della relazione. Casal, pubblicando il suo profilo di Juana Borrero ne La Habana Literaria il 15 luglio 1892, – e che più tardi inserirà in quella che sarà la sua opera postuma, Bustos y rimas, (1893) – afferma: “Non l’ho vista più di due volte”. Dobbiamo ricordare, però, che – secondo la testimonianza di Juana – questo sarebbe stato il periodo in cui i due si erano allontanati. Nonostante tutto Casal afferma di aver visto Juana soltanto due volte. Ma è anche vero che, alla luce di quel che dice Juana nella sua corrispondenza, risulta difficile da credere – se non impossibile – perché quelle lettere dimostrano una certa familiarità con Casal e uno strano vincolo romantico, carico di pulsioni omicide e suicide. Vediamo la lettera 122, dove Juana dice a Carlos Pío: “Al mio povero Julián non scrissi mai perché dolorose circostanze lo impedirono sempre e inoltre perché non siamo mai riusciti a metterci d’accordo” (E1 429). Il commento è importante perché pare provare che la comunicazione con Casal – non essendo stata epistolare – sarà almeno stata personale. In questo contesto il “non siamo mai riusciti a metterci d’accordo” suggerisce, quanto meno, incontri personali abbastanza frequenti e, al tempo stesso, i contrasti che, sin dal primo momento, scaturirono tra loro. Abbiamo, inoltre, un’altra lettera – la numero 142 – nella quale Juana allude a una scena di gelosia con Carlos Pío. Commenta Juana: “Ti confesso che provai un piacere crudele quando mi dicesti che ti era piaciuto, incontrarmi con quel poveretto nella terrazza!” Nonostante questo, tenta di convincerlo che la sua gelosia era infondata perché lei era in quel momento, davvero, “molto lontana dagli uomini”. La scena è caratterizzata dalla reazione di Carlos Pío che pensava di averli sorpresi in flagrante (così dice la stessa Juana quando si riferisce a quanto l’avesse ferita tale espressione): “Sento ancora la pressione della tua mano” (E2, 69). Tale pressione agita a sua volta – letteralmente, sconvolge – la memoria di Juana: “Perché rimuovere volontariamente il sedimento melmoso del lago? Ridiamo entrambi di quel che non abbiamo potuto evitare! La mia immaginazione! Quando si è sentita la lama di un pugnale a mezzo pollice dalla gola vibrando in una mano amata, si può dare libero sfogo alla fantasia” (70). Proprio come suggeriscono gli editori dell’Epistolario, “questo misterioso episodio, che Juana non rivela completamente, sembra essere in rapporto con il tema della poesia Dolorosa di Casal, contenuta in Bustos y rimas” (70). Il testo della poesia allude, in effetti, tanto alla perfidia di cui lei stessa si accusa, come al rimorso che avrebbe di molestarla, così come al misterioso episodio che aveva riferito a Carlos:

Brillò nell’ombra il pugnale

Come una lingua artefatta,

E bagnò chi non si può nominare

Onda di sangue scarlatta.

(…)

Spinta dalla foga infinita

Del tuo animo vago,

Volesti in ombroso lago

Spogliarti della vita;

(…)

Gettandoti ai miei piedi,

Con la voce ormai gemente,

Mi confessasti successivamente

L’orrore del crimine che non vidi;

(…)

Ma, dalla notte ria

Quando, vittima del male,

Consumasti, anima mia,

La tua vendetta passionale,

Come falco sanguinario

Per placare della fame il morso,

Lungo il tuo tenebroso Calvario,

Ti accompagna il Rimorso.

(Julian del Casal, Dolorosa, 332 - 4, traduzione libera per rispettare un minimo di rima e di musicalità, ndt).

La chiave che collega la poesia di Casal all’incidente che riferisce Juana, sta, senza dubbio, in qualcosa che lei stessa riferisce a Carlos: “Se volessi morire quanto mi sarebbe facile! Il fiume è molto vicino (il fiume Almendares, ndt). Nella mia stanza vicino alla porta c’è un armadietto pieno di medicinali. Nella camera di papà tre pistole sempre cariche e sotto il mio cuscino un piccolo stiletto, una sorta di pugnale (parola cancellata, ndt) che mi regalò Casal una sera che mi vide triste” (EII, 46). E in maniera ancora più esplicita dirà in un’altra lettera: “Un giorno forse conoscerai questa storia che cadde come un fardello sul mio cuore di quattordicenne! Da allora l’ho portata nascosta nel mio spirito. Quando la conoscerai comprenderai perché (sic) ti dissi che avevo in mio potere lo stesso pugnale di Dolorosa” (E II, 62). (Questo commento avvalora l’idea che la relazione con Casal – fulminante e devastatrice – deve essere finita nel 1891, quando Juana compì 14 anni, ndt).

