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In libreria/ Patrizia Garofalo. “Psico@terra.pia” di Geo Vasile
13 Agosto 2013
 

Ciò che di oscuro resta

è reso dallo sguardo dei veggenti

nella parola imparata da capo,

benché nulla sia insegnato,

benché nulla venga aggiunto.

Angelo Andreotti

(“La Città dei Silenzi”, in Tellus33,
Labos Editrice)

 

 

Il nitore delle forme del Canova nella rappresentazione del mito di Venere e Adone, in forte contrasto con la grafia rosso sangue della silloge, ci introduce da subito nel lacerante dualismo del poeta che si connoterà nel perdurare di un'inconciliabile dicotomia tra caducità e permanenza, cielo ed abisso, tra deliri e ricerca di assolutezza e auroralità della parola poetica .

Mendicante di vita e d'amore, i versi di Geo Vasile respirano debordanti anche negli spazi bianchi del foglio, aritmici, convulsi, spezzati e deliranti. Come spade tagliano la pagina, la infilzano, la stuprano in un succedersi che, nonostante tutto, è indirizzato verso una ricerca esasperata d'armonia.

Versi che dilavati dal dolore talvolta assumono la purezza incontaminata dell'acqua sorgiva che sgorga da montagne dilavate verso il mare. «uno strappo di corde dentro il cuore» «giù, giù dove si veda/ scintillare: nei marosi di migranti parole...» e «dall'illusione di un'epoca dove qualsiasi libertà era stata interdetta».

Tra incubi abissali, la ricerca fallace dell'uomo, fuga dalla coercizione manicomiale della libertà e della parola, qualcosa s'invera a tratti: la percezione miracolosa di una resurrezione che partorisce versi in continua antinomia, che procedono per sottrazione, si dispiegano a volo d'uccello dal becco munito d'ascia, in ondivaghi spaesamenti.

La crocifissione e la resurrezione di cristo-uomo accompagnano nella loro essenzialità universale la desertificazione dell'esistenza. «Non sei tu che vivi, ma è Cristo che vive in te». Ed ecco che mentre il corpo prosciugato vomita aghi, fili, fiale ed eparina «un bicchiere di plastica monouso un goccio d'acqua del paradiso, risorto/ a dispetto delle iene dal volto umano» conforta e protegge e rigenera. Saranno poi strade brulicanti d'anonimi visi, maschere in cammino e presenze femminili ad accompagnare quanto resta da vivere dall'oggi alla TERRA.PIA. Ingannevoli “ciechi accoppiamenti”: «fusione fredda/ di due corpi delusi, contrattempo, ciascuna/ mimava un altro stuolo bianco grigio di / rondini lunari, fine rapida anche a causa/ del muto rimprovero di lei di essere stanca/ di aver sonno, può darsi difendeva un pezzo d'insepolta poesia...» le cui ninfe nominate altro non sono che la vana e chimerica illusione di dar voce al silenzio del corpo e dell'anima. Quando tutta la realtà sembra ridotta alla vana e fuggevole essenza del sogno solo raramente portatore e dispensatore di quiete, talvolta i versi sembrano ricomporsi nella consapevolezza della missione poetica e leggiamo: «Il poeta è attratto dal buio/ però porta sepolto dentro di sé/ il verbo come la perla nell'ostrica,/ sa a memoria il bianco di luna/ e la goccia lucente di una lucciola/ che certamente è lacrima del Signore»; oppure: «...anche se il verso dell'abisso/ t'insanguina la fronte/ non smetterai di credere/ che il poeta è il veltro/ delle orme/ del sacro sulla terra, in assenza del quale/ la tenebra regnerà/ da monarca/ sull'animo dell'uomo...»

Dilaniato dalle Menadi, Orfeo smise di suonare «non prima di aver detto:/ ogni poeta che muore lascia una colomba/ a soffrire sul lido/ e il sole perde una raggio d'eternità», Geo Vasile, lungo i marciapiedi di Bucarest, nuovo Orfeo canta inganni, fascini e seduzioni, la povertà del suo paese, il mito scomparso della bellezza e dell'amore ed il desiderio di pace prende la forma di una mail inviata alla madre terra perché fermi la corsa sfrenata dell'uomo e la raccolga con com-passione nel grembo, vicino alle meravigliose piante d'alloro dove Gea fermò la disperata corsa di Dafne.

