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Daniele Dell’Agnola. Le illusioni poetiche di Gottardo 2020
Plinio Sala, Plinio Romaneschi, Aleardo Pini, Elvezio Prospero
Plinio Sala, Plinio Romaneschi, Aleardo Pini, Elvezio Prospero 
19 Agosto 2010
 

Il Consigliere di Stato grigionese Stefan Engler non sa quanto saranno i costi di Gottardo 2020 e non comprende quali potranno essere i vantaggi concreti per le regioni coinvolte in questa visione. Insomma, non vede concretezza, ma solo idee un poco campate in aria. È una situazione che lo disturba parecchio.

Mentre la questione è discussa a distanza mediatica (anziché attorno ad un tavolo), mentre le code al portale Sud della galleria del Gottardo raggiungono i soliti 10 chilometri, leggo alcune pagine tratte da Aleardo Pini: il pensiero politico (Casagrande, Bellinzona ‘68), scritte dal pugno di un uomo che nel 1932, all’età di 25 anni, concluse la sua tesi di dottorato alla facoltà di diritto di Berna, dedicata alla “Responsabilità civile dell’automobilista”. Aleardo Pini fu eletto in Consiglio Nazionale a 35 anni, Presidente del Partito radicale svizzero e Sindaco di Biasca. Lungi da me qualsiasi malumore nostalgico: cito la figura di questo biaschese perché nell’ultimo suo discorso, del 30 gennaio del 1958 (Pini era a Soletta) si rivolse alla gioventù ticinese, citando il Consigliere federale solettese Herman Obrecht, che aveva ammonito, anni prima: «siete dei poeti, non dei realizzatori». In quell’occasione Pini disse che i giovani ticinesi, un domani, avrebbero dovuto dimostrarsi poeti e nel contempo realizzatori, in favore di un’ascesa economica e sociale del Ticino… I tempi sono cambiati, come si usa scrivere in questi casi. Si risponde spesso che dai “vecchi” abbiamo molto da imparare.

Gottardo 2020 è un’occasione da non perdere anche se, per costruire un progetto, occorre davvero mostrarsi disposti al dialogo. Nell’ambito dei festeggiamenti, nella nostra regione saremmo chiamati a sviluppare il tema della cultura e degli incontri di culture pensati per il portale di Biasca: immagino spettacoli ginnico-teatrali, incontri musicali e tra scrittori, valorizzazione della via della pietra (tanto cara ai rustici...) A Lucerna sarebbe assegnato il tema della mobilità e ad Erstfeld sarebbe rivolto un discorso sulla storia delle vie di comunicazione, come riflessione sul futuro della montagna. Briga si occuperebbe dell’energia, Coira della natura, in considerazione delle caratteristiche del territorio grigionese, sede tra le altre cose dell’unico Parco Nazionale svizzero (www.gottardo2020.ch).

Poesia inutile, tipica dei ticinesi poco realizzatori?

Quali visioni ha portato avanti, ad esempio, la Valle Bregaglia, per valorizzare il proprio territorio e le proprie peculiarità? Dai Giacometti di Stampa al Varlin di Bondo, fino al patrimonio naturalistico e geologico, questa valle del Grigioni italiano si è data da fare (www.portalebregaglia.ch). Basti visitare la Ciäsa Granda a Stampa, il nucleo di Soglio e tanto altro. Quali sono i vantaggi per una zona come questa, nel valorizzare, in una valle di passaggio, a due passi da Chiavenna, la cultura e il territorio? Non occorre essere eletti in Consiglio di Stato per capirlo, ma è necessario esercitare un certo Potere per muovere le collaborazioni e trovare i fondi necessari alla realizzazione di un progetto a lungo respiro. Il vantaggio non sarebbe soltanto turistico ed economico: sarebbe altresì l’occasione per ritrovarsi al centro dell’attenzione Svizzera a festeggiare una scelta collettiva, quella del trasporto su strada ferrata lungo l’asse Nord Sud! Probabilmente anche noi ticinesi ci sentiremmo un poco più ascoltati.

«La terre tessinoise est presque entièrement couverte de pierre. Elle est donc stérile […] Son pays est en marge de l’histoire italienne comme de l’histoire suisse.» scriveva a inizio Nocevento Gonzague de Reynold, storico, intellettuale di destra friburghese, nel suo Cités et Pays Suisses ripreso nel volume di Pini [p. 43]. Il Ticino «ai margini della storia italiana così come della storia svizzera»? Nell’ultimo discorso solettese Pini tuonò: «Rispondiamo assieme, confederati, a questa bestemmia reynoldiana […] in una Svizzera una e trina il Ticino con le vallate del Grigioni italiano, rappresenta la Terza Svizzera e non la semplice individualità del 22° cantone. […] E il popolo ticinese con il sole negli occhi, sa di rappresentare nella Confederazione la bellezza della lingua, della cultura e della civiltà italiana in gara di nobiltà con quelle tedesca e francese e romancia. Nella Svizzera hanno uguale diritto di cittadinanza spirituale Dante, Goethe, Schiller e Victor Hugo». [p. 44]

Altri tempi? Le vie di comunicazione, da Nord a Sud, tracciano, come tatuaggi che segnano il territorio, la nostra storia di svizzeri di lingua italiana. Già: a cosa serve, quali saranno i vantaggi, nell’investire a lungo termine per riflettere concretamente sulla cultura, sul discorso energetico, sul concetto di via di comunicazione, sul patrimonio naturalistico, in un momento storico come questo? Il signor Engler non lo sa e lo ha chiesto pubblicamente. Il dibattito è aperto e noi ticinesi dobbiamo forse imparare ad aprire dibattiti veri…

 

Daniele Dell’Agnola*

 

 

* Daniele Dell’Agnola, scrittore, docente, è Presidente del Circolo cultura Biasca.

 

 

GOTTARDO 2020 – Ente Ticinese per il Turismo, Progetto San Gottardo (pdf)

Info e approfondimenti: www.gottardo2020.ch


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