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Andrea Gratton. Acustica di uno Scrittore postumo
 ...quella misteriosa foto sul Tibet, posta in allegato
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28 Aprile 2012
 

In Bartleby e compagnia (di certo uno dei suoi libri più riusciti) lo scrittore barcellonese Enrique Vila-Matas1 tenta di dare voce a tutti gli autori che, paradossalmente, hanno deciso di restare afoni.2 La domanda che sta alla base del libro (“Perché si smette di scrivere?”) è, per uno scrittore, al tempo stesso la più ovvia e la più priva di significato. Non essendo ancora uno “Scrittore del No”, Vila-Matas si guarda bene dal dare una risposta a questa domanda, proponendo piuttosto una serie di ritratti di autori che, per un lasso di tempo più o meno lungo (quando non addirittura per l'intero arco della loro vita), hanno deciso di appendere la “scrittura” al chiodo, come si farebbe con un oggetto inutile. Con una paccottiglia di poco conto. Vila-Matas si fa esploratore dell'abisso e, in nome del “preferisco di no” bartlebyiano,3 ci propone una serie di vicende a incastro, nelle quali il comune denominatore è uno e uno solo: la cessazione della scrittura in sé. L'acustica della voce che si fa muta. Il tempo, il luogo, la nazionalità, la sanità mentale o le vicende umane degli scrittori chiamati in causa, diventano tutti fattori privi di importanza. Eventualità che vengono sì presentate nel corso delle pagine, ma che, in definitiva, non apportano nulla di più al dato di fatto che domina l'intero libro: uno scrittore può smette di scrivere, diventando così uno “Scrittore del No”. Sembra assurdo, eppure non lo è.

 

La sera del 31 luglio 1973 Guido Morselli4 mette fine alla sua esistenza con un colpo di rivoltella. Non si può dire se la morte sia stata repentina o accompagnata da una lenta agonia. Come per gran parte della sua esistenza, Morselli era solo quel giorno. Solo ha vissuto, solo se ne è andato. Quella sera, nella sua cassetta postale, svettavano due pacchi. Due manoscritti del suo ultimo romanzo, Dissipatio H. G.,5 rispediti al mittente. Per l'ennesima volta. Tra le abitudini di Morselli, oltre a quella di controllare quotidianamente il peso annotandolo sul diario, vi era quella di raccogliere tutte le lettere di rifiuto che gli giungevano dalla quasi totalità degli editori italiani.6 Le raccoglieva in una cartella grigia sulla quale, in maniera ironica, aveva disegnato un fiasco. Le lettere di rifiuto continuarono ad arrivare ben dopo la sua morte. Era il 12 dicembre 1973 quando i dirigenti di Bompiani comunicarono di non essere interessati a Dissipatio H. G. Le parole con cui lo fecero furono poche e lapidarie: «abbiamo letto Dissipatio H. G. di Guido Morselli. In breve: interessante ma troppo ambizioso. Peccato. Cordiali saluti». Chissà chi avrà raccolto quest'ultima missiva nella cartella grigia con il disegno del fiasco. In ogni caso, questa fu l'ultima lettera di rifiuto che ricevette Guido Morselli. Inutile dire che fu la meno importante.

 

Cos'è uno scrittore? O meglio, “chi” è uno scrittore? Chi fisicamente somma periodi su periodi fino a dare loro una struttura coesa? Chi riesce a convincere un editore della bontà del proprio lavoro? Chi coniuga stile e trama? Chi pubblica? Chi coltiva una passione esclusivamente per se stesso? Chi utilizza il mezzo scritto per dare forma ai propri pensieri? Chi crea storie? Cos'è uno scrittore? E perché Guido Morselli è uno scrittore? Soprattutto, è anche lui uno degli “Scrittori del No” tratteggiati da Vila-Matas? Uno scrittore che in vita non riesce a pubblicare le sue opere narrative è uno scrittore? Oppure è semplicemente un caso letterario? Morselli aveva una risposta molto semplice a tutte queste domande, ed era il modo con cui definiva se stesso: «modestamente,» diceva «sono uno scrittore con l'h.».

 

Enrique Vila-Matas è un signore cortese, ma riservato. Di poche parole e molti fatti, come la maggior parte dei catalani. Quattro anni fa, colto da chissà quali “eroici furori”, gli scrissi un'email, chiedendogli se anche Morselli potesse essere annoverato nella categoria degli “Scrittori del No”. Magari come esasperazione stessa di questa categoria: “Scrittore del No” per imposizione, non per scelta. Lui mi rispose velocemente, con poche righe nelle quali affermava di conoscere Morselli e con le quali mi augurava buona fortuna, ringraziandomi per l'interesse dimostrato.7 In sostanza, da buon collezionista di vite di “Scrittori del No”, Vila-Matas non mi rispose. Le sue parole, però, mi erano sembrate accondiscendenti, cordiali e non forzate. Una specie di scrittura per sottrazione. Da un ipotetico blocco di frasi confuse era nato un invito tanto semplice quanto effettivo: «Morselli c'è dentro fino al collo, Andrea, si tratta solo di capire il perché...».

