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Yoani Sánchez. Il naufragio dell’utopia
21 Novembre 2010
 

L’economista Juan Triana durante una conferenza sulla crisi economica evoca uno scenario da guerra civile con i carri armati per strada. La situazione potrebbe diventare insostenibile e il conflitto sociale inevitabile se non verrà trovata una rapida soluzione ai problemi di un paese che non produce più né zucchero né manioca ed è schiavo delle importazioni.

 

La casalinga con la borsa vuota

 

Una casalinga esce con la borsa in spalla per cercare di comprare qualcosa, anche se tra un’ora i figli resteranno in attesa davanti ai piatti vuoti. Come accade alla maggior parte delle donne cubane anche lei deve combattere con la ricerca quotidiana di generi alimentari, con le mancanze e con gli alti prezzi. La sua mente è allenata a trasformare economicamente il peso cubano in moneta convertibile, con l’esperienza di chi ha passato gli ultimi 15 anni della sua vita immersa nel doppio sistema monetario, circondata dalla schizofrenia finanziaria. Anche se non padroneggia concetti come prodotto interno lordo, inflazione e calo delle esportazioni, rappresenta l’ultimo anello di una lunga catena di inefficienze produttive. Questa povera casalinga deve spiegare ai familiari perché la quantità e la qualità degli alimenti è diventata un problema frustrante. È autodidatta in questioni di banca, conosce per esperienza i capitali illegali, sa come violare la legge per mantenere la sua famiglia.

 

Il produttore di accendini

 

All’altro lato della strada che la signora ha da poco attraversato, c’è un uomo seduto con una minuscola tavola sulla quale carica accendini. Da diversi anni ha ottenuto una licenza di lavoro privato che l’autorizza a mettere benzina dentro questi attrezzi creatori di fuoco. Possiede un titolo universitario attaccato alla parete della sua camera, ma questa professione di emergenza gli porta il doppio delle entrate rispetto a quelle che avrebbe come ingegnere civile. Ha compreso da tempo quel che i libri di scuola e gli articoli di stampa nascondono: a Cuba non si può condurre una vita decorosa con un salario guadagnato decorosamente. Per questo approfitta del contatto con alcuni clienti e propone una camera che affitta illegalmente per alcune ore, per un rapporto sessuale rapido e brevi carezze. Grazie a questo sotterfugio riesce ad arrivare alla fine del mese, ma senza lussi: non può bere una birra, prendere taxi collettivi, viaggiare verso la provincia, tagliarsi i capelli e invitare la sua ragazza in un locale notturno. Non ha figli ai quali dover spiegare perché i giocattoli nelle vetrine dei negozi sono irraggiungibili, ma ogni giorno si chiede se non viva in un mondo alla rovescia, come un’Alice che si è persa nell’altro lato dello specchio.

 

L’economista sincero

 

La stessa sera in cui si incrociano il produttore di accendini e la signora con la borsa vuota, un economista tiene una conferenza sulla profonda crisi cubana in un centro scientifico. Si chiama Juan Triana e mentre spiega lo stato attuale delle nostre finanze, si sente tossire il pubblico per il nervosismo e sorridere di fronte ad alcuni concetti assurdi, mentre cala un silenzio di tomba quando viene esposto il naufragio nazionale. L’economista accompagna le sue parole con grafici a linee discendenti, che rendono evidente il deterioramento produttivo, la dipendenza dai mercati stranieri e l’urgenza di rendere efficiente la nostra industria. Parla del disastro della raccolta di zucchero, che nell’ultimo anno non ha raggiunto il milione di tonnellate in un paese che un tempo è stato la zuccheriera del mondo. Con un pizzico di ironia spiega che oggi il nostro raccolto di yuca (specie di manioca cubana, ndt) è inferiore persino a quello di Haiti, anche se cinquecento anni fa quel tubero era la dieta principale degli aborigeni di questo arcipelago e le stive delle navi colonizzatrici di Hernán Cortés venivano riempite nei nostri porti con pane di manioca - conosciuto come casabe - per poter intraprendere la conquista del Messico.

 

Concetti duri e conflitto sociale

 

L’interessante conferenza dell’accademico viene registrata da una telecamera e in poche settimane le sue parole fanno il giro delle reti alternative di diffusione. Sono concetti duri, espressi senza i tipici trionfalismi che pervadono i mezzi di informazione di massa. L’economista rende evidenti le caratteristiche di questa crisi in cui siamo immersi, con una franchezza poco comune visto il grado di simulazione e apatia di cui ancora soffriamo. Juan Triana giunge persino a dire che se non verrà trovata una soluzione al problema, il governo potrebbe prendere la tragica decisione di far scendere “i carri armati per strada”. Tra il serio e il faceto, afferma che “i due organi più sensibili del corpo umano sono lo stomaco e la tasca”, osservazione che tanto la casalinga alla ricerca disperata di alimenti come il lavoratore privato possono sottoscrivere, ossessionati come sono dalla lotta quotidiana per riempire lo stomaco e la tasca.

 

La crisi distrugge i sogni

 

Il nostro mercato nero dell’informazione ha caratteristiche molto peculiari e fa in modo che la conferenza del signor Triana raggiunga sia la casa della donna angosciata per il cibo che l’ingegnere frustrato. Nessuno dei due ha ricevuto lezioni di economia, né comprende il significato del deficit preventivato di cui tanto parla lo specialista. Malgrado ciò, entrambi ascoltano le sue parole con attenzione perché descrivono qualcosa che conoscono molto bene: l’economia nazionale non esce dalla crisi e fa sprofondare i sogni e la stabilità delle loro famiglie. Pensano per alcuni giorni a un paio di frasi pronunciate dall’esperto, una riguarda la possibilità che se la situazione va avanti così potrebbe “rompersi il patto sociale” tra chi governa e i cittadini. L’immagine truce dei carri armati per strada diventa corporea di fronte ai loro occhi. Entrambi sanno che un giorno, quando trovare generi alimentari diventerà più difficile e mettere benzina in un accendino non darà più benefici, potrebbero essere coinvolti in un grave conflitto sociale. Con la borsa vuota o con la tavola pieghevole, potrebbero finire nell’epicentro di un orrore che tutti preferiremmo evitare.

 

Yoani Sánchez

(da El Comercio, Perù, 21 novembre 2010)

Traduzione di Gordiano Lupi


 
 
 
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