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Iván García. Le jineteras di La Palma
(foto di Franciso Mata Rosas - 591PHOTOGRAPHY.COM)
(foto di Franciso Mata Rosas - 591PHOTOGRAPHY.COM) 
28 Giugno 2012
 

A pochi metri dalla sede municipale del Partito Comunista, la variante più economica della prostituzione ogni giorno comincia la sua attività alla luce del sole

 

 

Prima ancora che scenda la notte, sotto un sole di fuoco che dopo mezzogiorno trasforma la zona centrale di La Palma in un forno crematorio all’aperto, le jineteras1 a basso prezzo si pavoneggiano con i loro vestiti economici per le strade del municipio Arroyo Naranjo, il più povero dell’Avana, dichiarato zona ad allarme rosso a causa di un alto indice di delitti e di persone incarcerate.

Non sono prostitute di alto livello. Molte sono giovani che fuggono dalla miseria e dalla mancanza di futuro che caratterizza la vita dei piccoli paesi sperduti dell’oriente cubano. Le loro età oscillano tra i 17 e i 40 anni. Ma non meravigliatevi se vedrete fare proposte sessuali esplicite con voce incerta da una bambina di 14 o 15 anni. Ci sono diverse opzioni. La più richiesta è il sesso rapido. Un servizio che può costare tra i 60 e i 120 pesos2 per mezz’ora, con il cliente che sceglie il luogo dove farlo. Se siamo a corto di denaro, si affitta una stanzetta immonda per 20 pesos. Se il portafoglio lo permette, si opta per una delle tante camere private. Cinque pesos convertibili per tre ore. Stanze confortevoli dotate di aria condizionata, acqua fredda e calda, un frigorifero pieno di birra scura Bucanero, che costa 1.50 cuc (pesos convertibili) a lattina. Sono posti dove servono anche la cena. Un televisore munito di videoregistratore attaccato alla parete consente di seguire filmati musicali ed esplicite pellicole porno. Se ce ne siamo dimenticati, sopra un tavolino c’è una scatola di profilattici fabbricati in Cina. Di solito non servono, perché le esperte jineteras della zona portano sempre nelle borsette diversi pacchetti di preservativi di marche contraffatte.

La Palma è un crocevia di strade affollate di persone che camminano in fretta stringendo nelle mani sacchetti di nailon da riempire con roba da mangiare e cose utili per la casa. Proprio lì nascono e muoiono le lunghe direttrici 10 Ottobre, Managua, Bejucal e Porvenir. Ci sono diverse caffetterie che vendono alimenti in moneta forte e bettole ignobili che spacciano rum contraffatto. Va da sé che non sono posti consigliati per i turisti di passaggio all’Avana.
I clienti abituali di queste jineteras di solito sono i lavoratori dei mercati agricoli e i macellai che guadagnano bene vendendo maiale e carne affumicata. Ci sono anche venditori privati e autisti di auto, che dopo aver guidato dodici ore si distraggono bevendo birra in qualche caffetteria e cercando di prendere al volo una voluttuosa jinetera.

Quando cala la notte, a La Palma si fanno vedere i frequentatori abituali di discoteche e i giocatori di carte e dadi che frequentano le case di appuntamenti (casini) illegali situate nei dintorni. È proprio in certe ore che si intensificano le prestazioni sessuali in cambio di denaro. Se le camere in affitto sono tutte occupate, le jineteras svolgono il loro lavoro in qualche oscuro sottoscala o ai margini di un fiumiciattolo puzzolente che attraversa il quartiere.

I protettori, con discrezione, fanno attenzione alle loro ragazze e procacciano clienti. Ci sono anche jineteras indipendenti. Come Yislén, che dopo essere andata a letto con quattro o cinque tipi senza mai fermarsi, seduta sulle scale di una pasticceria, conta un pugno di banconote sgualcite che conserva tra i seni. È l’ora di tornare a casa, dove l’attende sua figlia di sei anni. «È lei la mia unica protettrice. Per lei mi prostituisco. Desidero che in futuro non abbia lo stesso destino di sua madre», dice mentre chiede a un taxi di fermarsi.

A pochi metri da La Palma si trova la sede municipale del Partito Comunista. Un cartellone consumato dal tempo mette in evidenza una delle tante frasi lapidarie di Fidel Castro. Ai piedi di quel cartello, approfittando dell’oscurità dell’avenida Porvenir, una jinetera fa sesso orale con un cliente.

 

Iván García

(da Diario de Cuba, 22 giugno 2012)

Traduzione di Gordiano Lupi

 

 

Note del traduttore

1 La jinetera nel gergo cubano è ormai la prostituta tout-court, ma il significato primordiale di cavallerizza, donna che cavalca la vita, comprendeva solo le accompagnatrici del giro turistico, un sorta di escort per clienti facoltosi. Ivan García racconta la vita delle jineteras dei quartieri popolari, quelle che si prostituiscono per pochi pesos per sfamare i figli. Il tema è affrontato anche nel romanzo Vita da jinetera di Alejandro Torreguitart Ruiz (Edizioni Il Foglio).

2 Quando si parla di pesos si intendono i pesos cubani, la moneta con cui vengono pagati gli stipendi che ha un basso potere d’acquisto. Quando si parla di pesos convertibili (cuc) si fa riferimento alla moneta del giro turistico e adesso anche dei lavoratori privati, una sorta di dollaro mascherato. Per avere un peso convertibile servono circa 25 pesos cubani.


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