E anche la silloge, a mio avviso, si ricompone così di nuova veste nella levigatezza delle forme di Canova, pronta come ogni grande poesia ad una nuova lettura.

 

Patrizia Garofalo

 

 

Geo Vasile, Psico@terra.pia

LietoColle, 2012, € 13,00

 

 


Geo Vasile, italianista, critico letterario, poeta. Nato il 21 giugno del 1942 a Bucarest (Romania) dove risiede. Madrelingua romena, diplomato all’Università di Bucarest, facoltà di Filologia italiana e romena, con una tesi di laurea sulla poesia e prosa di Cesare Pavese. Professore di campagna (1967-1971), bibliotecario (1971-1990), redattore pagina culturale di un quotidiano e poi di un settimanale (1991-1996); dal 1994 socio dell’Unione degli Scrittori della Romania, sezione critica letteraria. Collabora con le principali riviste di letteratura ed arte di Bucarest ed altre città del paese.

Volumi di storia e critica, letteratura romena e universale, 2001-2012: Pluralul românesc (Il plurale romeno); Poezia românã între milenii (La poesia romena tra i due milenni); Proza româneascã între milenii ( La prosa romena tra i due milenni); De veghe în lanul de prozã. De la Mircea Eliade la Mircea Cãrtãrescu (Vegliando nel seminato di prosa. Da Mircea Eliade a Mircea Cartarescu); Epica analitica. Personaje in filigran (Epica analitica. Personaggi in filigrana - prosatori nord e sud-americani, giapponesi, autori a passaporto internazionale); Poezie românã contemporanã. Mãrci stilistice (Poesia romena contemporanea. Marchi stilistici); Lumea în 80 de cãrþi (Il giro del mondo in 80 libri); Romanul sau viaþa (Il romanzo o la vita); Confluenze letterarie italo-romene. Confluenþe literare româno-italiene (edizione bilingue, stampata in Italia); Profili letterari italo-romeni. Profiluri literare italo-române” (edizione bilingue); Europa în cincizeci de romane (Il giro d’Europa in cinquanta romanzi); Fãrã menajamente (Senza ritegno alcuno, saggi).

Poesia originale, 2010-2012: Nimfe&Kimere. Ninfe&Kimere (edizione bilingue, PrincepsEd., 2010); Psyco@terra.pia (edizione bilingue- traduzione italiana dell’autore, LietoColle, 2012)

Prosa originale, 2011: Roluri de compoziþie (Ruoli di finzione - romanzo), Ed. Rafet, Romania.

Poesia italiana tradotta in lingua romena, 2004-2012:

(Antologie poetiche bilingue) Paolo Ruffilli: La piccola colazione, Camera oscura, Diario di Normandia, Le stanze del cielo, Affari di cuore; Giuseppe Bonaviri, Tremolar di carrubo; Marino Piazzolla, I fiori del dolore; Mario Luzi, Conoscenza per ardore”);

Delirai, imperfetta, su scale. Da Arturo Onofri a Donatella Bisutti (saggi introduttivi per ogni autore, testi poetici in italiano e romeno, e studio-postfazione sulla poesia del Novecento italiano); Senso e Salvezza (autori vari, edizioni Akkuaria, Catania); Fra Inferno e Paradiso (autori vari, edizioni Akkuaria, Catania).

Autori italiani (prosa e saggistica) tradotti in romeno (2004 -2012): Italo Calvino (Palomar, Gli amori difficili); Monaldi & Sorti (Imprimatur); Claudio Gatti (Il presagio); Umberto Eco (Cinque scritti morali, A passo di gambero); Paolo Ruffilli (Preparativi per la partenza); Giovanni Sartori (Pluralismo, multiculturalismo ed estranei); Marco Salvador (Il longobardo); Gianni Riotta (Principe delle nuvole); Tiziano Scarpa (Venezia è un pesce. Una guida); Giovannino Guareschi (Don Camillo); Paola Jacobbi (Voglio quelle scarpe!); Tiziano Scarpa (Stabat Mater); Mauro Raccasi (Il Regno di Conan); Dante Maffìa (Il romanzo di Tommaso Campanella).

Poeti romeni tradotti in lingua italiana (edizioni bilingue), 2007-2013: Mihai Eminescu, George Bacovia, Gellu Naum, Daniel Corbu, Eugenia Bulat, Liviu Pendefunda, Dumitru Nicodim.


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