Il casolare dei Borrero, a Puentes Grandes, rappresenta un centro di distruzione nel quale tutto è stato meticolosamente orchestrato per il suicidio e l’omicidio. Juana si scopre circondata da strumenti di morte, ma che rispondono anche alla pulsione erotica. Dietro le pistole e lo stiletto spunta il simbolo fallico, entrambi sono oggetti del desiderio e della repulsione, così come lo sono il padre e la figura ambigua, desiderata e schiva, di Casal. La morte di Casal – incluso l’effetto ipnotico che la poesia Virgen triste ebbe su di lei – riesce a dare un senso allo sfrenato e autodistruttivo eros di Juana. Cintio Vitier, riferendosi agli ultimi versi della poesia – “in te vedo la tristezza delle persone che devono morire presto!” – commenta: “Si direbbe che quel devono si trasformò per Juana in un ordine. Lei stessa (nella lettera 135) racconta come, recitando l’ultima strofa della poesia, entrò una sera nel fiume con propositi suicidi” (Le lettere d’amore, 13). Secondo questa lettura i propositi suicidi sembrerebbero essere stati imposti a Juana, ma questo non è sufficiente per spiegare “l’atmosfera tragica e di suicidio che si respira in molte sue lettere” (187). Quell’atmosfera non si respira solo nelle lettere ma anche nel casolare di famiglia. Le pistole, “sempre cariche” e il pugnale a portata di mano sembrano imbastire la tragedia a Puentes Grandes: “A questo punto già saprai forse del dramma orribile che successe qui ieri notte (dice a Carlos Pío in una delle sue lettere). Radamés inflisse a Tomasa tre pugnalate al cuore, quindi si sparò un colpo alla tempia destra. (Juana parla di due servi della sua casa, ndt). Tomasa morì dopo tre minuti, davanti a tutti, perché cadde nella sala da pranzo accanto alla porta” (EII, 154). Un altro elemento che fa propendere per l’atmosfera tragica in casa Borrero è il fatto che il padre di Juana, Esteban, morì suicida, nel 1906, in un hotel di San Diego de los Baños.

Quel che scandisce il desiderio in Juana Borrero, proprio come in Casal, è l’ostacolo, l’impossibile, e quell’ostacolo, in entrambi i casi, è fortemente collegato alla distruzione e alla morte. Casal – devo insistere su questo punto – è soltanto il catalizzatore che mette in moto, o che libera, quel desiderio. Per questo, una volta morto Casal, Juana lo ribalta, implacabile, nella sua corrispondenza con Carlos Pío Uhrbach. Quelle lettere possono, tutto sommato, essere lette come canali lungo i quali scorre, tracimando, l’eros distruttore di Juana Borrero. La sua scrittura mostra una fascinazione con la morte, molto freudiana, che va ben oltre il principio del piacere.

 

(Da: Francisco Morán, La pasión del obstáculo. Poemas y cartas de Juana Borrero, StockCero, 2005)

Traduzione di Gordiano Lupi – Parte I

 

 

 

1 Julián del Casal (L’Avana, 1863 - 1893), una delle figure più importanti del modernismo ispanoamericano. Il prestigio di Casal come poeta non ha fatto che crescere con il tempo, ricevendo una fervida accoglienza da parte delle generazioni più giovani degli scrittori cubani. Casal è, probabilmente, il primo poeta cubano davvero moderno. Le sue poesie sono raccolte in tre libri: Hojas al viento (Foglie al vento) (1890), Nieve (Neve) (1892) e Bustos y rimas (Busti e rime) (1893, pubblicato postumo). Casal scrisse, inoltre, cronache, critica letteraria e racconti.

2 La Habana Elegante (1883 – 1891; 1893 – 1896). Rivista letteraria, portavoce e organo di diffusione del modernismo a cuba. La sua fase più importante comincia nel 1888, quando passa sotto la direzione di Enrique Hernández Miyares. Possiamo dire che Julian del Casál pubblicò tra le sue pagine, le cose più significative della sua opera.

3 Carlos Pío Hurbach (Matanzas, 1872 – Las Villas, 1897). Poeta. Si unì alla guerra di indipendenza e morì in combattimento. Proprio come il fratello Federico, collaboro a El Figaro (1893 - 1897), La Habana Elegante (1893 - 1895) e Gris y Azul (1894). La sua opera – e quella del fratello – fu raccolta nel libro di poesie Gemelas (1894), e nel postumo Oro (1907).


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