 

Dissipatio H. G. è la storia di un'Umanità che scompare. A causa dell'Evento,8 di cui non si darà mai alcuna denotazione, il protagonista si sveglia in un mondo privo dei suoi simili. Le attività meccaniche continuano in maniera instancabile e gli animali riprendono possesso degli spazi prima destinati al genere umano; tuttavia è proprio l'Uomo ciò che manca. E non ci viene dato di sapere il perché. Il protagonista vaga in uno scenario che non può nemmeno definirsi apocalittico, piuttosto caotico, confuso. Sovrabbondante di immagini e ricordi in maniera quasi assurda. L'assenza dell'Umanità che Morselli tratteggia in questo romanzo non è un assenza claustrofobica, sofferente, piuttosto un dato di fatto. Per il protagonista l'Umanità se ne era già andata da un sacco di tempo. Ciò che era rimasto non era nient'altro se non un simulacro vuoto: delle figurine bidimensionali pronte a essere spazzate via dal primo colpo di vento. Ci sono romanzi dove la caoticità delle vicende è data dall'affastellarsi di figure prive di dimensione, vomitate però bulimicamente dall'autore. Pagina dopo pagina si ha l'impressione di trovarsi di fronte a una specie di circo Barnum,9 dove ognuno recita il suo ruolo senza però riuscire a imprimersi a fondo. A lasciare il segno effettivo di un passaggio. In Dissipatio H. G. accade l'esatto contrario. Non passa nessuno, e tutti i ruoli sono già stati recitati dietro le quinte. Il recupero del ricordo da parte del protagonista, però, fa sì che le figure diventino vivide. Reali. Immarcescibili. Si aspetta chi si sa esser già morto, e lo si fa con la più totale fiducia.10 Con il più profondo abbandono. «Lui non viene per rispondere a dubbi; viene, semplicemente, a cercarmi, e è già in cammino. La mia è una certezza, non propriamente un'attesa, e mi libera da ogni impazienza».

 

Non voglio aprire l'ennesimo dibattito sul perché Morselli non sia stato pubblicato in vita. Né proporlo come Patrono Laico degli “Scrittori del No”. Non voglio recensire un libro come Dissipatio H. G.,11 oppure dedicarmi a una critica delle stile morselliano o a un breve compendio della sua produzione. Vorrei, piuttosto, cercare di capire se davvero Morselli è uno “Scrittore con l'h”. Uno “Scrittore del No” sui generis, come Vila-Matas, con le sue parole essenziali (e quella misteriosa foto sul Tibet, posta in allegato), sembrava suggerirmi via email quattro anni fa. Robert Derain, amico del protagonista di Bartleby e compagnia, cerca di indirizzarlo nella sua ricerca sugli “Scrittori del No” citando una frase di Kafka: «uno scrittore che non scrive è un mostro che invita alla pazzia». Parafrasando le parole di Kafka, e fondendole a quelle di Morselli, possiamo dire che uno scrittore che non pubblica è una consonante sorda costretta alla pazzia. Il problema, però, resta sempre lo stesso: una consonante sorda non ha alcun valore fonologico. E uno scrittore postumo? Che suono emette? Qual è la sua acustica?

 

Robert Walser, forse lo “Scrittore del No” più bartlebyiano e amato da Vila-Matas, «sapeva che scrivere del non poter scrivere è a sua volta scrivere». Scrivere del non poter scrivere? Quanto di più lontano da Guido Morselli! Ripenso alle Lettere a nessuno di Antonio Moresco, e al suo (quasi) mezzo secolo da scrittore inedito.12 Pagine su pagine a tratteggiare non solo la follia del mondo editoriale, quanto più le sensazioni intime e viscerali che questo percorso a ostacoli è in grado di creare nella psiche di un autore. Come una voce che espande la sua sensibilità verso regioni imperscrutabili, salvo poi cozzare inevitabilmente con il vuoto. L'eco che non si produce. Dissipatio H. G., in fondo, non si distacca molto da tutto ciò: la scomparsa dell'Umanità simboleggia l'impossibilità del protagonista di comunicare, la sua incapacità di trovare accoglienza. Di essere ascoltato. La comprensione è già in un passaggio successivo. L'autore si blocca di fronte alle porte d'ingresso. Non fa nemmeno in tempo a vedere ciò che c'è dietro quell'ostacolo. La scelta, appare così inevitabile.

