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Frammenti da Cuba. Diario di una settimana
29 Giugno 2006
 

Cuba, aprile 2006 – Iniziare la visita di Cuba dall’alto delle cinque stelle di un club internazionale non sembra forse il modo migliore per cogliere le differenze tra il nostro modo di vivere, quello occidentale, e le tante zone del mondo, la maggioranza, nelle quali la povertà fa da sfondo integratore al vivere quotidiano. Per vedere la “vera” Cuba bisogna uscire dal villaggio turistico, guardarsi in giro e riuscire a parlare con la gente. Ma facciamo un passo indietro.

Cuba è l’isola più grande dei Caraibi, con circa 11 milioni di abitanti, ed è uno dei paradisi tropicali, caratterizzati da una vegetazione rigogliosa e da un mare cristallino, nei quali ogni tanto tutti sogniamo di andare per poterci rilassare e dimenticare la frenesia dei ritmi moderni. Oltre all’aspetto naturalistico, basta visitare alcune città come Cienfuegos, Trinidad, Santa Clara e L’Avana per trovarsi immersi in un’ambiente carico di cultura e di storia.

Avana “Vieja”, nel 1982, è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco e questo importante avvenimento ha stimolato un percorso di salvaguardia e di recupero dell’incommensurabile ricchezza architettonica e posto sotto la sua tutela il centro storico della città e le sue case di epoca coloniale. Questa città è l’anima dell’isola. Le guerre e le rivoluzioni che hanno movimentato i suoi trascorsi non hanno arrecato gravi danni al suo patrimonio culturale e il suo aspetto attuale è molto simile a quello di cento e più anni fa. Passeggiare tra le vie, sostare a Plaza de la Catedral o a Plaza de la Revolución, ti danno la sensazione di rivivere un tempo che fu, immerso nelle meraviglie dell’epoca coloniale.

Una delle bellezze straordinarie, di cui è impossibile non notarne la presenza, se non altro per la maestosità del monumento, è il “Capitolio Nacional” fedele copia del Campidoglio di Washington (anzi più alto di cinque cm). Una interminabile gradinata, ai piedi della quale si trovano i fotografi locali che immortalano i turisti, usando le prime storiche macchine con il cavalletto. Le strade sono piene di automobili americane degli anni '50 e '60 tanto che sembra di trovarsi in un grande museo all’aperto. Non c’è però molto traffico e le attività commerciali si limitano a sporadici negozi di souvenirs e a qualche mercatino. Nella parte nuova dell’Avana è possibile anche entrare nei famosi locali la Boteguita del Medio e la Floridita, frequentati da Ernest Hemingway che qui si è stabilito per un certo periodo, lasciando un’impronta indelebile del suo passaggio. Tra i suoi capolavori ricordiamo Per chi suona la campana che uscì nel 1940 e Il vecchio e il mare, pubblicato la prima volta nel 1952.

Di Cuba si sono già scritte molte cose, anche sulle pagine del nostro giornale. Le notizie che fornirò in questo articolo sono mie annotazioni di viaggio e stralci di alcune conversazioni molto più recenti e confidenziali avute con gente originaria del posto e altre persone che lì vi lavorano soltanto.

Il resort appare come un’oasi felice, anche se appena arrivati la nostra assistente ci consiglia di mettere in cassaforte il visto d’uscita perché in caso di smarrimento il nostro soggiorno si protrarrebbe a tempo indeterminato. In effetti, all’aeroporto abbiamo dovuto superare code chilometriche agli sportelli dell’emigrazione, in quanto i controlli sono veramente scrupolosi. Agli stranieri che lavorano lì, quindi anche agli italiani, viene ritirato il passaporto e consegnato provvisoriamente in cambio uno cubano. Al personale italiano che durante il periodo elettorale nel nostro paese aveva chiesto di poter votare all’ambasciata è stata negata tale possibilità. Per le strade non si notano uomini in divisa ma vi è la presenza di molti poliziotti in borghese mimetizzati tra la gente.