 

Dal 2004 la camera anecoica degli Orfield Laboratories è il luogo più silenzioso del mondo.13 Non si sente nessun fruscio o scricchiolio, e la rumorosità di fondo è pari a -9,4 dB. I volontari che sono entrati al suo interno nel corso degli anni hanno raccontato di esser riusciti a sentire il gorgogliare dei succhi gastrici nello stomaco, il battito del cuore amplificato, lo sgranchirsi dei muscoli, e di aver trovato questi suoni insopportabili. Nessuno è mai resistito più di tre quarti d'ora all'interno di questa camera anecoica. La condizione di Morselli non deve esser stata troppo diversa: un vita pulsante dentro di sé, costretta a scontrarsi con un silenzio assordante tutt'attorno. Quale potrà essere stato il tempo di dimezzamento di questo silenzio? Quale la sua scadenza? Ancora domande a cui (mi dispiace, señor Vila-Matas) non mi sento in grado di dare risposta. Restano, però, dei passaggi di Dissipatio H. G. che sembrano spiegare tutto e che, proprio per questo, fanno venire i brividi: «il suicidio richiede un destinatario o dei destinatari. Non avendo destinatari, non posso più uccidermi, come non posso più spedire telegrammi». Da una parte un protagonista che sopravvive per assenza di destinatari, dall'altra uno “Scrittore del No” che se ne va per l'impossibilità di accedere a un pubblico.

 

Due pacchi gialli, rispediti al mittente, incastrati nella cassetta postale. Le ennesime lettere di rifiuto, catalogate da chissà chi, sulla cartella grigia con il disegno del fiasco. E una sola, timida, certezza (rubata a Bobi Bazlen), che fa di Morselli uno “Scrittore del No” tout court: «scrivere non è importante, però non si può fare nessun'altra cosa». Forse, señor Vila-Matas, aveva proprio ragione lei: Morselli c'è dentro fino al collo.

 

Andrea Gratton

 

 

1 Enrique Vila-Matas (Barcellona 1948) è uno degli scrittori spagnoli più interessanti e letti al mondo. Il suo fortissimo interesse meta-letterario lo porta spesso a parlare di letteratura all'interno delle sue opere, trasformandola in un vero e proprio personaggio. Tra i romanzi ricordo, in particolare, Bartleby e compagnia, Il mal di Montano, Dottor Pasavento e Dublinesque.

2 Vila-Matas chiama questi scrittori, esponenti della letteratura del silenzio, semplicemente “Scrittori del No”.

3 Bartleby è il protagonista di un famoso racconto di Herman Melville, Bartleby lo scrivano, pubblicato anonimo in due parti nel 1853 sulla rivista Putnam's Magazine.

4 Guido Morselli (Bologna 1912 – Varese 1973), scrittore e saggista italiano. Proustiano e filosofo in versione EAP (editoria a pagamento), romanziere inedito fino al 1974.

5 Dissipatio H. G. (dove H. G. sta per Humani Generis), oltre a essere uno dei romanzi dal titolo più musicale della storia della letteratura italiana, venne pubblicato da Adelphi soltanto nel 1977.

6 La sola casa editrice che accettò un romanzo di Morselli fu la Rizzoli, con Il comunista. Sfortunatamente, un cambio dirigenziale al vertice fece sì che la casa editrice decidesse poi di rescindere il contratto, rinunciando al romanzo. Gli otto mesi passati da Morselli a correggere le bozze del suo romanzo non vennero conteggiati in nessun computo, umano o economico che fosse.

7 Interesse dimostrato nei confronti di chi? Di lui o di Morselli? ConVila-Matas ogni speculazione è lecita.

8 Con la lettera maiuscola, come la U di Umanità, o la S di Storia e Scrittore.

9 Phineas Taylor Barnum (Bethel 1810 – Bridgeport 1891), fondatore dell'omonimo circo, era noto per la sua abilità nel promuovere spettacoli con notizie fasulle o fuorvianti.

10 La figura che il protagonista attenderà per tutto il romanzo è quella del dottor Karpinsky: un giovane medico che lo aveva avuto in cura anni prima, morto nel tentativo di sedare una lite tra infermieri: «il solo individuo la cui morte mi risulta certa sul piano storico, anagrafico, è il solo che non mi sembra morto».

11 Che, al suo interno, custodisce la chiave di lettura per l'intera opera di Morselli.

12 Antonio Moresco (Mantova 1947), primo libro edito Clandestinità (1993). Nelle Lettere a nessuno è descritto, in parte, il suo lungo e doloroso apprendistato letterario.

13 La stanza, che si trova dietro due porte corazzate da caveau, riesce ad assorbire il 99,99% dei rumori grazie (tra gli altri fattori) alle mura molto spesse, al pavimento basculante e allo spessore isolante di 3,3 metri.


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Dir. responsabile Enea Sansi - Reg. Trib. Sondrio n. 208 del 21/12/1989 - ISSN 1124-1276 - R.O.C. N. 32755 LABOS Editrice
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