Chi infastidisce un turista rischia la prigione, anche se per le strade dell’Avana troviamo diverse persone che si avvicinano chiedendo non tanto soldi ma sapone, penne, vestiti. Vivono di espedienti, venditori di ogni sorta, ritrattisti, gente in costume che si vuol far fotografare con te… Il cubano che vive o lavora nelle zone turistiche è comunque fortunato rispetto agli altri, perché i turisti lasciano sempre qualcosa e poi il cibo nelle strutture alberghiere non manca. Nel villaggio viene calcolato che il quindici per cento di quello che viene comprato sparisce (cibo, sapone, shampoo…). A Cuba esistono due tipi di valuta: il peso cubano e quello convertibile. Il primo viene usato per pagare le tasse e il secondo è quello che viene consegnato al turista. Un peso convertibile può essere cambiato con poco più di un euro. La paga che viene corrisposta al lavoratore cubano si aggira sui 20 euro, ma il costo della vita è alto rispetto ai nostri standard. I prezzi sono più alti che in Italia e i Cubani con quello che prendono “regolarmente” non possono comprare tutto il necessario per una vita decorosa. Ogni mese con un buono ogni famiglia va a ritirare la razione mensile di cibo che è per tutti uguale: riso, fagioli, zucchero… Praticamente l’alimento base è il riso e poi alternano gli ingredienti da aggiungere, tipo la carne di maiale e stranamente si cibano una sola volta a settimana di pesce. Questa razione gli basta per una settimana e il resto del mese devono andare a comprarsi l’occorrente. Tutti cercano quindi di arrotondare lo stipendio come possono. Nessuno può vendere o acquistare una casa. Al massimo è consentito effettuare uno scambio: una famiglia che dall’Avana vuole trasferirsi a Varadero deve trovare un’altra famiglia in quella città disposta a scambiare l’abitazione. Per quanto riguarda l’economia, troviamo al primo posto, come entrate allo Stato, le prestazioni dei medici all’estero. Questo sistema di “scambio” viene adottato ad esempio con il Veneuzuela, Paese dal quale Cuba importa il petrolio. A Cuba il sistema sanitario è quindi efficientissimo, in quanto può contare su medici qualificati, ma si registra una carenza di medicine. Nelle farmacie spesso non è facile trovare quello che serve. La scuola, come la sanità, è considerata tra le priorità dello Stato. L’analfabetismo che era dilagante è stato debellato. Però gli strumenti per scrivere, carta e penna, non sono alla portata di tutti. Al secondo posto c’è l’estrazione dei minerali e al terzo le rimesse che ricevono dall’estero. Al quarto posto si piazza il turismo.

La nostra guida per l’escursione all’Avana è molto preparata. Ci racconta di essere stata a lavorare in Germania e le piacerebbe venire in Italia. Si trova bene con gli italiani, dei quali apprezza il carattere aperto e allegro. Aggiunge che sarebbe disposta a fare cambio con qualcuno di noi turisti: per conoscere Cuba bisogna restarci un anno o due.

Sulla spiaggia, un passo lontano dagli ombrelloni un signore anziano e malandato con figlia con due figli a carico e senza marito, sono al lavoro: intrecciano foglie di palma per realizzare stupendi cappelli da essiccare al sole e vendere ai passanti. Mi offrono un ornamento e ci chiedono dove siamo alloggiati. Dopo i primi convenevoli, mi viene chiesto se possiedo vestiti che non mi servono di portaglieli visto che lì costano troppo e non sono accessibili. Io e mio marito abbiamo alcune cose, non belle, usate… ma a loro non interessa… va tutto bene… anche per le assistenti italiane che lavorano all’interno del Villaggio. Raccolgono gli indumenti, le medicine ecc. che i turisti si sentono di dare e quanto racimolato viene portato ad un prete che distribuisce alle persone senza niente, che non hanno contatto diretto con i turisti e che in pratica sono “fuori dal giro”. Mi sento di dare un consiglio a chi si appresta per la prima volta a visitare Cuba: portate qualche maglietta, saponetta, biro, qualche farmaco… ce n’è veramente bisogno.

I nostri amici della spiaggia, che abbiamo frequentato si può dire tutti i giorni, ci regalano un cappello e dei sigari. Io prometto a Zoe di imbucarle una lettera in Italia. È scritta a mano su un foglietto di carta. Devo pensare io alla busta e al francobollo, lì costano troppo. Una lettera indirizzata ad una persona che aveva conosciuto a gennaio sulla spiaggia, un sardo venuto in vacanza al quale chiedeva di mandargli un invito per poter uscire da Cuba. Per espatriare un cubano deve richiedere un permesso estremamente difficile da ottenere. Ho mantenuto il mio impegno, spero di aver fatto bene…


Paola Mara De Maestri

(per 'l Gazetin d'estate 2006)

Le foto sono di Stefano Pacini


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